“Il periodo in Russia? Il migliore della mia vita”. Parola di Eto’o e di altre star del calcio

Aleksandr Vilf/Sputnik
L’attaccante lasciò l’Inter del triplete per una squadra semisconosciuta del Caucaso, e dice di ricordare quei giorni come i più belli della sua carriera. Con lui concordano Roberto Carlos e Vágner Love. E tutti giurano che non è solo per i soldi che si innamorarono della vita russa

“Conducevamo una vita meravigliosa lì, eravamo felici! È stato il periodo più felice della mia vita, sul serio!”. È così che uno dei migliori giocatori di calcio dello scorso decennio, stella anche dell’Inter del triplete, Samuel Eto’o, ha descritto la sua esperienza all’Anzhì Makhachkalà, squadra della capitale della Repubbblica del Daghestan, nel Caucaso russo. 

Era il momento, nel 2011, in cui il miliardario russo di origine caucasica Suleiman Kerimov cercava trasformare una squadra poco nota in un team da sogno, spendendo un sacco di soldi, e avendo probabilmente in mente quello che Roman Abramovich aveva fatto al Chelsea diversi anni prima. Il primo acquisto importante fu Roberto Carlos, campione del mondo del 2002 con la nazionale brasiliana e vincitore del Golden Foot (un premio per calciatori sopra i 28 anni) nel 2008.

“Un Daghestano allo specchio”

Come rivelò più tardi, Kerimov gli si avvicinò e mise sul tavolo pezzi di carta con su dei nomi: c’erano Neymar, Messi ed Eto’o, alcuni dei migliori giocatori del mondo. L’offerta di Kerimov si rivelò particolarmente interessante per il giocatore camerunense, un altro vincitore del Golden Foot (nel 2015), che all’epoca era a Milano in nerazzurro.

Così, nell’agosto del 2011, Eto’o si è ritrovò nella capitale daghestana Makhachkala, una città non troppo grande, di circa 600 mila abitanti. Oltre a lui, Kerimov portò in squadra anche Jurij Zhirkov del Chelsea e un portiere della nazionale russa e alcuni altri giocatori forti. Lo specialista olandese Guus Hiddink, che aveva guidato la Russia fino alle semifinali di Euro 2008, diventò l’allenatore

Nel 2013, gli investimenti di Kerimov iniziarono a fruttare: per la prima volta nella sua storia il club arrivò terzo in campionato nazionale e in finale di Coppa di Russia, dove cedette alla Cska di Mosca solo ai rigori. La squadra non alzò trofei, ma ci si avvicinò molto.

Come Eto’o ha detto in un’intervista qualche tempo fa, l’epoca in Daghestan è stata per lui “qualcosa di indimenticabile”. “Ogni volta che tornavamo a Makhachkala era un momento di vera felicità! Quando giocavamo lì, la vita in città si fermava!… È stato fantastico!”. La star del calcio, che gioca ancora (ora è in Turchia al Konyaspor), ha confessato che non era solo a causa dei soldi sganciati dal miliardario se ricorda quel periodo con tanta nostalgia: “Capisco quando alcuni dicono che io apprezzo il mio tempo all’Anzhi perché a livello economico ero trattato in un modo molto speciale. Ma no, questi miei sentimenti non dipendono dal denaro. La gente non mi ha trattato come una star: ero loro amico, fratello, membro della comunità. Ancora oggi mi sembra di vedere un daghestano ogni giorno… quando mi guardo allo specchio.”

“Basta cliché, Mosca è bellissima”

Ad Eto’o è piaciuto non solo il Daghestan, ma anche la capitale russa. A suo avviso, la gente non è pronta ad ammettere che Mosca sia un posto bellissimo a causa di alcuni pregiudizi. “Quando dico agli scettici che Mosca è una delle città più belle del mondo, non possono crederci, non riescono a capirlo. Perché? Perché viviamo in una società in cui ci sono troppi cliché e la televisione ci impone la sua visione del mondo.”

Giocare in Russia è stata una bella esperienza anche per Roberto Carlos. Il periodo all’Anzhi lo definisce uno dei “più piacevoli della sua carriera”. In un’intervista, ha detto che se non avesse giocato per il Brasile avrebbe chiesto la cittadinanza russa e sarebbe diventato volentieri il primo giocatore nero della nazionale russa.

Sfortunatamente per il Daghestan, però, già nel 2013 il proprietario del club cambiò strategia, smise di pompare denaro e l’Anzhi perse il posto in serie A. La storia del successo della squadra dei sogni è stata rapida. Da lì in poi è iniziata una serie di promozioni e retrocessioni, e anche alla fine di questo campionato 2017-18 la formazione è finita in serie B

‘Mentalmente russo’

C’è un altro famoso calciatore brasiliano che stava valutando la possibilità di diventare un cittadino russo; un giocatore dal nome vivace: Vágner Love. Ha iniziato a giocare per il Cska Mosca quando aveva solo 20 anni. Nella capitale russa, ha vinto 14 titoli in otto anni. Nel 2005, in finale di Coppa Uefa ha segnato uno dei tre gol del successo del Cska 3-1 sullo Sporting Lisbona. Nella Coppa Uefa 2008-9, è stato capocannoniere con 11 centri. Love ha giocato anche 20 partite con la nazionale brasiliana, segnando quattro gol.

Love, che attualmente difende i colori del Beşiktaş, in Turchia, ha definito il periodo al Cska “probabilmente il migliore della sua carriera”. “Il Cska rimane sempre nel mio cuore”, ha detto. Come conferma uno dei più famosi allenatori russi, Love si adattava bene al contesto russo poiché “per la sua mentalità sembrava un vero russo”.

Per Love, giocare in Russia significava anche guadagnare tantissimo. “Non ho mai visto così tanti soldi”, ha ammesso, alludendo al fatto che quando ha pensato di lasciare il club di Mosca per una squadra europea il suo presidente gli ha fatto un’offerta molto generosa.

“Quando sono arrivato in Russia, ho segnato in tre partite e ho aiutato il club a entrare nella fase a gironi di Champions League. Essendo tornato a Mosca, ci fu una conversazione su un bonus. Mi è stato mostrato un pacco di soldi. Pensavo di averne solo una parte, ma no, ho firmato e ho ricevuto tutto. Non ho mai visto così tanto! Stavo tremando e non sapevo dove metterli… Più tardi, ho comprato una nuova casa per mia mamma. Ero molto felice.”

“Ho tenuto i soldi in una borsa a casa. Non sapevo come spenderli… Segnando un gol ottenevo il bonus. Il club mi ha dato una macchina, un appartamento… Avevo soldi per ogni capriccio… Mi sembrava che la Russia mi pagasse quanto meritavo…” Ma non si trattava solo di soldi. “Ho sentito lì cosa sono l’amore e il rispetto”, ha confessato la stella del calcio brasiliano.

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