Otto rockstar russe morte troppo presto

Cultura
GEORGY MANAEV
Non esiste un corrispondente russo del “Club dei 27” (i rocker Usa e inglesi morti a 27 anni), ma il Paese ha la sua quota di musicisti che se ne sono andati nel pieno della loro carriera. Questi artisti non sono più in mezzo a noi, ma per fortuna ci rimane la loro musica

Viktor Tsoj (28 anni)

Frontman dei Kinò (“Cinema”), Tsoi – mezzo russo e mezzo coreano – fu un’icona per la gioventù sovietica di fine anni Ottanta. Nato in una semplice famiglia di operai, divenne attore e musicista inseguendo i suoi sogni di infanzia, incarnando la figura del ragazzo di belle speranze che riesce a entrare nell’empireo delle celebrità. Un’immagine molto affascinante per parecchi ragazzi negli anni del crollo dell’Urss e della nascita della nuova Russia.

“Era una persona estremamente discreta, perfino timida. Parlando con lui ho sempre percepito il mistero della sua personalità. Mentre comunicava, non menzionava mai i temi presenti nelle sue canzoni. Credo che alcune persone, come lui, posseggano meccanismi di difesa molto forti e tendano a tenere sempre sotto controllo le loro elaborazioni creative. In ogni caso, non abbiamo mai parlato in modo diretto della sua arte. Mai”. Così disse l’amico di Tsoj, Alexander Titov.

Tsoj morì in un incidente il 15 agosto del 1990: la sua automobile si scontrò con un autobus. Era andato a pescare al mattino presto, in Lettonia, e, secondo le ricostruzioni, si addormentò al volante sulla strada del ritorno.

Aleksander Bashlachev (27 anni)

Considerato uno dei più importanti cantori del rock russo, Bashlachev non era un asso della chitarra, ma veniva riverito per i suoi testi. “Un giovane poeta sconosciuto non dovrebbe entrare nel mondo della letteratura portando con sé una valigia luccicante piena di rime ben cesellate, ma un sacco riempito di chiodi appuntiti, e farli sporgere in ogni direzione, toccando e ferendo il lettore. E il suo dolore diventa lo stesso di chi lo legge”, così si pronunciò il bardo Bulat Okudzhava su Bashlachev. In gioventù il cantante lavorò come giornalista, ma la fama lo raggiunse, come una tempesta improvvisa, quando aveva solo 24 anni. Secondo i suoi amici, a questo punto conobbe una gravissima crisi creativa. Nel 1987 venne selezionato per due film sul rock russo, ma durante la produzione non volle presentarsi. L’anno dopo, a febbraio, Bashlachev morì cadendo dalla finestra del suo appartamento di San Pietroburgo. Si ritiene che si sia buttato giù.

Jana JankaDjagileva (24 anni)

Era la pioniera del punk siberiano. Dopo aver lasciato l’università durante il secondo anno, dedicò la sua vita alla musica e alle esibizioni underground. La maggior parte delle sue incisioni consistevano in spettacoli live o copie di contrabbando. Non era il solito punk, il suo: essendo eseguito con chitarre acustiche, risultava “punk” soprattutto per i versi duri, amari, stanchi del mondo. Per molti anni fu la ragazza di un altro eroe del rock nazionale, Egor Letov (vedi sotto). Non aveva riguardo per le attenzioni dei media e si rifiutò più volte di farsi intervistare o di apparire in televisione. “Va bene parlare. Ma non deve apparire sui giornali. Chi vuole saperlo davvero, scoprirà comunque chi sono e cosa intendo fare”. Nel 1991 morì affogata. Non è ancora chiaro se si trattò di suicidio o di omicidio.

Mikhail GorshokGorshenev (39 anni)

Mikhail Gorshenev, conosciuto in Russia semplicemente come “Gorshok” (“Vaso”), era il leader dei “Korol’ I Shut” (“Il re e il giullare”), un gruppo hard-punk rock. La band suonava musica heavy con  temi da fiaba sinistra: giganti e troll, eroi dei racconti tradizionali russi, dark humour e forti bevute erano tutti mescolati insieme, ed erano tematiche che attiravano grandemente i giovani all’inizio degli anni Duemila. Intorno al 2011 la band era estremamente popolare in Russia, ma poi conobbe una crisi creativa. E nel 2013, Mikhail venne ritrovato morto nella sua casa di San Pietroburgo, poco dopo una violenta lite con la moglie. Era morto per arresto cardiaco causato da una combinazione di morfina e alcolici.

