Spief, le pmi italiane corteggiano la Russia

Al Forum economico internazionale di San Pietroburgo.

Al Forum economico internazionale di San Pietroburgo.

: Donat Sorokin/TASS/SPIEF
Progetti e know how italo-russi per favorire gli investimenti: il punto della situazione e le nuove opportunità di investimento alla tavola rotonda del Forum economico internazionale di San Pietroburgo

L’Italia ha molto da offrire alla Russia in termini di condivisione, grazie alla sua stimolante esperienza di supporto alle pmi focalizzate su iniziative imprenditoriali dinamiche che si celano dietro al “boom di investimenti basati sull’innovazione”. È quanto ha rilevato Cesare Maria Ragaglini, ambasciatore italiano a Mosca, durante la sessione di apertura della tavola rotonda del Terzo forum russo sulla piccola e media impresa (Pmi), promossa dall’associazione Conoscere Eurasia e Banca Intesa.

Ragaglini ha dichiarato che le piccole e medie imprese italiane appaiono determinanti per garantire i “margini competitivi” dell’economia nazionale, aggiungendo che proprio questo segmento produttivo ha voluto fare il suo ingresso nel mercato russo creando così un ampio potenziale per la cooperazione.

Tuttavia la disparità è evidente: mentre le piccole e medie imprese italiane costituiscono il 60% del panorama imprenditoriale, in Russia rappresentano solo una quota del 20%.

In Italia risultano registrate 5.000.000 di pmi; 16.000 di queste sono imprese altamente innovative e 12.000 start up.

Esiste persino una differenza ancora più stridente: la quota dell’industria manifatturiera italiana nella produzione di valore aggiunto è pari al 16,5%, superata solo dalla Germania, e genera 87 miliardi di euro di fatturato (quinto posto nel mondo).

In Russia, al contrario, il baluardo di tali imprese è ancora rappresentato da servizi offerti ai consumatori, come, per esempio, i fast food, e dal settore del commercio al dettaglio.

Come ha rilevato nel suo intervento al forum l’accademico Francesco Profumo, ex ministro dell’Istruzione e presidente del Cnr, si tratta di un inconveniente tipico creato dalle pmi orientate all’innovazione che “meglio hanno superato la crisi”.

Le pmi italiane sono più visibili in settori come le tecnologie internet, l’informatica, lo sviluppo sostenibile e le biotecnologie, ha spiegato Profumo che ha delineato i parametri della rivoluzione 4.0 stimolata dai “cyber-link”. Sotto tale riguardo, le pmi saranno all’avanguardia di trasformazioni profonde dovute alla “inerente flessibilità”.

Il mondo imprenditoriale russo e i decisori politici saranno davvero impazienti di affrontare questa sfida?

Nuovi progetti

La flessibilità è una delle qualità gradite non totalmente estranee alle pmi russe. Lo ha illustrato Andrej Golub, fondatore e direttore esecutivo della società Else, che ha sviluppato una piattaforma “cloud” per collegare i consumatori finali di abbigliamento prêt-à-porter e sartoriale Made in Italy. La nuova tecnologia consente un’interazione diretta tra un approccio personalizzato e un modello imprenditoriale economicamente conveniente, bypassando il commerciante al dettaglio.

Ekaterina Berezyj, responsabile della promozione commerciale della società EkzoAtlet in Russia, ha presentato, per esempio, dei dispositivi medici per la riabilitazione individuale di vittime di incidenti d’auto che hanno perso le capacità motorie, ottenendo reazioni entusiastiche. Questi dispositivi permettono ai pazienti apparentemente condannati all’immobilità di camminare di nuovo.

Le innovazioni russe di questo tipo sembrano uno dei campi più promettenti per le partnership. Questa idea è stata promossa da Pier Paolo Celeste, direttore dell’Agenzia Ice di Mosca, che crede nel potenziale di “trasferimento” delle start up italiane in Russia. Uno dei veicoli possibili per conseguire tale obiettivo è quello di creare una piattaforma hi-tech innovativa.

Il Made with Italy non tramonta

La politica russa e i suoi decisori sembrano consapevoli delle opportunità vantaggiose in questo campo. Marina Bludjan, vicepresidente dell’Associazione che unisce gli imprenditori russi (Opora), ha sottolineato, in particolare, che la creazione di un regime più favorevole in grado di stimolare l’export delle Mpi russe e la localizzazione della produzione straniera in Russia è in cima all’agenda.

Lo slogan che ha dominato lo scorso anno, “Made with Italy”, resta ancora attuale. Le autorità russe desiderano attrarre gli imprenditori italiani attraverso un miglioramento delle norme che regolano l’esportazione verso paesi terzi, auspicando di poter aderire in autunno all’ente europeo che sovrintende alla certificazione dei prodotti.  

Il mercato russo potrebbe già risultare attrattivo grazie all’accelerazione dei tempi di rimborso dell’Iva: non nell’arco di sei mesi come previsto in alcune parti d’Europa, bensì in soli tre mesi, rileva Marina Bludjan.

In definitiva, la maggior parte dei partecipanti italiani e russi alla tavola rotonda condivide l’idea che le pmi siano di gran lunga le imprese che riescono a sopravvivere meglio e anche dei vettori di crescita.

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