Quei colori perduti e ritrovati: 4 pittori daltonici che riuscirono a creare grandi capolavori

Wikipedia, TASS
Dipingere superando l’incapacità di distinguere i colori: suona come un controsenso, ma non furono pochi gli artisti che riuscirono a creare quadri straordinari nonostante le disfunzioni alla vista. È il caso di Savrasov, autore del celebre dipinto “I corvi devono tornare a casa”, o di Repin, padre di “Ivan il Terribile e suo figlio Ivan”

Aleksej Savrasov (1830-1897)

Savrasov, autore del quadro “I corvi devono tornare a casa” (1871), soffriva di una grave malattia infettiva che gli impediva di distinguere nitidamente i colori. Per questo dipinse molte delle sue opere affidandosi alla memoria.
Ma la sua vita fu segnata da un destino tragico: brillante pittore, le cui doti artistiche emersero fin dalla sua giovane età, morì povero e in solitudine, lontano da amici e familiari. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, l’alcol, fantasma assillante e presente per buona parte della sua vita.
Ilya Repin (1844-1930)

Ilya Repin era daltonico. E durante la sua vecchiaia cercò di ritoccare una delle sue più potenti opere, “Ivan il Terribile e suo figlio Ivan il 16 novembre 1581”, che iniziò a dipingere nel 1885. Ma a causa di questa disfunzione nel percepire i colori, Repin deformò la gamma cromatica del dipinto.
L’opera venne restaurata nel 1913 quando un vecchio pittore di icone, appartenente al movimento dei Vecchi Credenti, Abram Balashov, sfregiò il quadro un coltellino nella Galleria Tretyakov di Mosca, dove era esposto.
Repin si recò immediatamente alla Tretyakov dove tentò di rimediare al danno subito, ma i colori utilizzati in quel momento non corrispondevano a quelli originali. Fu possibile restaurare il dipinto solo grazie all’aiuto di alcune eccellenti fotografie scattate prima che l’opera venisse rovinata.
Mikhail Vrubel (1856-1910)

Il geniale artista russo Mikhail Vrubel amava utilizzare colori cupi per i propri dipinti. Il suo quadro “La principessa dei cigni” (1900) è stato dipinto con varie sfumature di grigio, mentre “Sirena” (1900) gioca sui toni del verde chiaro e del viola. Il quadro “Pan” (1899) è invece composto prevalentemente da grigi e ocra.
L’assenza di sfumature brillanti nei suoi quadri è stata più volte attribuita al carattere cupo dell’artista, ma, dopo ulteriori esami, alcuni esperti sono giunti alla conclusione che la scelta cromatica potrebbe derivare da una sottile cecità da parte dell’artista. Una teoria, però, sulla quale non tutti si dicono d’accordo.
Viktor Chizhikov (26 settembre 1935)

Anche questo artista contemporaneo soffre di daltonismo. È un famoso illustratore di favole russe ed è colui che ha dato vita al famoso orsetto Mishka, mascotte dei Giochi olimpici di Mosca del 1980.
Il suo collega Leonid Sergeyev scrisse: “Chizhikov è un umorista inesauribile, un artista unico, anche se daltonico (sua moglie l’aiuta nella scelta dei colori), ma ha lottato per anni contro questa sua condizione e alla fine ha vinto lui: ha imparato a percepire il colore!”.


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