Cinque grandi film russi che hanno cambiato la storia del cinema

Leonid Gajdaj / Mosfilm, 1968
Il creatore di “Russian Film Hub”, una grande risorsa online di pellicole sovietiche e russe sottotitolate in inglese, ci consiglia delle opere non così note, ma che sono state pietre miliari

I grandi cineasti hanno prosperato in Russia e in Unione Sovietica, creando opere singolari che hanno spinto in avanti la storia del cinema. Tra questi grandi innovatori, i registi più famosi fuori dai confini russi sono sicuramente Andrej Tarkovskij (1932-1986), Sergej Eizenshtejn (1898-1948) e Dziga Vertov (1896-1954). Tuttavia, ci sono innumerevoli altri autori che hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la storia del cinema russo e mondiale e che meritano attenzione. Ecco la mia top-five dei classici meno conosciuti.

“La vendetta del cineoperatore” – 1912

Il cinema russo non è iniziato con Eizenshtejn. Prima della Rivoluzione russa, i cineasti erano già impegnati a sperimentare con i film, sia documentari che artistici. Un regista, Władysław Starewicz (1882-1965), stava invece dando il via a un’altra illustre tradizione: quella dell’animazione russa.

Starewicz è stato il pioniere di una forma di animazione in stop motion che utilizzava insetti morti. Nel suo lavoro più famoso, “La vendetta del cineoperatore” (in russo: “Месть кинематографического оператора”; “Mést kinematografìcheskogo operàtora”) “recitano” degli insetti così realistici che il pubblico era convinto che Starewicz ne avesse addestrati di vivi! Il modo in cui ha antropomorfizzato questi insetti, dando loro caratteristiche umane, era completamente in anticipo sui tempi. “La vendetta del cineoperatore” supera di gran lunga i primi lavori di animazione che la Disney iniziò a produrre solo dieci anni dopo.

Il film racconta la storia delle relazioni adulterine di una coppia di cervi volanti. Dopo che il signor cervo volante scopre e poi “magnanimamente” perdona la signora cerva volante per una scappatella con un artista-coleottero dei cerambici, un cameraman-cavalletta mostra nel cinema degli insetti le riprese di un tradimento del signor cervo volante con la sua ragazza, una libellula che fa la ballerina a San Pietroburgo, proiettandolo di fronte a tutti la scena scabrosa, che pieno di gelosia ha ripreso dal buco della serratura. Insomma, il marito cervo volante era ben lontano dagli alti standard morali che pretendeva da sua moglie.

Aelita – 1924

Gli anni Venti sono senza dubbio un periodo d’oro nella storia del cinema russo. Il cinema era allora l’arte della Rivoluzione: politicamente esplosivo e altamente intellettuale. E le rivoluzionarie innovazioni russe che sono state sviluppate in quella fase hanno influenzato il cinema in tutto il mondo. In particolare, i russi hanno sviluppato la teoria e la tecnica del montaggio: la selezione, l’editing e l’adattamento di sezioni separate di un film.

Un’altra grande innovazione sovietica, guidata dal film “Aelita” (in russo: “Аэлита”) del regista Jakov Protazanov (1881-1945), fu lo sviluppo del genere fantascientifico. “Aelita” è stato il primo film a rappresentare un volo spaziale e una società aliena. Inoltre, le sue scenografie e i costumi marziani costruttivisti, così come la sua colonna sonora unica, gettarono le basi per quel tipo di estetica e musica che le persone in tutto il mondo si aspettano ancora oggi dalla fantascienza.

In questo classico, liberamente tratto da un romanzo di Aleksej Tolstoj (1882-1945), un ingegnere sovietico di nome Los sogna di costruire un’astronave che lo porti su Marte. Nel frattempo, sospetta che sua moglie lo tradisca e, in un raptus di gelosia, la uccide. Inseguito dalla polizia, fugge dalla città sulla sua astronave. Su Marte, Los si innamora della principessa Aelita, simile a Cleopatra, e organizza una rivolta in stile sovietico della classe proletaria marziana. Ma Aelita si rivela una crudele tiranna e poi…

Chapaev – 1934

Negli anni Trenta, una rivoluzione culturale portò il realismo socialista a dominare il cinema dell’Urss. Il realismo socialista era ufficialmente sostenuto dal governo, che riteneva che l’arte dovesse rappresentare la vita di tutti i giorni. L’indicazione era che la vita e il futuro fossero da mostrare in una luce positiva: con speranza nel domani.

Dovendo seguire queste rigide linee guida, la qualità del cinema ne soffrì. Tuttavia, ci sono stati film interessanti anche in quel periodo, che hanno ottenuto grandi consensi. Uno di questi è il film più popolare del suo tempo, “Chapàev” (in russo: “Чапаев”) del duo di registi Georgij (1899-1946) e Sergej (1900-1959) Vasiljev (i celebri “fratelli Vasiljev”, anche se non erano fratelli, bensì avevano solo lo stesso cognome) . Questo film resta un cult ancora oggi, in gran parte grazie ai suoi dialoghi brillanti e intriganti.

