Tamara Cheremnova: tutta la vita tra manicomio e istituto, ma ora è una famosa scrittrice

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La Bbc l’ha inserita tra le Donne dell’anno 2018. La sua esistenza è trascorsa tutta tra quattro mura, prima condannata alla reclusione in un ospedale psichiatrico per una diagnosi (errata) di Paralisi cerebrale infantile, e poi rimasta sempre in una Casa per invalidi, dove risiede ancora adesso. Ma se la disabilità la imprigiona, la scrittura la rende libera

Nella lista della Bbc delle “Cento donne del 2018” sono rientrate anche due russe: Svetlana Alekseeva, diventata modella nonostante le gravissime ustioni su tutto il corpo, e la “scrittrice di favole siberiana” Tamara Cheremnova, che vive con una grave disabilità. 

Gli assistenti dell’istituto nel quale di fatto Tamara ha trascorso tutta la sua vita, all’inizio ridevano dei suoi slanci artistici. Lei da sola non poteva neanche reggere la penna, e per questo erano le sue vicine di letto, alle quali almeno le mani funzionavano, a scrivere i suoi racconti e le sue favole sotto dettatura. Ma quando gli infermieri, alla fine, hanno letto questi insoliti manoscritti, sono rimasti di stucco: sia lo stile che la trama erano entusiasmanti. Una persona con una diagnosi come la sua non poteva scrivere a quel modo. 

Una vita difficile 

Tamara è nata il 6 dicembre del 1955 (ha da poco compiuto 63 anni) nella città siberiana di Novokuznetsk. Poco dopo la nascita le è stata diagnosticata una Paralisi cerebrale infantile. All’età di sei anni, i suoi genitori l’anno messa in un istituto specializzato. Non riuscendo a raccapezzarsi circa le reali capacità intellettive della bambina, i medici dettero la diagnosi di “oligofrenia”. Per cui, al compimento della maggiore età, Tamara fu internata in un istituto psiconeurologico, di fatto un manicomio. 

Nel 1963 la ex maestra di scuola Anna Sutjagina iniziò a lavorare nell’istituto, occupandosi dell’educazione dei bambini. Insegnava loro a leggere e scrivere e leggeva loro a voce alta i classici della letteratura. “Proprio la letteratura in seguito mi aiuterà a resistere, a non lasciarmi andare, a non perdere la dignità umana. Proprio i libri avrebbero riempito la mia vita di significato”, scrive Tamara. A proposito, è grazie ai numeri delle pagine che ha imparato a contare fino a cento e oltre. 

I momenti terribili della sua vita Tamara li ha raccontati nella sua autobiografia “Travà, probivshaja asfalt” (“L’erba che buca l’asfalto”) del 2011. Come i genitori la abbandonarono da piccola, come a volte era trattata male da medici e infermieri, come era umiliante andare al bagno, e quanta solitudine e fame ha patito.

I genitori ogni tanto venivano a trovarla, ma queste visite lasciavano sempre delusa Tamara, perché alla fine se ne andavano senza riportarla a casa con loro. Una volta diventata adulta, capì, come doveva essere difficile per i suoi genitori. In Unione Sovietica una diagnosi Paralisi cerebrale infantile era una condanna: gli invalidi erano considerati persone di serie B, che mai e poi mai avrebbero potuto vivere una vita normale. Ma Tamara crede pure che se i suoi genitori si fossero impegnati almeno un po’ di più, se le avessero fatto dei massaggi anche semplici, se ogni tanto l’avessero messa a terra, togliendola dal letto, avrebbe potuto avere dei lievi miglioramenti, fin dalla più giovane età. Nell’istituto, a Tamara toccò persino imparare da sola a mettersi a sedere. 

“Sarebbe stato necessario solo superare la falsa vergogna che il loro bambino non è come tutti i bambini, che ha bisogno di più attenzioni e cure mediche”, scrive Tamara nel racconto autobiografico “Kak ja samà vospitala” (“Come mi sono allevata da sola”).

