Le dieci bandiere locali russe più strane

Città, distretti e regioni dopo la caduta dell’Urss hanno dovuto ridisegnare i loro stemmi, vessilli e gonfaloni, a volte ripescando nell’araldica antica, a volte inventando di sana pianta. I risultati non di rado sono piuttosto sorprendenti: tra foche, Cristi, belle donne e orsi con in spalla il Vangelo

LOrso sacerdotedalla cittàdi Perm 

Il popolo russo è noto per la sua religiosità. Meno nota è la religiosità degli orsi russi. Ma questa bandiera sembra colmare la lacuna, rappresentando la possente bestia come una creatura gentile e pia che porta alle persone la luce del Vangelo sulla sua schiena pelosa. 

Secondo gli amministratori locali, tuttavia, non era questa l’intenzione, in quanto si supponeva che fossero due simboli separati. L’orso bianco argentato incarna le ricchezze naturali della regione: i suoi vasti giacimenti di metalli e le foreste ricche di fauna selvatica. Il Vangelo simboleggia invece “l’illuminazione cristiana che è venuta a splendere sul popolo locale”, inaugurando un’era di sviluppo culturale senza precedenti. Lo stemma cittadino, che contiene anche una croce, è in uso dal giugno 1998 e, cancellando quello sovietico, riprende, con poche modifiche grafiche della figura dell’orso (ora più bianco e più sorridente di prima) quello risalente al 1783. Apparentemente, l’autore non ha trovato un modo migliore per combinare i due simboli rispetto a metterli uno sull’altro. Quindi sì, a Perm, gli orsi non camminano solo per le strade, ma potrebbero anche andare in chiesa la domenica. 

La Sacra Sindone della regione di Penza

In un Paese popolato da persone religiose (e orsi, come abbiamo stabilito), in che modo puoi distinguerti e di dimostrare il tuo zelo sacro? Facile! Quando ogni combinazione immaginabile di croci, chiese e santi è già stata utilizzata, basta mettere il volto di Gesù Cristo proprio sul tuo stendardo, in una sorta di mandylion, come hanno fatto gli amministratori della regione di Penza, 645 chilometri a sud-est di Mosca. Certo, una bandiera come questa potrebbe sembrare un po’ cupa quando viene esposta durante le festose celebrazioni cittadine, ma pensate a quale disciplina deve ispirare nei lavoratori governativi (almeno in quelli cristiani) che la vedono entrando ogni giorno al lavoro. Alta produttività e buona fede sono garantite. Al momento, però, non è accettata dal Registro araldico di Stato della Federazione Russa, perché non rispetta alcuni criteri di legge. 

Una bella donna garrisce al vento

L’Insediamento rurale di Verkh-Inva è piuttosto remoto e poco abitato: riunisce, oltre al capoluogo, altri 60 piccoli villaggi, per un totale di 4.346 abitanti (alcuni piccoli centri hanno un solo abitante o due). Ma grazie alla bandiera è degno di nota e di fama mondiale. Su sfondo bianco garrisce infatti una bella donna, che simboleggia il fiume locale di questa zona del Territorio di Perm, l’Inva, affluente della Kama. Riuscite a immaginare qualcosa di più gioioso e accogliente di questa giovane donna in abiti tradizionali che apre le braccia come per abbracciarvi? Inva si traduce dalla lingua indigena come “donna-fiume”: da qui le onde sul vestito. Sembra che l’autore si sia stancato di tutta l’araldica ufficiale con il suo stile pomposo e le sue allegorie, e abbia appena disegnato ciò che ama veramente. Dalla qualità del tratto sembra anche che abbia dieci anni, e che abbia dipinto sua mamma, ma forse questo è ingeneroso. 

Un Malevich scelto da Caterina la Grande 

Tuttavia, se с’è un tratto che domina assolutamente l’araldica russa, è il suo minimalismo audace e al limite dell’assurdo, che talvolta sfida non solo le leggi della vessillologia, ma anche quelle del buonsenso. Per esempio, cosa rappresenta questa bandiera di Shujà, cittadina di 59 mila abitanti, 310 chilometri a nordest di Mosca, nella Regione di Ivanovo? È forse un lingotto perché la città è un famoso centro di estrazione dell’oro? È un mattone giallo? O un panetto di burro? Niente di tutto ciò. La bandiera rappresenta una saponetta, dato che questo borgo era un importante centro di produzione di sapone nei secoli XVI-XVIII e il marchio di cosmetici preferito da Caterina la Grande. L’imperatrice adorava i suoi prodotti morbidi e ringiovanenti e approvò personalmente la saponetta come parte dello stemma della città nel 1781. La versione attuale è frutto di un restyling del 2008. 

Le uova sul podio olimpico 

Eppure, né l’Imperatrice, né gli artisti del movimento suprematista russo hanno capito fino a che punto si possa spingere il minimalismo nell’araldica del Paese. A Kholokholjonka (53 abitanti), nella regione di Tver, hanno optato per tre mattoni gialli sulla loro bandiera: per immortalare la fabbrica di ceramiche recentemente fondata nel villaggio. Inoltre, devono aver pensato che alcune uova non avrebbero guastato, dato che l’economia del villaggio si è basata per secoli sull’allevamento di pollame. Et voilà, ecco un capolavoro dell’araldica modernista, degno di essere appeso accanto alle opere di Malevich. 

