A quali paesi la Russia vende il suo petrolio?

In the current situation, Russia is seeking to diversify its oil markets.

In the current situation, Russia is seeking to diversify its oil markets.

Maksim Slutskij/TASS
L'Europa rappresenta quasi la metà delle esportazioni di petrolio russo e, se impone delle restrizioni, Mosca dovrà reindirizzare parte delle sue forniture verso l'Asia

Nel 2021 la Russia ha esportato quasi 230 milioni di tonnellate di petrolio greggio per un valore di 110,1 miliardi di dollari in 36 paesi, secondo il Servizio federale delle dogane russe. Negli ultimi cinque anni il maggior acquirente di petrolio russo è stata la Cina: l'anno scorso ha comprato 70,1 milioni di tonnellate di petrolio da Mosca (il 30,6% del totale delle esportazioni russe) per un valore di 34,9 miliardi di dollari. 

Al secondo posto in termini di acquisti ci sono i Paesi Bassi (37,4 milioni di tonnellate per un valore di 17,3 miliardi di dollari): sono un importante hub commerciale da dove le materie prime della Russia vengono ridistribuite ai Paesi consumatori finali. 

Al terzo posto c’è la Germania: ha acquistato 19,2 milioni di tonnellate per un valore di 9,3 miliardi di dollari. Complessivamente, nel 2021 i paesi dell'UE hanno rappresentato il 47% delle forniture: 108,1 milioni di tonnellate per un valore di 50,9 miliardi di dollari. 

Ecco quali sono stati i 10 Paesi importatori di petrolio russo nel 2021 (per volume):

  • Cina - 70,1 milioni di tonnellate
  • Paesi Bassi - 37,4 milioni di tonnellate
  • Germania - 19,2 milioni di tonnellate
  • Bielorussia - 14,9 milioni di tonnellate
  • Repubblica di Corea - 13,5 milioni di tonnellate
  • Polonia - 11,2 milioni di tonnellate
  • Italia - 8,9 milioni di tonnellate
  • USA - 7,4 milioni di tonnellate
  • Finlandia - 6,3 milioni di tonnellate
  • Slovacchia - 5,3 milioni di tonnellate 

Cos’è cambiato dall'inizio dell'“operazione speciale”

Il campo petrolifero Vatyeganskoye sviluppato dall'impresa

Il Primo paese ad annunciare lo stop dell’import del petrolio russo a seguito dell’“operazione speciale” in Ucraina è stato il Canada. È uno dei maggiori importatori di petrolio al mondo, ma dalla fine del 2019 il Canada non ha importato petrolio russo, bensì solo prodotti petroliferi; e la quota di quelle importazioni per il Canada è stata inferiore all'1%, pari cioè a 132 milioni di dollari nel 2020 e 277 milioni nel 2021, secondo Statistics Canada. Questa decisione non ha avuto per la Russia grosse ripercussioni, si è trattato perlopiù di una scelta politica. 

All'inizio di marzo 2022, anche gli Stati Uniti hanno annunciato un divieto sulle importazioni di petrolio dalla Russia. Gli USA rappresentavano il 4,3% delle esportazioni di petrolio greggio russo e l'8,8% dei prodotti petroliferi. Come quota delle importazioni statunitensi, si tratta di cifre pari al 3% e all’8%, rispettivamente. 

Anche il Regno Unito ha annunciato che, entro la fine del 2022, smetterà di importare petrolio e prodotti petroliferi russi, che rappresentano l'8% delle sue importazioni. Per la Russia, ciò rappresenta meno del 3% delle sue esportazioni.

Nel frattempo l’UE sta discutendo altre sanzioni energetiche. Finora, gli Stati baltici e la Polonia sono a favore di un embargo più severo, mentre la Germania e i Paesi Bassi si dicono contrari. Più di un quarto del petrolio importato nell'UE è di origine russa, quindi una tale decisione peserebbe soprattutto sulle tasche dei consumatori europei. 

“Il governo è convinto di non poter rinunciare alle esportazioni di petrolio [russo]”, ha detto Steffen Hebestreit, portavoce principale del governo tedesco. 

Tuttavia, in relazione a un possibile embargo petrolifero dall'Europa, la Russia sta studiando la possibilità di reindirizzare le sue materie prime in Asia. 