Arrivò il momento in cui la donna decise di prendere i destino nelle proprie mani e scrisse una lettera particolareggiata all’accademico Evgenij Chazov, in cui raccontava la sua storia. E avvenne il miracolo: riconsiderarono la sua storia clinica e riconobbero che la diagnosi era stata sbagliata. E spostarono Tamara in un comune istituto per invalidi. “Non era un luogo di villeggiatura né era come stare a casa, ma pur sempre meglio del manicomio”, scrive Tamara. 

La scrittrice di favole siberiana 

Nel 1990 presso una casa editrice della Regione di Kemerovo uscì il primo libro di storie per bambini di Tamara, “Iz zhizni volshebnika Mishuty” (“Dalla vita del mago Mishuta”). Con i soldi dei diritti d’autore si comprò una macchina da scrivere.

Nel 2003 Tamara scrisse un altro libro, “Pro ryzhuju Tajushku (“Tajushka dai capelli rossi”). Alla casa editrice lodarono il suo talento, ma preferirono non pubblicare il racconto, considerandolo troppo complesso e filosofico per i bambini. Ma ecco che ci fu una circostanza fortunata: la moscovita Olga Zajkina lesse una delle storie di Tamara e le scrisse per chiederle dove potesse trovare altre sue opere. Tamara decise di mandarle le bozze di “Tajushka dai capelli rossi” e ad Olga piacque così tanto, che propose di mettere questa e le altre storie online. La scrittrice ne fu ben contenta, anche perché Olga la aiutava non per compassione o solidarietà, ma solo perché le era piaciuta la profondità e la saggezza di quello che scriveva. 

Tamara scrive lentamente, potendo lavorare sulla tastiera solo con una mano. Ma continua a scrivere favole, articoli per adulti e a tenere corrispondenza tramite email o i social network. 

Il consiglio principale che Tamara dà a tutte le persone diversamente abili è di individuare un sogno e seguirlo. Inoltre, quello che personalmente l’ha molto aiutata, è stato imparare ad amarsi, e rifiutare l’idea di considerarsi una persona di serie B. 

Famosa, ma pur sempre sola

Nella Casa degli invalidi №2 di Novokuznetsk, dove Tamara vive adesso, tutti la trattano con rispetto, e le altre disabili la aiutano nella sua arte. Ma Tamara ammette di aver dovuto assumere due badanti, che le danno da mangiare, la vestono e la mettono sulla sedia a rotelle. 

“Anche se dovessi diventare famosissima, la mia infermità mi perseguiterà sempre e ovunque. È una croce che sono destinata a portare fino alla fine dei miei giorni. Ed è così umiliante vivere in completa dipendenza fisica dagli altri…”, scrive Tamara nella sua autobiografia.

Famosa lo è diventata, ma la fama non ha inciso più di tanto sulla sua vita, che è sempre la solita esistenza grigia e solitaria tra le quattro mura dell’istituto. Recentemente ha chiesto aiuto per i suoi genitori sulla tv russa, perché la loro vecchia casa stava cadendo a pezzi, ma nessuno ha mosso un dito.

A dire il vero, le persone semplici scrivono spesso a Tamara e le fanno un sacco di complimenti. “Vedete, è un po’ strano, ma mi scrivono persone in piena salute, e mi dicono che la mia storia li spinge a guardare la loro vita in un’altra prospettiva e a tirare avanti”, ha raccontato Tamara a Russia Beyond. Lei ci tiene a dimostrare a tutti che quelli come lei possono ottenere molto dalla vita.

“Gente! Persone in salute, normali, non storpie, non mutilate, capaci di muovervi con le vostre gambe e di usare le vostre mani! Respirate liberamente e rallegratevi di avere una ricchezza incredibile: la capacità di muovervi autonomamente e in pieno controllo! Ritenetevi fortunati, di non dover dipendere da nessuno! Non volete ammettere che un corpo sano con pieno autocontrollo rappresenti una fortuna? Allora acconsentite almeno al fatto che è un buon punto di partenza per la felicità!”. Così Tamara ha esortato i lettori nel suo libro autobiografico.

 

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