Negli Urali c’è una torre pendente come quella di Pisa: una mostra mette a confronto i due monumenti

Aleksej Vladykin
La torre di Nevjansk, costruita nel XVIII secolo in una delle cittadine più antiche degli Urali, suggerisce curiose somiglianze con la ben più nota torre di Pisa. Un fotografo russo ha messo a confronto i due monumenti, e ora il progetto è al centro di una mostra allestita a Ekaterinburg

Bagnata dal fiume Nejva, a 100 km da Ekaterinburg, negli Urali, sorge una piccola cittadina il cui nome in Russia è associato alla produzione di icone e a una torre omonima nota per la sua inusuale pendenza: Nevjansk. Oggi la torre inclinata di Nevjansk è al centro di un curioso progetto fotografico realizzato dal fotografo e giornalista Aleksej Vladykin, che ha accostato la torre russa costruita tra il 1721 e il 1725 per volere dell’imprenditore Akinfij Demidov alla ben più nota torre di Pisa. Il progetto è ora protagonista di una mostra allestita nel Museo di Architettura e Design di Ekaterinburg fino al 13 giugno 2021: “Riflessi: le Torri di Nevjansk e Pisa” (titolo originale, “Отражение: Невьянская и Пизанская башни”, Otrazhenie: Nev’janskaja i Pizanskaja bashni).

Attraverso 32 fotografie, Vladykin mette in risalto i parallelismi e le similitudini delle due costruzioni, accomunate da una singolare pendenza (la torre di Pisa presenta un'inclinazione di 3,9 gradi, quella di Nevjansk di 3,2). Alte rispettivamente 58,4 metri e 57,5 metri, entrambe sono incorniciate da una piazza, dove svetta una cattedrale che fa ombra su un ampio prato (la Cattedrale della Trasfigurazione a Nevjansk e la cattedrale di Santa Maria Assunta nella celeberrima piazza del Duomo di Pisa). Tra giochi di luce e angolature particolari, Vladykin mette a confronto i due monumenti, con le loro somiglianze e le loro diversità, immaginando un destino comune: un legame invisibile e sottile che contribuisce ad avvicinare, pur solo nell’immaginario, la Russia all’Italia. 

“Il progetto è nato quasi 20 anni fa - racconta il fotografo -. Ero appena arrivato a Nevjansk come corrispondente quando mi ritrovai ad ammirare quella torre pendente, che all’epoca versava in condizioni molto precarie ed era chiusa al pubblico. È stata ristrutturata e aperta ai visitatori dieci anni dopo. Quando nel 2013 ho avuto l’occasione di fare un viaggio in Italia, non mi sono fatto scappare l’opportunità di vedere la torre di Pisa, che avevo sentito nominare così spesso dai cittadini di Nevjansk”.

Secondo gli esperti, la torre di Nevjansk si sarebbe inclinata durante la costruzione e sarebbe stata ultimata tenendo conto di questa pendenza. Sono molte le leggende che circolano sul suo conto, alimentando l’interesse dei turisti che vengono da ogni parte della Russia per ammirare quella lontana cugina della torre di Pisa. 

“Capitai a Pisa in un’uggiosa giornata d’ottobre. Faceva freddo e pioveva - racconta Aleksej Vladykin, ripercorrendo il suo viaggio in Italia -. Ero di cattivo umore per via di quel tempaccio ma mi misi ugualmente a scattare foto. La sera, in albergo, riguardando le fotografie capii che c’erano dei parallelismi con la torre di Nevjansk e decisi di giocare con le tinte pastello e con alcuni dettagli per sottolineare queste somiglianze”. 

Entrambe le costruzioni sono frutto di un periodo di benessere economico vissuto all’epoca dalle rispettive città; ed entrambe, neanche a farlo apposta, sono legate ad alcune interessanti scoperte scientifiche: se la torre di Pisa, secondo la leggenda, fu teatro dell’esperimento della caduta dei gravi compiuto da Galileo Galilei dalla sommità dell’edificio (in realtà un falso storico, poiché lo scienziato non lo realizzò mai, affidandosi invece a un sorprendente esperimento mentale), la torre di Nevjansk ospitava un laboratorio per la ricerca della composizione del ferro, dove venivano studiate le proprietà del metallo e le caratteristiche della sua fusione.  

Secondo lo storico degli Urali Aleksej Karfidov, la torre di Nevjansk è molto più complessa di quella di Pisa, che fu costruita da diversi architetti in quasi due secoli (1174-1372). “È questa la differenza principale: i nomi dei costruttori che lavorarono al progetto russo e lo scopo della sua costruzione sono pressoché sconosciuti; ciononostante, riuscirono in pochi anni a creare una struttura multifunzionale che funge da campanile, torre di guardia, orologio, ‘camera del tesoro’, laboratorio e prigione temporanea”, ha detto Karfidov. Un mistero doppiamente intrigante se si tiene conto che ancora oggi non è dato sapere da dove provengano le dieci campane inglesi e l'orologio a carillon della torre di Nevjansk. Le campane, infatti, riportano un’iscrizione in latino: “Richard Phelps, Londra, 1730”. Anche gli orologi della torre sono inglesi: risalgono al XVIII secolo e da allora sono stati riparati solo tre volte. In diverse occasioni hanno suonato le melodie dell'opera “Una vita per lo zar” di Mikhail Glinka. 

Si ipotizza che il sotterraneo della torre russa fosse un laboratorio segreto per la produzione di monete d'argento contraffatte. “La maggior parte dei visitatori chiede di vedere le cantine dove i membri della famiglia Demidov coniavano denaro falso e dove venivano incatenati gli sfortunati lavoratori. Si tratta ovviamente di leggende, che rendono la storia della torre ancor più intrigante”, ha detto Karfidov.

Sullo sfondo di questi misteri che si perdono nel tempo, la mostra “Riflessi” cerca oggi di rischiarare non tanto il passato, quanto il presente della torre di Nevjansk, proiettandola - auspica l’autore del progetto - su un orizzonte di maggior prestigio. “Vorrei che la nostra torre fosse conosciuta di più, magari anche all’estero - conclude Aleksej Vladykin -. Chissà che un giorno non si riesca a portare questa mostra anche in Italia, per far sapere al pubblico italiano che in Russia esiste una torre che in qualche modo ricorda, e rende omaggio, a quella di Pisa”.

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