Èunaquila che ghermisce o una zampa di gallina?

“No, per favore, uccello gigantesco, non portarmi via, non mangerò mai più pollo in vita mia”, deve aver gridato l’autore di questa bandiera, poco prima di essere afferrato dal mostro a cui questa zampa appartiene. Fonti un po’ più attendibili riferiscono che il vessillo dell’Insediamento rurale di Domnovo (3.088 abitanti, sparsi in 28 villaggi), nella regione di Kaliningrad (su territorio tedesco fino al 1945), ha legami simbolici con le credenze pagane della Prussia orientale. Si richiamerebbe o a Kurko, la divinità del raccolto e del cibo, che era spesso raffigurata come un gallo; o rappresenterebbe la zampa di un’aquila, che, secondo gli antichi miti tedeschi, le anime dei morti usavano per salire fino al cielo. Ad ogni modo, mentre il vero messaggio della bandiera è avvolto nel mistero, la sua meraviglia è al di là di ogni dubbio! 

Una bandiera antiproibizionista 

Cosa ha portato davvero Pietro il Grande da quel famoso viaggio in Olanda, durante la Grande Ambasceria del 1697-98? Solo le patate? Questa bandiera potrebbe far venire qualche dubbio, con la sua cannabis in fiore. Ebbene, l’erba in questione non ha ha niente a che fare con l’esperienza olandese del primo Imperatore russo: cresceva nel distretto di Kimovskij (nella Regione di Tula, 235 chilometri a sud di Mosca) molto prima della Grande Ambasceria,  ed era coltivata per produrre olio. Tuttavia, la cosa più strana non è quello che c’è sulla bandiera, ma piuttosto quello che manca: il distretto di Kimovskij è ampiamente riconosciuto come l’area in cui ha avuto luogo la famosa battaglia di Kulikovo, il primo passo sulla via della liberazione della Russia dai mongoli. Eppure, niente ricorda quel grande evento della storia russa: c’è spazio solo per la canapa.

Una difesa epica nella regione di Orjol 

Cosa sta succedendo in questa bandiera del distretto di Kolpnjanskij, 480 chilometri a sud di Mosca, nella Regione di Orjol? Si tratta di una nuova arma micidiale? Sembra che si stia dicendo: “C’era una volta una bella fortezza, poi sono stati inventati i missili, e addio!”

In effetti, l’area era davvero una delle roccaforti chiave della linea di difesa meridionale della Russia contro i tatari di Crimea, dal XV al XVIII secolo, ed è proprio a questo che si riferisce la simbologia sul vessillo, riproducendo in modo un po’ idealizzato una fortezza fatta costruire da Ivan il Terribile nel 1571. Ciò che appare sulla bandiera come un proiettile cadente è invece in realtà una stella cadente, aggiunta lì per onorare un importante fisico russo nato nel distretto di Kolpnjanskij, Konstantin Kraevich (1833-1892), che ha studiato questo fenomeno astronomico. Quindi, no, la guarnigione non è stata vittima di un razzo, ma la bandiera è stata vittima della combinazione audace di due simboli diversi. 

Il Test di Rorschach nella regione di Sakhalin

Cos’è questo? Uno dei primi lavori di Kandinsky? O ancora un altro esempio di minimalismo audace? Un test di Rorschach di qualche psicologo dell’Estremo oriente russo? Beh, è piuttosto un monumento alla brillante pigrizia degli amministratori locali.

 Il fatto è che quando vivi sulle ​​remote Isole Kurili o a Sakhalin, a oltre 9.000 chilometri di distanza dalla capitale, perso da qualche parte tra il Giappone, la grande madre Russia e un oceano blu ancora più grande, vuoi ogni tanto dare un’occhiata alla mappa. Niente simboli, niente voli pindarici, niente metafore alte. Qui, a quanto pare, si sono limitati a cercare la propria area su Google Maps, e hanno fatto clic su “copia schermo”, perché queste macchie astratte sono esattamente come appaiono Sakhalin e le Isole Curili sulla carta geografica. La bandiera è stata adottata nel 1995, quando questo disegno, di un certo Vitalij Gomilevskij, fu scelto dalle autorità, nonostante avesse ottenuto, da parte della giuria dello speciale concorso indetto per scegliere il vessillo della regione, solo il terzo posto. 

Viva la foca! 

“Dì la parola d’ordine ed entra nella mia città nascosta”, sembra dire il simpatico animale al centro della bandiera di Snezhnogorsk, in passato Murmansk-60, declassificata circa vent’anni fa e “città chiusa” fino al 2008. Stranamente, la foca non simboleggia la fauna artica o una particolare sensibilità ecologica. Fa invece riferimento al cantiere navale “Nerpa”, che ripara sottomarini a propulsione nucleare, e prende il nome da questi adorabili mammiferi marini (“nerpa” in russo è la “Pusa hispida”, o “foca dagli anelli”). Non si sa se i suoi fondatori avessero un debole per le foche, o se avesse scelto il nome per ingannare potenziali spie, ma una cosa è certa: non si può immaginare un travestimento migliore, per una struttura navale nucleare, di questa graziosa creatura che guarda furbescamente fuori dal ghiaccio.

 

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