Le 5 leggendarie canzoni russe che tutti conoscono nel mondo

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Sicuramente le avrete sentite e canticchiate. Ma sapete la storia di Kalinka, Katjusha, Kazachok, Trololo? E ricordate il bacio delle t.A.T.u?

Ogniqualvolta si vuole ricreare l’atmosfera russa in un film, la canzone più usata è sicuramente “Kalinka”. Basta farne ascoltare qualche nota, ed è subito Russia; così come mostrare la Torre Eiffel fa immediatamente sentire lo spettatore a Parigi.

Di solito si pensa che Kalinka sia una canzone popolare, ma in realtà ha un autore: è stata composta da Ivan Larionov nel 1860.

Anche “Kazachok” (“piccolo cosacco”), con il suo ritmo poco sofisticato può facilmente servire da facile stereotipo musicale russo.

È diventata molto popolare a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, quando il cantante bulgaro Boris Rubashkin scappò in Occidente e registrò la canzone per un’etichetta francese. Fiorirono varie edizioni, tra cui quella in italiano, presentata da una ventitreenne Dori Ghezzi al Cantagiro del 1969 e poi interpretata anche da Dalida. Nonostante le origini bulgare dell’autore, la canzone è considerata russa, perché fa riferimento alle danze tradizionali cosacche.

Katjusha” (che in russo non è un nome completo, ma solo il vezzeggiativo o diminutivo di Ekaterina; Caterina) fu scritta nel 1938 da Matvei Blanter (il testo è di Mikhail Isakovskij), ma divenne molto popolare solo durante la Seconda guerra mondiale. La canzone parla di una ragazza che soffre per la lontananza del suo amore, partito soldato per la lontana frontiera. Pare che una delle ragioni del successo sia stata l’omonimia con il mitico Katjusha, il lanciarazzi sovietico RS-132, che giocò un ruolo molto importante nel conflitto.

La canzone del 2002 “All the Things She Said” del duo russo delle t.A.T.u., composto da Lena Katina e Julia Volkova, diventò popolarissima. E non tanto per la qualità musicale, quanto per il video, con il discusso bacio lesbico tra due teenager in uniforme scolastica. La versione in russo si intitolava “Ja soshlà s umà” (“Sono uscita di testa”).

Quella in inglese è stata l’unica canzone russa capace di balzare fino al ventesimo posto negli Stati Uniti nella classifica Billboard Hot 100. Raggiunse la prima posizione in classifica nella UK Singles Chart del Regno Unito e in molti altri Paesi del mondo, tra cui l’Italia, dove venne presentata durante il Festivalbar, scatenando un vespaio di polemiche per il bacio saffico tra le cantanti sul palco dell’Arena di Verona, censurato in tv. 

La canzone senza parole “Trololo” è diventata largamente famosa nel mondo nel 2009, quando è stata caricata su YouTube, ma risale ai tempi dell’Unione Sovietica ed è in realtà un vocalizzo scritto da Arkadij Ostrovskij nel 1966 e intitolato “Sono molto felice, perché finalmente torno a casa”. Nell’interpretazione di Eduard Khil del 1976 è diventata un meme mondiale.

 

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