Cinque celebri citazioni di pensatori e scrittori russi che sono false

Aleksandr Kislov; Global Look Press
Per esempio, Lenin non ha mai detto che “qualsiasi cuoca può governare lo Stato”. Abbiamo scelto questo e altri apocrifi, cercando di capire come sono nati e come si sono diffusi

1. “Se dovessi addormentarmi e risvegliarmi tra cento anni e qualcuno mi chiedesse cosa sta succedendo in Russia, la mia risposta immediata sarebbe: bevono e rubano” – Mikhail Saltykov-Shchedrin (1826-1889)

Questa citazione è spesso (migliaia di volte) rilanciata nell’internet russo come un’arguzia di Saltykov-Shchedrin e, in effetti, non è lontana dallo stile e dall’atteggiamento caustico dell’autore de “I signori Golovlev”, di “Storia di una città, e di tanti altri capolavori intrisi di grande forza satirica. Tuttavia lui non ha mai detto né scritto queste parole.

Parole che sono invece farina del sacco di Aleksandr Rozenbaum, ex operatore di pronto soccorso e noto cantautore russo (classe 1951), che le ha attribuite a Saltykov-Shchedrin in un’intervista del 16 ottobre 2000 al giornale “Sobesednik”. Ma quali sono le origini della frase?

Inizialmente, questa frase è rinvenibile nelle pagine dello scrittore satirico russo-sovietico Mikhail Zoshchenko (1894-1958). L’autore la riprese dai quaderni del poeta Pjotr Vjazemskij (1792-1878), dove era attribuita al grande storico russo Nikolaj Karamzin (1766-1826). Ma la frase esatta non menziona il sonno di cento (o in altre versioni “duecento”) anni, e neanche il bere. L’originale è “Se uno volesse descrivere, con una sola parola, cosa sta succedendo in Russia, dovrebbe dire: ‘rubano’.”

2. “Non ci sono persone indispensabili” e “С’è una persona, c’è un problema; via la persona, via il problema” – Josif Stalin (1878-1953)

Per quanto dure e tiranniche siano alcune delle sue citazioni reali, Stalin non ha mai pronunciato queste parole: era più sottile di così!

“С’è una persona, c’è un problema; via la persona, via il problema”, è una frase coniata dallo scrittore Anatolij Rybakov (1911-1998) nel suo libro “I figli dell’Arbat” (del 1982) sul periodo delle repressioni staliniane. Nel libro Stalin dice proprio quelle parole. Più tardi Rybakov ha confessato di essere stato molto divertito dal fatto che i giornalisti e persino gli storici avessero creduto che fossero reali.

“Non ci sono persone indispensabili” è una frase attribuita a Stalin in un’altra opera di finzione, la commedia “Il fronte” (1942) del dimenticato drammaturgo sovietico Aleksandr Kornejchuk (1905-1972). Questa frase è reale! Solo che non l’ha detta Stalin ma Joseph Le Bon (1765-1795), un rivoluzionario francese famigerato per il suo spietato atteggiamento nei confronti della vecchia aristocrazia francese. La disse a un visconte che lo pregava di salvargli la vita, perché aveva un’educazione e un’esperienza che potevano essere utili alla Repubblica. Un anno dopo, Le Bon stesso fu giustiziato per abuso di potere.

3. “Non risparmiate soldati, le donne ne daranno alla luce degli altri” – Georgij Zhukov (1896-1974)

Questa falsa citazione è molto popolare tra le persone che insistono sul fatto che le tattiche militari sovietiche erano semplicemente basate sui grandi numeri e sulla disponibilità di sacrificare un numero altissimo di vite umane. È stata attribuita anche a Pietro il Grande (1672-1725). Ma non si sa chi l’abbia detta davvero. Si pensa che le parole possano essere collegate a una lettera che l’imperatrice Aleksandra inviò (il 17 agosto 1916) a suo marito Nicola II (1868-1918), in cui descrive le grandi perdite durante la Prima guerra mondiale: “I generali sanno che ci sono molti più soldati in Russia, ed è per questo che non risparmiano la loro vita, ma queste erano truppe perfettamente addestrate, e sono state sacrificate inutilmente.”

Un’altra attribuzione è quella al generale Apraksin (1702-1758), che durante la battaglia di Gross-Jägersdorf (1757) contro i prussiani rifiutò di inviare un reparto di cavalleria all’attacco, dicendo: “I cavalli sono pagati in oro, quanto ai soldati, invece, le donne ne daranno altri alla luce”. Ma, ancora una volta, è solo una leggenda senza prove. Quindi, speriamo che nessuno abbia mai detto queste sciocchezze.

4. “Qualsiasi cuoca può governare lo Stato” – Vladimir Lenin (1870-1924)

Questa frase, che era conosciuta praticamente da ogni uomo e donna sovietica, ragazzo o ragazza, è l’esatto opposto di ciò che ha detto Lenin. Nel suo articolo “I bolscevichi conserveranno il potere statale?” (1917) scrisse: “Non siamo degli utopisti. Sappiamo che una cuoca o un manovale qualunque non sono in grado di partecipare subito all’amministrazione dello Stato. In questo siamo d’accordo con i cadetti, con la Breshkovskaja, con Tsereteli. Ma ci differenziamo da questi cittadini in quanto esigiamo la rottura immediata con il pregiudizio che solo dei funzionari ricchi o provenienti da famiglia ricca possano governare lo Stato.”

Il poeta Vladimir Majakovskij (1893-1930) probabilmente contribuì alla falsa interpretazione di questa citazione, perché scrisse nel suo poema “Lenin” (1925): “Insegneremo a ogni cuoca a governare lo Stato”.

Sul web russo, c’è un meme esemplare e divertente che attribuisce a Lenin le parole “Non dovresti credere a tutto ciò che le persone scrivono su internet”. Infatti! Meglio controllare sempre le citazioni!

5. “Gli occhi sono lo specchio dell’anima” – Lev Tolstoj (1828-1910)

Nella tradizione russa, questo tormentone è attribuito all’autore di “Guerra e Pace”. Anche Yandex, il più grande motore di ricerca russo, suggerisce automaticamente Tolstoj come autore se digitate queste parole. Non sarebbe sorprendente se fossero attribuite anche a Paulo Coelho?

In realtà, anche se Tolstoj non ha scritto queste parole (non risultano in nessuna delle sue opere, né nei diari, né nelle lettere), è probabile che, essendo un uomo molto colto, la conoscesse: risalgono infatti all’Antica Roma, quando Cicerone (106-43 a.C.) scrisse “Ut imago est animi vultus sic indices oculi” (“Come il volto è l’immagine dell’anima, gli occhi ne sono gli interpreti”).

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