Il protagonista, Chapaev, è un uomo analfabeta che diventa un brillante comandante dell’Armata Rossa durante la Guerra civile. Muore da eroe sullo schermo, cementando la reintroduzione dell’eroe individuale nel cinema russo. Mentre nei film sovietici degli anni Venti, come “La corazzata Potemkin”, gli eroi sono le masse senza nome, con Chapaev vediamo un individuo carismatico e coraggioso tornare al centro della scena.

“Crociera di lusso per un matto” – 1969

Dopo la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, iniziò un nuovo periodo nella vita sovietica: il Disgelo (in russo: “Оттепель”; “Óttepel) Questo periodo, contrassegnato dalla leadership di Nikita Khrushchev, portò a una maggiore apertura nella vita culturale. Vennero pubblicati lavori precedentemente vietati e, invece delle idealizzazioni del realismo socialista, i cineasti si sforzarono di trasmettere credibilità. Tuttavia, le speranze che erano state sollevate durante il Disgelo furono poi gradualmente distrutte quando Brezhnev prese il potere, nel 1964.

La sua era di grigiore sociale ed economico e repressione artistica, chiamata “Stagnazione” (in russo: “Застой”, “Zastój”), vide le commedie diventare il genere più popolare dell’Urss ed essere, a loro modo, una nuova strada di sovversione. Il re delle commedie in quel periodo fu il prolifico regista Leonid Gajdaj (1923-1993), e il suo film più popolare fu senz’altro “Crociera di lusso per un matto” (titolo originale russo: “Бриллиантовая рука”; “Brilljàntovaja rukà”; ossia “Braccio di brillanti”). Quando un modesto ragioniere sovietico di nome Semjón parte per una crociera turistica premio a Istanbul, inizia una commedia degli equivoci, perché dei malviventi, scambiandolo erroneamente per un loro contatto, gli ingessano il braccio, dopo una caduta, con un gesso pieno di diamanti da contrabbandare nell’Urss. Semjón si accorge di tutto e lavora con la polizia per far cadere in trappola i trafficanti, che provano a recuperare i loro diamanti con una serie di rocamboleschi tentativi falliti.

Il fatto è che Semjón è una persona sempre spaventata, incapace di far valere la sua volontà. Anche il suo viaggio all’estero è avvenuto solo perché sua moglie lo ha costretto ad andare. Lo vediamo lasciarsi un po’ andare solo con l’aiuto dell’alcol. Dopo aver bevuto in un ristorante di lusso, si impadronisce del microfono della band ed esegue un brano assurdo intitolatoPesnja pro zajtsev” (“Canzone sulle lepri”). Nel pezzo, delle lepri codarde, che vivono in una foresta pericolosa, escono di notte per cantare su come non gliene possa fregare di meno e “diventano più coraggiose di un leone ardito”. Nel cantare queste parole, Semjón stava essenzialmente invitando gli spettatori sovietici a non essere così succubi delle autorità e a diventare ciò che avrebbero dovuto essere.

“La commissaria” (1967/1986)

“La commissaria” (in russo: “Комиссар”; “Komissàr”) è un film del 1967 dalla storia così tribolata per i problemi di censura che non vide la luce fino al 1986, quando poté finalmente uscire, ai tempi di Gorbachev. Per questo motivo, è purtroppo il primo e unico film del suo regista, Aleksandr Askoldov (1932-2018), che con la riabilitazione della pellicola vinse l’Orso d’argento, gran premio della giuria al Festival internazionale del cinema di Berlino. Il problema principale che le autorità avevano con “La commissaria” era la sua rappresentazione non eroica della causa bolscevica nella Guerra civile.

La protagonista del film, liberamente tratto da un racconto di Vasilij Grossmann, Klavdija Vavilova, è una spietata commissaria donna che serve nell’Armata Rossa durante la Guerra civile. La sua carriera militare viene messa in pausa, tuttavia, quando rimane incinta in modo inopportuno. Durante la sua gravidanza, resta in una famiglia ebrea gentile e amorevole, i Magazanik. Tuttavia, ci sono problemi. È chiaro che i bambini dei Magazanik sono colpiti dal mondo violento che li circonda. Il giorno in cui arriva la Vavilova, per esempio, sono impegnati a inscenare un pogrom con le bambole.

Ma i bambini di Magazanik non sono le uniche vittime della situazione storica. A causa del suo zelo ideologico, la Vavilova abbandona il suo neonato per rientrare al più presto nella sua unità. Tutto questo, è il messaggio del film, è uno spreco inutile. E il regista lo mostra in una scena memorabile, di grande potenza onirica: in cui i soldati passano le falci da fieno sulla sabbia del deserto. E così, “La commissaria” metteva in discussione il classico mito dell’eroe sovietico della guerra civile: Chapaev e gli altri e la pellicola rimase chiusa in un cassetto per vent’anni.

L’autore di questo articolo, Richard Wess, è il creatore di “Russian Film Hub”, un sito web dove è possibile guardare legalmente (e gratuitamente) centinaia di film russi con sottotitoli in inglese. Richard trascorre molto tempo a guardare film russi e a riflettere sulla cinematografia. Ama la cultura russa in generale. 


I cinque modi in cui i registi sovietici hanno cambiato il cinema mondiale 

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