JurijHoiKlinskikh (35 anni)

Il cantante scelse, come nomignolo, “Hoi”, un tipo di saluto molto comune tra i punk russi, anche se più volte aveva ripetuto che la musica del suo gruppo, i “Sektor Gaza”, andasse ben oltre i confini del punk-rock. Hoi, che non aveva mai studiato musica in modo tradizionale, conobbe la celebrità all’inizio degli anni Novanta grazie ai suoi versi: la censura di Stato era crollata insieme all’Urss e Hoi emerse con canzoni piene di parolacce e sesso, temi legati alla malavita e una forte satira sociale. Le sue composizioni non furono mai distribuite in modo ufficiale, ma i fan le resero molto popolari in tutto il Paese, durante la prima ondata russa in cui si impose la cultura della musicassetta. Il critico Artemij Troitskij descrisse la sua musica come “un tipo di folk music estremamente informale”, e Hoi fu contento di questa definizione. Morì all’improvviso, per cause mai stabilite, nella sua città, Voronezh, il 4 luglio del 2000. Il suo ultimo album, uscito postumo, venne intitolato “Tornato dall’Inferno”.

Igor EgorLetov (43 anni)

Igor Letov, fondatore e capo dei “Grazhdanskaya Oborona” (“Difesa civile”), fu il leader indiscusso del movimento punk siberiano. A partire dai primi anni Ottanta, applicò un approccio fai-da-te a tutta la sua musica. Scelse di abbassare appositamente la qualità delle registrazioni, utilizzava strumenti scordati e attrezzatura di basso livello proprio per creare un sound da garage, il suo segno distintivo. I testi provocarono una risposta aggressiva da parte delle autorità sovietiche e venne obbligato a sottoporsi a trattamenti psichiatrici in un manicomio. “Capii che dovevo continuare a creare per riuscire a restare sano. Tutto il giorno scrivevo poesie e storie. E giornalmente il mio amico veniva a trovarmi e gli passavo tutto ciò che scrivevo attraverso le sbarre”, ricordava. Continuò a scrivere musica tra gli anni Novanta e i Duemila, quando aveva ormai raggiunto lo status di celebrità tra i fan russi. Morì per un improvviso arresto cardiaco, con ogni probabilità causato da avvelenamento da alcolici, nel 2008.

Ilijà Kormiltsev (47 anni)

Poeta e traduttore, Ilijà Kormiltsev fu uno dei fondatori della famosa rock band russa “Nautilus Pompilius” – e autore dei testi di gran parte delle loro canzoni. Nel 1989, Kormiltsev ricevette il premio Lenin del Komsomol (l’associazione dei giovani comunisti), ma rifiutò l’onorificenza per motivi politici. Dopo che i “Nautilus” si sciolsero nel 1997, Kormiltsev divenne noto come traduttore in russo di autori quali Irvine Welsh, Frederic Beigbeder, William Burroughs, Nick Cave, Chuck Palahniuk e molti altri. Fondò inoltre la casa editrice “Ultra.Kultura”, che pubblicò numerosi libri radicali e controversi che furono messi al bando più volte nel Paese. Anche per questo, si trasferì a Londra, dove morì per cancro spinale nel 2007.

Mikhail MikeNaumenko (36 anni)

A differenza della maggioranza dei poeti rock russi, Naumenko cominciò a scrivere le sue canzoni in inglese, e solo in seguito passò al russo. Era un grande fan di Bob Dylan, Lou Reed e Marc Bolan, e alcune delle sue canzoni sono dei rifacimenti in russo delle loro composizioni. Venne perfino soprannominato dai suoi fan “il Dylan di Leningrado”. Le sue canzoni erano piene di immagini argute, cupe e paradossali. Rendevano romantico lo stile di vita rock, tra bevute, viaggi e storie d’amore impossibili. Un suo contemporaneo scrisse che “Nei suoi versi la vita non è un tipo di sport, e nemmeno il tentativo di diventare più veloce, alto o forte. È, più di ogni cosa, una danza, un’esperienza di bellezza”.

Nel 1980 Mike fondò gli “Zoopark” (“Zoo”), che divennero uno dei gruppi rock russi più famosi degli anni Ottanta. Alla fine di quel periodo, a causa delle pesanti tournée e dell’uso, ancora più pesante, di alcolici, la salute di Mike peggiorò e la sua capacità di suonare ne risentì. Detestava, poi, la Perestrojka e lo stile di vita capitalista che promuoveva. Venne ferito mortalmente alla testa da alcuni malviventi che lo derubarono a tarda notte, mentre stava tornando a casa. A quanto sembra, gli assalitori non sapevano chi fosse la loro vittima. Morì, senza nessuno vicino, nel suo appartamento di San Pietroburgo il 27 agosto 1991.

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