Nove regole sacre per la nobiltà russa a tavola

Dominio pubblico
Si accende una discussione sul bon ton durante un pranzo o una cena? Stupite tutti, spiegando quali erano le norme di galateo indispensabili tra i ricchi proprietari terrieri, nell’aristocratica Russia imperiale

“È possibile arrivare a pranzo e sedersi a tavola senza essere invitati a farlo”, scrisse il pensatore francese Hippolyte Auger (1797-1881), riguardo all’ospitalità russa. “I padroni di casa danno ai loro ospiti piena libertà, e per parte loro fanno quello vogliono, senza prestare attenzione ai visitatori.” Ma allora, per cosa era famosa l’ospitalità dei proprietari terrieri russi?

1. Grandi cene e chef stranieri

L’inizio del XIX secolo in Russia era un’epoca di proprietari terrieri e contadini. Mentre la vita di questi ultimi era molto spartana, i proprietari terrieri organizzavano cene sontuose, che si svolgevano nelle sale da pranzo imbandite, con l’intera famiglia presente. Il tavolo era preparato da servi appositamente addestrati, che cucinavano anche i pasti. I proprietari terrieri particolarmente ricchi avevano chef stranieri. Era qualcosa di cui vantarsi nei confronti dei vicini.

2. L’ora di pranzo

Il pranzo veniva consumato di solito a mezzogiorno o all’una. C’è un aneddoto su Paolo I (il figlio di Caterina la Grande, che fu imperatore dal 1796 al 1801, quando venne ucciso in una congiura). Dopo aver scoperto che la contessa Golovina iniziava il suo pranzo alle tre, l’imperatore (che si sedeva a tavola sempre alle 13 in punto) le mandò le guardie per imporle di anticipare di due ore.

“Negli anni immediatamente prima della guerra con Napoleone”, ricorda D. N. Begichev, “la maggior parte della gente pranzava all’una, alcuni più importanti alle due, e solo quelli alla moda pranzavano un po’ più tardi, ma mai dopo le tre”.

3. Pranzi di lavoro

Durante il pranzo e la cena, la gente non solo mangiava, ma si occupava anche degli affari. Si affrontavano vari temi di business, e spesso il proprietario terriero parlava con il suo amministratore della proprietà.

4. La disposizione degli ospiti

I posti a sedere avevano una grande importanza. A capotavola sedeva il proprietario terriero, alla sua destra sua moglie, e alla sua sinistra l’ospite più caro. Più una persona sedeva lontana dal proprietario terriero, più bassa era la sua posizione in società o meno significativa era la relazione che aveva con il padrone di casa. I servi seguivano quest’ordine anche nel distribuire le portate.

“A volte un lacchè non sapeva esattamente il grado di un visitatore e guardava il suo padrone con ansia. Bastava un’occhiata per metterlo sulla strada giusta “, scrisse un autore anonimo a un suo amico tedesco.

Tuttavia, i padroni superstiziosi erano severamente attenti al fatto che a tavola non ci fossero mai 13 commensali.

5. Le stoviglie

La qualità e il numero delle stoviglie dipendevano dal benessere materiale del padrone di casa. Di solito erano d’argento. Ad esempio, nel 1774, Caterina la Grande donò al suo preferito, Orlov, un servizio da pranzo che pesava più di due tonnellate (gli donò, se è per questo, anche il Palazzo di Gatchina). I tovaglioli avevano le iniziali del padrone di casa ricamate al centro.

6. Il servizio

I piatti erano serviti uno a uno, non tutti insieme. Questa tradizione fu presa in prestito dai francesi e dagli altri europei a metà del XIX secolo. Il vino veniva servito dopo ogni piatto, a eccezione del “vino comune da caraffa che si beve con l’acqua” (da “Etichetta del pranzo nel XIX secolo” di E. V. Lavrentiev).

7. Il brindisi dopo il terzo piatto

Di solito l’ospite più importante pronunciava il primo brindisi. Ciò avveniva non all’inizio del pasto, ma dopo che i piatti erano stati cambiati, per lo più dopo la terza portata. Se l’imperatore era presente al tavolo, faceva un brindisi alla salute della padrona di casa.

8. Fare conversazione

Non si poteva discutere di malattie, servi o relazioni uomo-donna al tavolo. Il silenzio a tavola era considerato maleducazione o un segno di cattivo umore. Le buone maniere erano espresse impegnandosi in una conversazione mondana leggera. Se due avevano un dialogo, dovevano parlare a voce abbastanza alta, affinché la conversazione fosse udita da tutti i commensali.

9. Dessert e segno della croce

Il segno della croce dava inizio al pranzo e il dessert lo concludeva. Venivano serviti frutta, caramelle o gelato. Alla fine del dessert, venivano date delle tazze ai commensali per sciacquarsi la bocca. L’usanza di sciacquarsi la bocca divenne alla moda alla fine del XVIII secolo. Gli ospiti potevano farsi il segno della croce anche alzandosi da tavola. L’etichetta richiedeva però che ci si alzasse solo dopo che lo aveva fatto l’ospite più di riguardo. Una visita di ricambio sarebbe stata fatta non prima di tre giorni dopo il pranzo. e non più di sette.

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