Gap uomo donna, quanto è sessista la Russia?

Nel 2016 la Russia si è posizionata al 75º posto al mondo, su 144 Paesi, nella classifica sull’uguaglianza tra generi stilata dal Forum economico mondiale

Nel 2016 la Russia si è posizionata al 75º posto al mondo, su 144 Paesi, nella classifica sull’uguaglianza tra generi stilata dal Forum economico mondiale

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Lontani i tempi dell’uguaglianza socialista, molte professioni sono ora vietate al “gentil sesso” perché “pesanti” o “pericolose” e in politica le donne sono pochissime. Il lavoro femminile è pagato il 27,4% meno di quello dei maschi. Ma una bambina di quinta ha fatto un gesto rivoluzionario

A ottobre, un insegnante della città di Saratov (850 chilometri a sudest di Mosca) ha dato come compito ai bambini di quinta quello di riempire una tabella (presente nel libro di testo) con i ruoli di genere: le “cose da maschi” e le “cose da femmine” nella vita domestica.

Una bambina ha scritto esattamente le stesse cose in entrambe le colonne, per uomini e donne: cucinare, lavare i piatti, pulire la casa, lavare i panni, portare i bambini a scuola. Sua sorella ha scattato una foto del libro con l’esercizio e l’ha postata su twitter scrivendo “Mi sembra che mia sorella se la sia cavata bene con questo idiota esercizio sessista”.
Il tweet è diventato virale nell’internet russo. Ma non tutti erano concordi. “Siamo sessisti”, ha risposto per le rime un uomo “anche quando facciamo un buco con il trapano nel muro, aggiustiamo i mobili di casa, portiamo via la spazzatura, ripariamo la vostra macchina ecc. ecc.?”.

Tatyana Golikova, a capo della Camera dei conti della Federazione Russa. Dietro, lo speaker della Duma di Stato Vyacheslav Volodin

Come molti altri Paesi, la Russia ha una lunga storia di mancanza di parità tra uomini e donne, e prima del 1917 era una società patriarcale. Tra le classi superiori, le donne erano viste principalmente come beni e “trofei” e confinate in casa. Le contadine invece lavoravano duramente come i loro uomini, ma erano strettamente subordinate ai loro mariti, e prima del matrimonio ai padri e ai fratelli. La questione del sessismo nella russia zarista non è mai stata sollevata perché nessuno poteva neanche immaginare che la vita potesse essere diversa.

Con l’avvento del potere sovietico, tuttavia, le donne sono diventate “compagne” e hanno avuto il diritto di voto, nonché pari diritti per l’istruzione e il lavoro. Tutte le donne, anche le ex nobili, dovevano lavorare tanto quanto gli uomini. Le donne sovietiche hanno combattuto durante la Seconda guerra mondiale, hanno esplorato lo spazio e conquistato il Monte Elbrus. E nessuno ha discusso di sessismo, perché gli stipendi in tutto il Paese erano pressoché identici.

I tempi sono cambiati, e oggi le donne non sono costrette a lavorare (non esiste una legge sul “parassitismo sociale”, come nel caso dell’Unione Sovietica, dove lavorare era obbligatorio per tutti), ma la maggior parte lo fa. Pertanto, la questione dei diritti uguali è rilevante.

Uguaglianza di genere, ma non in politica

La Russia nel 2016 si è posizionata solo al 75º posto al mondo, su 144 Paesi, nella speciale classifica sull’uguaglianza tra generi stilata dal Forum economico mondiale. Anche l’Italia non se la passa benissimo, al 50º posto, mentre i le situazioni di minore gap si registrano in Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia e Ruanda.

Le recenti notizie sull’intenzione della giornalista e star della tv Ksenia Sobchak di candidarsi alle presidenziali 2018, e la reazione di molti russi, hanno riportato la discussione su quanto rara sia la presenza femminile nella politica russa.
Ci sono solo 64 donne tra i 446 deputati della Duma e i ministri donna sono una rarità: ce ne sono stati solo 14 negli ultimi cento anni!

Un papà con i figli in una clinica di Mosca

Sarete forse sorpresi, ma se il 33 per cento dei russi non si scandalizza all’idea di un presidente donna, secondo un sondaggio del Levada Center realizzato a marzo scorso, il 54 per cento è assolutamente contrario, e circa il 30 per cento si oppone anche al fatto che, in generale, le donne si occupino di politica. Allo stesso tempo, molti russi sono a favore di una maggiore parità di opportunità tra uomini e donne.

Le donne sono pagate meno e chiedono di meno

Secondo i dati di Rosstat, l’Istituto statistico russo, nel 2016 la differenza di reddito tra uomini e donne era del 27,4% in favore degli uomini. Una situazione non dissimile da quella negli Stati Uniti, dove le donne guadagnano il 21% meno degli uomini (dati 2016). In Italia la differenza è del 10,9%, ma tra i laureati sale al 36,3%. Ma a differenza degli altri Paesi, dove si cerca di ridurre il gap, in Russia la forbice si sta allargando.

Solo tre anni fa era del 25,8%. Alcuni esperti sottolineano che la discriminazione di genere sul lavoro può essere nascosta perché le aziende non assumono donne in determinate posizioni: non solo come dirigenti, ma anche nei lavori cosiddetti “pesanti”,
Il Codice del Lavoro russo, dal 2000 proibisce alle donne di svolgere lavori “pesanti” e “pericolosi”.

Sono finite sotto divieto ben 456 professioni. Le donne non possono fare i macchinisti, i pompieri, gli idraulici, i pescatori, i capitani di nave, i fabbri, i macellatori di animali, i falegnami, i taglialegna, i guidatori di ruspa e altri mezzi pesanti, e così via. Nel 2009 una studentessa ha fatto causa, rivendicando il diritto a diventare ferroviere, ma la Corte suprema ha respinto il ricorso. 

Capotreno nella metro di Mosca

Secondo Lija Sergeeva di Asap Recruitment, i posti di dirigente vengono di solito affidati solo a uomini nel settore edile, in quello ingegneristico, nell’IT, come riporta il giornale Vedomosti

Le donne russe hanno più chance di carriera degli uomini solo in tre settori: l’industria della bellezza, la vendita al dettaglio e il campo della ricezione alberghiera e della ristorazione. Interessante anche una ricerca del 2016 del sito Rabota.ru, che mostra come le donne abbiano aspettative di salario mediamente del 10 per cento più basse rispetto agli uomini per lo stesso lavoro. Forse la paga potrebbe essere più alta, ma molte donne non chiedono nemmeno un aumento.

E l’uomo che fa?

Non stupisce quindi che il 54 per cento dei russi pensi che sia l’uomo a dover mantenere la figlia, come mostra una recente ricerca statistica di Vtsiom. Ma se parliamo di crescere i bambini e pulire la casa, circa l’80 per cento dei russi pensa che la coppia debba farlo assieme.

Quanto al sessismo, la gran parte dei cittadini ritiene che riguardi solo le donne. Ma in caso di divorzio, i bambini vengono quasi sempre affidati alle madri, e qualche uomo pensa che non sia equo. Nella primavera del 2017 il “Comitato dei padri” ha proposto che l’iniziatore della pratica di divorzio (in Russia nell’80 per cento dei casi sono le donne a chiedere di mettere fine al matrimonio) debba contribuire al mantenimento economico dei figli. 

Ma Ljudmila Ajwar, del movimento “Per i diritti delle donne”, ha definito l’iniziativa “populista”, sostenendo che per gli uomini si tratta solo di una questione di soldi e di un tentativo di non pagare gli alimenti.

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