Le confessioni di un artista italiano in Russia: Il Covid non ci fermerà, stiamo pensando al futuro

Francesco Attolini, da 11 anni a San Pietroburgo, racconta la nuova realtà in cui è scivolato il mondo dell’arte: progetti fermi ma tanta voglia di ripartire. A maggio avrebbe inaugurato in provincia di Bari un nuovo museo di arte contemporanea internazionale, con tanti artisti russi. “Il progetto è solo rimandato. Con la Russia ci sono grosse possibilità di scambi culturali e di crescita collettiva”

Francesco Attolini

Artista, gallerista, curatore. Francesco Attolini, Art director di Up! Russia e Vitha Group, si è trasferito in Russia 11 anni fa e ha scelto come nuova casa la capitale culturale del paese, San Pietroburgo. Una città ricca di storia, ispirazione artistica e fermento creativo. Da lì ha avviato importanti progetti legati all’arte, alla moda, al cibo. Ha organizzato centinaia di eventi, collaborato con personaggi del calibro di Valentin Yudashkin, co-fondato la galleria d'arte internazionale OIOIOI e creato la Metropolis Gallery. A maggio avrebbe dovuto inaugurare a Noicattaro, in provincia di Bari, sua città natale, un museo di arte contemporanea internazionale, il M.A.C.I.N. “Ovviamente la pandemia ha fermato tutto”, racconta da San Pietroburgo.

Progetto
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Ma si tratterà di un rinvio, ovviamente...

Certo! Io sono ottimista. Spero che si risolva tutto il prima possibile. Tra l’altro buona parte degli artisti che avevo invitato in Puglia erano chiaramente russi.

Puoi farci qualche nome? 

In anteprima, Oleg Dou, Andrey Isaenkov, Elena Byzova, Yury Kutyur, Platon Petrov e Dinara Hörtnagl. Scelgo sempre gli artisti che più mi piacciono, persone di talento, evitando di dare spazio a scelte di tipo solo commerciale, ruffiane. Organizzare la mostra di un altro artista è una scusa per vivere un altro mondo: un modo per crescere entrambi, producendo qualcosa insieme, un viaggio spaziale, mentale e creativo.

Com’è lavorare con gli artisti russi? 

Hanno una qualità incredibile: non hanno paura di buttarsi in nuovi progetti e sono in grado d’imparare velocemente una tecnica e adattarla al mercato di riferimento, rendendo un progetto sempre unico ed inimitabile; magari poi ci si scontra con errori organizzativi o di gestione del team, ma quelli sono altri problemi.

L’arte italiana in Russia è molto conosciuta e apprezzata, ma non sempre si può dire lo stesso dell’arte russa in Italia. Cosa si può fare per diffondere maggiormente le produzioni artistiche della Federazione? 

Si può e si deve fare tanto. Personalmente nei prossimi mesi cercherò di amplificare ancora di più il mio ruolo di ambasciatore tra i due paesi, per ricordare che ci sono delle grandi possibilità di scambi culturali e di crescita collettiva; continuerò il mio lavoro/ponte promuovendo artisti italiani in Russia e viceversa. L’obiettivo dei miei progetti non è quello di organizzare una mostra per dimostrare la bravura di un artista: il ruolo dell’artista o del progetto deve essere quello di far crescere la comunità... e cambiare la vita delle persone. Il “bello” fine a sé stesso, secondo me, non è più sufficiente.

Selfportrait M1 2019 del progetto

La Russia secondo te offre maggiori opportunità rispetto all’Italia per chi lavora nel settore dell’arte?

Se tu mi avessi fatto questa domanda 10 anni fa, quando sono arrivato, ti avrei detto di sì al 100%. Adesso ti direi ancora di sì... ma con riserva. Quello che voglio dire è che sicuramente ti offre delle possibilità: qui esiste una struttura più meritocratica, ma ci sono delle difficoltà legate al fattore economico, come l’andamento del rublo, e una certa disorganizzazione generale nel mondo dell’arte: ad esempio mancano delle associazioni solide di categoria. Quindi non posso dire che sia per forza migliore dell’Italia… Ci sono effettivamente delle occasioni migliori in generale, ma bisogna saperle cogliere al volo.

Come stai vivendo l’emergenza Covid-19 in Russia?

Prima il lavoro era molto di più: in questo momento il 60% della mia attività è in stand by... Tutti i progetti, le mostre e gli eventi che si sarebbero dovuti tenere sono stati annullati o posticipati. Sono quotidianamente in contatto con chi lavora nel settore dell’arte, della cultura, degli eventi, della comunicazione: c’è una sensazione di impotenza, perché noi viviamo di programmazione. Molti pensano che il mondo dell’arte sia un mondo che viaggia in maniera casuale, a seconda delle tendenze, ma non è così: programmiamo i nostri progetti di anno in anno. Quello che ci è piombato addosso non è semplice da superare… Ma ho la fortuna di conoscere persone che mi hanno trasmesso delle sensazioni positive concrete; qui la gente sta già cercando di programmare il “dopo”, nessuno si piange addosso: sarebbe inutile! Infatti nel mondo dell’arte e della comunicazione stiamo cercando di progettare il futuro attraverso una maggiore cultura dei social media. Inoltre stiamo già pensando a come riadattare le mostre per una visione più intima, ad esempio invitando meno persone e organizzando più date dei vernissage.

Senza voler sminuire il peso di questa tragedia che ha colpito il mondo intero, San Pietroburgo silenziosa e vuota per il lockdown dev’essere davvero suggestiva...

All’inizio mi piaceva. Era quasi magico vedere poche macchine e persone in strada. Ma dopo un po’ queste scene, che sembrano quadri di de Chirico, stancano: è una città deserta senza i propri cittadini, che ne sono gli attori. Le città devono vivere con le persone. Non voglio il traffico, ma le città devono tornare a vivere! Sogno di tornare a vedere la Nevskij Prospekt con tanta gente, il che significherebbe che il commercio ha ripreso, che la gente è tornata ad incontrarsi… 

Noi siamo degli animali sociali, abbiamo bisogno di contatti umani e San Pietroburgo è un grande teatro a cielo aperto che ha bisogno dei suoi attori per esistere.

Sei in Russia da 11 anni: come hai deciso di trasferirti a vivere lì?

Sono venuto una volta in vacanza a trovare il mio amico fraterno, direttore d’orchestra, Fabio Mastrangelo, direttore del Music Hall di San Pietroburgo. Era l’agosto del 2005. Mi sono innamorato di questa città e ho fatto di tutto per tornarci in pianta stabile. Non era mia intenzione iniziare subito a lavorare, ma poi ho trovato tantissime opportunità, fra cui una galleria da creare da zero e poi dirigere. Dieci anni fa qui c’erano tantissimi soldi e tanta voglia di fare. Ci sono ancora adesso, ma la gente ha un po’ più di paura, soprattutto in questo momento storico, purtroppo.

Cosa ti ha trattenuto in questo paese per un tempo così lungo?

La bellezza. La bellezza della città e della gente. La bellezza di tutto, San Pietroburgo è l’elogio della bellezza assoluta.



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