Russia, Turchia e le nuove strade del gas

Da sinistra, il ministro dell'Energa russo Aleksandr Novak e il ceo di Gazprom Aleksej Miller durante l'incontro tra i Presidenti russo e turco a San Pietroburgo, il 9 agosto 2016.

Da sinistra, il ministro dell'Energa russo Aleksandr Novak e il ceo di Gazprom Aleksej Miller durante l'incontro tra i Presidenti russo e turco a San Pietroburgo, il 9 agosto 2016.

: Reuters
Con l’incontro a San Pietroburgo fra Putin ed Erdogan è iniziata una nuova fase di dialogo tra Mosca e Ankara. E sono riprese le trattative per i gasdotti “South Stream” e “Turkish Stream”. Tuttavia, secondo alcuni esperti, i rischi politici di questi progetti sono dietro l’angolo

Dopo l’incontro del 9 agosto a San Pietroburgo tra il Presidente russo Vladimir Putin e il leader turco Recep Erdogan, i rappresentanti della parte russa hanno parlato di un possibile scongelamento dei progetti che riguardano due importanti gasdotti: il “South Stream” e il “Turkish Stream”. Tra la Russia e la Turchia sarebbero in corso delle trattative per avviare la costruzione del gasdotto “Turkish Stream”: è quanto ha dichiarato il ministro dell’Energia russo, Aleksandr Novak.  

Tuttavia il Presidente della Federazione Russa non esclude che il Paese possa riesaminare il progetto del “South Stream”, il gasdotto che partendo dalla Russia attraverserebbe la Bulgaria e altri confini, per raggiungere l’Europa meridionale. “Ora non bastano più le buone intenzioni, abbiamo bisogno di garanzie granitiche sul piano giuridico”, ha precisato Vladimir Putin

La finalità di entrambi i progetti è la fornitura, attraverso il Mar Nero, di un volume di gas pari a 63 miliardi di metri cubi annui. Inizialmente la Russia puntava a realizzare il progetto del “South Stream” ma, nel dicembre 2014, la Bulgaria l’aveva congelato, dietro pressione della Commissione Europea. Come aveva spiegato allora il governo bulgaro, il progetto non risultava conforme alle norme del Terzo pacchetto energia: in base a questo documento una parte non può essere al tempo stesso proprietaria di un’infrastruttura e fornitrice del carburante. La compagnia russa “Gazprom” aveva obiettato che queste norme non potevano essere estese al “South Stream” poiché l’accordo sul progetto era stato siglato in precedenza. In tale contesto Vladimir Putin aveva annunciato il nuovo progetto del “Turkish Stream”: in sostanza, lo stesso tubo collocato sul fondo del Mar Nero sarebbe stato deviato in direzione della Turchia. Tuttavia, in seguito all’abbattimento del jet russo da parte dell’aviazione turca nel novembre 2015, il progetto era stato congelato.

Il progetto più vantaggioso

A detta degli esperti, entrambi i progetti comportano gravi rischi politici, ma, a causa dell’irremovibile posizione dell’Unione Europea sul Terzo pacchetto energia, il “Turkish Stream” resta per Mosca quello preferibile, benché in questo caso “Gazprom” dovrebbe dipendere dalla Turchia. “La Turchia come Paese di transito presenta dei rischi evidenti”, spiega a Rbth Sergej Khestanov, consulente di macroeconomia dell’amministratore delegato della società di investimenti “Otkrytie broker”. A suo avviso, se i tubi transitassero per la Turchia, il Paese avrebbe le stesse possibilità che ha attualmente l’Ucraina di esercitare delle pressioni politiche sulla Russia. Inoltre, la compagnia statale turca “Botas”, che detiene il monopolio del gas, potrebbe far ricorso all’arbitrato internazionale per esigere degli sconti da “Gazprom”. Tuttavia, a differenza della Bulgaria, che è costretta a tener conto delle richieste della Commissione Europea, la Turchia è autonoma nelle sue decisioni. “Se la Turchia entrerà nell’Ue, sarà impossibile trovare un accordo: a bloccare la costruzione del “South Stream” con le deviazioni in Grecia e Turchia era stata proprio la Commissione Europea”, spiega a Rbth Georgij Vashchenko, responsabile delle operazioni nel mercato azionario russo per la società Freedom Finance.

Il percorso alternativo di South Stream. Fonte: RbthIl percorso alternativo di South Stream. Fonte: Rbth

Le tariffe basse del gas

Un altro rischio per entrambi i progetti risiede nel fatto che nel 2016 la Russia, in seguito al congelamento dei progetti dei gasdotti del Mar Nero, aveva annunciato l’estensione del “North Stream”, il gasdotto che transita per il Mar Baltico. In tale contesto, a detta degli esperti, il rischio principale per il “South Stream” e il “Turkish Stream” non sarebbero tanto le decisioni politiche quanto le tariffe basse del “combustibile blu”, legate a quelle degli idrocarburi, che hanno prezzi stabilmente bassi.  

“Oggi l’economia non opera a favore di entrambi i gasdotti, vale a dire che il prezzo del gas al confine con la Germania solo un mese fa era al minimo storico, ed è assai improbabile che raggiunga il suo massimo con gli attuali ‘gasdotti’ nel Mar Nero”, sostiene Ivan Kapitonov, docente dell’Alta scuola di management aziendale dell’Accademia russa di economia nazionale e pubblica amministrazione. A suo avviso, il “South Stream” e il “Turkish Stream” sarebbero molto costosi. Il “Turkish Stream” verrebbe a costare, per esempio, quasi due miliardi di euro, assai di più del “North Stream-2” in tutti questi anni di funzionamento.

Secondo Sergej Khestanov, già oggi la capacità degli oleodotti esistenti può risultare eccessiva. “Se il transito ucraino funzionerà regolarmente non ci sarà alcuna necessità di costruire altri oleodotti”, dice. Così sotto il profilo economico l’unica soluzione corretta sarebbe quella di costruire un “North Stream-2”, che consentirebbe di fare a meno del transito ucraino, aggiunge Kapitonov. Al contempo, però, a suo avviso, le trattative sul “South stream” e sul “Turkish Stream” servono a rafforzare la posizione della Russia nei suoi negoziati con i partner dell’Europa del nord.

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