L'Asia potrà sostituire i mercati degli Stati Uniti e dell'UE per la Russia? 

Baia di Kozmino. Questo porto petrolifero è progettato per ricevere, immagazzinare e trasportare il petrolio proveniente dal sistema di oleodotti della Siberia orientale-Oceano Pacifico

Anche se è l’Arabia Saudita il primo esportatore di petrolio in Cina, Pechino per la Russia resta pur sempre il principale paese importatore di petrolio (30,6%) e questa quota è destinata ad aumentare. All'inizio del 2022, Russia e Cina hanno firmato un contratto a lungo termine per la fornitura annuale di quasi 100 milioni di tonnellate di petrolio (più di 700 milioni di barili). 

Un'altra possibile area di aumento delle forniture è l'India. Nel 2021, gli acquisti dalla Russia rappresentavano solo il 2% delle importazioni di petrolio dell'India, a causa degli alti costi del trasporto. L'India compra dalla Russia carichi di petrolio già spediti, che non trovano acquirenti in Europa. Nel marzo 2022, l'India ha quadruplicato le sue importazioni di petrolio russo, comprando 360.000 barili al giorno. 

“Le esportazioni russe di petrolio e prodotti petroliferi in India hanno sfiorato 1 miliardo di dollari, ci sono buone opportunità per aumentare questa cifra”, ha detto il vice primo ministro russo Aleksandr Novak. I Paesi stanno anche prendendo in considerazione il passaggio a regolamenti in rubli e rupie. 

C'è un sostituto per il petrolio russo? 

Secondo gli esperti russi, sarà difficile per l'Europa rinunciare subito al petrolio russo, ma è possibile ridurre la dipendenza e sostituire alcune forniture. 

L'Agenzia Internazionale dell'Energia (AIE) afferma che solo l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno una capacità produttiva di riserva in grado di compensare il calo della produzione di petrolio russo. Gli analisti stimano che se le sanzioni vengono tolte all'Iran, le esportazioni di petrolio del Paese potrebbero aumentare di 1 milione di barili al giorno entro sei mesi. 

“Ma nemmeno l'Iran sarà in grado di sostituire [le forniture di petrolio russo] rapidamente, se domani saranno tolte le sanzioni. L'OPEC+ non ha fretta di aiutare l'Occidente con un forte aumento della sua produzione”, sostiene il politologo Georgij Bovt. 

Oltre ai membri dell'accordo OPEC+, potrebbero aumentare le forniture di petrolio gli Stati Uniti, il Canada (la maggior parte dei suoi giacimenti sono sabbie bituminose, fonti difficili da recuperare), il Brasile e la Guyana (che, secondo gli esperti, in pochi anni potrebbe essere tra i primi venti maggiori esportatori di petrolio). 

Anche il Venezuela (le cui esportazioni di petrolio sono attualmente limitate dalle sanzioni statunitensi) è considerato un altro possibile sostituto della Russia, perché il suo petrolio ad alto tenore di zolfo è simile a quello russo. Ma, anche se l'Iran e il Venezuela ricominciassero a esportare petrolio, le loro forniture totali, secondo gli analisti, sostituirebbero solo il 50% del petrolio di Mosca. 

Le conseguenze dell'embargo sulle esportazioni di petrolio russo 

Stazione di servizio di Mosca

La situazione attuale ha già provocato l’aumento dei prezzi del petrolio e il prezzo medio della benzina in America e in Europa è cresciuto di 1,5-2 volte rispetto all'anno precedente. 

Secondo il vice primo ministro Aleksandr Novak, se l'Occidente rifiuta completamente il petrolio russo, “l'impennata dei prezzi sarà imprevedibile: più di 300 dollari al barile, se non di più”. 

“Al contempo, è impossibile sostituire rapidamente il volume di petrolio russo sul mercato europeo; ma ci vorrà più di un anno e sarà molto più costoso per i consumatori europei. In questo scenario, saranno loro le principali vittime... I prezzi dei distributori di benzina, dell'elettricità e del riscaldamento saliranno alle stelle. Questo influenzerà altri mercati, compreso quello degli Stati Uniti”, conclude.

LEGGI ANCHE: Cosa ha esportato la Russia nel 2021 e verso quali Paesi? 

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