Recessione, riviste le previsioni sulla crescita

Secondo il ministro dello Sviluppo economico Aleksei Ulyukaev, nel 2015 il Pil nel paese calerà del 3,3%, e non del 2,8%

Secondo il ministro dello Sviluppo economico Aleksei Ulyukaev, nel 2015 il Pil nel paese calerà del 3,3%, e non del 2,8%

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Modificate le stime economiche sulle modalità di uscita dalla crisi: nel 2015 il prezzo medio del petrolio giungerà a quota 55 dollari, e non 60, al barile. Come effetto di tale sopravvalutazione il bilancio russo perderebbe in tre anni 21,54 miliardi di dollari

Il governo russo ha modificato per la prima volta le sue previsioni economiche sulle modalità di uscita del paese dalla crisi. Ad annunciarlo è il ministro dello Sviluppo economico Aleksei Ulyukaev, secondo quanto riferisce il giornale Rbk-Daily. A suo avviso, nel 2015 il Pil nel paese calerà del 3,3%, e non del 2,8%, come previsto in precedenza, mentre per il 2016 si attende una crescita del Prodotto interno lordo pari all’1-2%, anziché al 2,3% come da previsione. La revisione delle precedenti previsioni è basata sui pronostici sulle quotazioni del prezzo del petrolio. Come ha dichiarato il ministro russo, il prezzo del petrolio al barile, secondo le nuove previsioni, sarebbe nel 2016 di 55 dollari anziché di 60. In definitiva i ricavi del bilancio russo subiranno nell’arco di tre anni una diminuzione pari a 1,5 trilioni di rubli (21,54 miliardi di dollari).

Il calo dei ricavi

Secondo le previsioni del Ministero dello Sviluppo economico, il calo dei ricavi del bilancio russo è destinato ad aumentare: nel 2016 sarà dell’ordine di 310 miliardi di rubli (4,45 miliardi di dollari), nel  2017 di 426 miliardi di rubli (6,12 miliardi di dollari) e nel 2018 di 781 miliardi di rubli (11,2 miliardi di dollari). Tuttavia, come rilevano gli economisti russi, tali previsioni appaiono fin troppo ottimistiche. Secondo le stime del Centro analisi di una delle maggiori banche russe, l’Alfa Bank, l’oscillazione di 1 dollaro del prezzo del petrolio al barile produrrà un disavanzo di bilancio di 120 miliardi di rubli (1,72 miliardi di dollari). Così nel solo anno 2016 l’errore di previsione di 5 dollari al barile provocherebbe un deficit di 600 miliardi di rubli (8,6 miliardi). “In realtà senza nuovi stimoli alla crescita e senza l’avvio di riforme strutturali la crisi economica rischia di intensificarsi e trascinarsi a maggior ragione se in futuro verranno adottate delle misure che avranno ripercussioni negative sull’attrattività investitiva dell’economia russa. Se, a titolo di esempio, la Banca centrale alzerà nuovamente i tassi per sostenere il corso valutario del rublo”, afferma Petr Dashkevich, analista di Ufs Ic.

Come ha spiegato Aleksei Ulyukaev, per compensare il calo dei ricavi, il governo dovrà tagliare le spese o investire più risorse del Fondo di riserva, il fondo speciale per gli investimenti gas-petroliferi, creato per far fronte al ribasso dei prezzi del petrolio. Al Ministero dell’Economia escludono comunque di utilizzare l’intero Fondo di riserva per gli anni 2016-2017. Tuttavia, il governo non ha ancora deciso di quanto indicizzare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le pensioni in funzione del tasso di inflazione. In particolare, nel 2015, il blocco sociale preme per un livello di indicizzazione delle pensioni dell’11,9%, mentre il Ministero delle Finanze opta per il 5,5%.

Uno scenario da stress

Uno dei passaggi più attesi nelle nuove previsioni del Ministero dello Sviluppo economico riguarda l’elaborazione di uno scenario conservativo nel quale il prezzo del petrolio possa stabilizzarsi a quota 40 dollari al barile per i prossimi tre anni. Secondo le previsioni del Ministero dello Sviluppo economico, con una quotazione stabile del prezzo del petrolio a 40 dollari al barile, la recessione in Russia potrebbe protrarsi fino a tutto il 2017. Mentre, a causa del prolungato ribasso del rublo l’inflazione balzerebbe a un tasso dell’8,8% nel 2016 e del 7%  nel 2017. “La quotazione del petrolio non è pronosticabile con un adeguato livello di affidabilità. Con una previsione di 40 dollari per l’intero corso dell’anno, l’uscita dalla crisi è ipotizzabile nell’arco di uno o due anni a causa dell’onere del debito” sostiene Georgy Vashchenko, direttore  della sezione operazioni finanziarie sul mercato azionario russo di “Freedom Finance”. A suo avviso, al contrario, se il prezzo del petrolio tornerà a 70 dollari al barile, l’economia si riprenderà più rapidamente e il Pil potrebbe ricominciare a crescere già nel prossimo trimestre o in quello successivo.

“Il fatto stesso che vengano effettuati i test su una quotazione di 40 dollari al barile, dimostra che il ministero ammette un calo dei prezzi fino a questo livello”, sostiene Aleksandr Krasnov, analista di Verum Option. Perdipiù, secondo Krasnov, il prezzo potrebbe scendere fino a 30 dollari al barile, secondo quanto già cominciano a ventilare gli economisti. “Tuttavia, tale previsione non può che essere approssimativa poiché la quotazione dei prezzi del petrolio dipende dalla domanda mondiale e dai volumi di produzione e prevedere tali indicatori è estremamente complesso” afferma Krasnov. In particolare, a suo avviso, i paesi dell’Opec non hanno intenzione di diminuire i volumi di estrazione del petrolio, e con la cancellazione dell’embargo in Iran il mercato avrà un altro attore pronto a fornire volumi niente affatto modesti. In tal modo, la produzione del petrolio supererebbe la domanda già attualmente in calo.

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