Scandalo doping, cosa rischia la Russia

11 dicembre 2016 Oleg Egorov, RBTH
Da uno terremoto senza gravi sanzioni fino all’espulsione dalle Olimpiadi invernali del 2018: le reazioni e i timori alla seconda parte del rapporto di McLaren. Ma i funzionari russi ribadiscono che si tratta di un’inchiesta imparziale
IAAF Olympic Games
La bandiera russa sventola sopra i cinque anelli olimpici. Fonte: AP

Un sistema di doping di Stato. Per permettere agli atleti di fare uso di sostanze illecite. È questo ciò che si legge nella seconda parte del rapporto stilato dall’avvocato canadese Richard McLaren sulla questione doping: un rapporto che di fatto chiarirebbe quanto già affermato nel primo documento, presentato a luglio. Secondo McLaren, dal 2011 al 2015 questo sistema avrebbe coinvolto il Ministero russo dello Sport, mentre l’insabbiamento sarebbe stato garantito dai servizi segreti russi (FSB).

Secondo il rapporto della Wada, sarebbero stati oltre mille gli atleti russi che avrebbero fatto uso di doping. Fra loro, anche i partecipanti alle Olimpiadi di Londra nel 2012 e di Sochi nel 2014. Secondo il testo presentato da McLaren, nelle provette di due campioni russi che hanno vinto quattro medaglie d'oro i livelli di sale superavano quelli fisiologicamente ammissibili. Ma queste, secondo la Wada, non sarebbero state le uniche violazioni e il caso coinvolgerebbe anche gli atleti paralimpici.

Mosca respinge le accuse

Dopo la pubblicazione del rapporto, l’ex ministro dello Sport e attuale vice primo ministro Vitalij Mutko ha dichiarato che la Russia non avrebbe potuto influenzare i risultati delle Olimpiadi in casa. Secondo Mutko, falsificare i test antidoping a Sochi sarebbe stato "irrealistico". 

"A partecipare erano organizzazioni sportive internazionali, era tutto sotto controllo”, ha affermato Mutko.

Nonostante il funzionario non respinga la possibilità di singoli casi di doping, egli nega con forza l’esistenza, in Russia, di un programma statale per sostenere l’abuso di sostanze vietate. "Non abbiamo bisogno di alcuna vittoria ‘sinistra’”, ha dichiarato Mutko all’agenzia Tass.

Anche Vitalij Smirnov, a capo della commissione antidoping pubblica e indipendente istituita in Russia nel mese di luglio dopo la pubblicazione della prima parte del rapporto McLaren, ha respinto la possibilità di un sistema di supporto del doping. Ha anche sottolineato che per molti aspetti le accuse sono basate sulla testimonianza di Gregorij Rodchenkov, ex direttore del laboratorio antidoping di Mosca. Rodchenkov ha confessato di aver organizzato test antidoping falsi, prima di emigrare negli Stati Uniti. Smirnov è convinto che la sua testimonianza non possa essere attendibile.

Le prospettive incerte

Non è ancora chiaro come si concluderà la saga del doping. Dopo la pubblicazione della prima parte del rapporto, era stata seriamente discussa la possibilità di espellere la Russia dai Giochi Olimpici di Rio. Alla fine, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) decise di sospendere solo atleti che erano già stati denunciati per doping oppure coinvolti nel grosso scandalo della Nazionale di atletica.

Ora la storia si ripete e non è detto che la Russia possa uscirne in maniera relativamente facile: è possibile che perda non solo il medagliere vinto a Sochi, ma anche la prospettiva di partecipare alle Olimpiadi invernali del 2018 a Pyeongchang. Aleksej Karpenko, avvocato ed esperto di diritto sportivo, ha detto a Kommersant che la Russia rischia l’annullamento di eventi internazionali sul suo territorio e l’espulsione delle sue squadre in diversi tipi di sport.

Andrej Smolenskij, direttore dell'Istituto di medicina dello sport dell’Università statale russa di educazione fisica, sport e turismo, ha detto che la retorica di McLaren si è "relativamente ammorbidita" rispetto all'estate: così, McLaren ha detto che la Russia negli ultimi tempi "ha fatto molte cose positive" nella lotta contro il doping.

"Non credo che il CIO impedirà alla Russia di partecipare alle gare - ha detto Smolenskij a Rbth -. Forse alcuni Paesi boicotteranno la partecipazione della Russia. Ma questa sarebbe già politica, non sport".

La parola al CIO

Qualunque sia la soluzione che adotterà il CIO, sarà questa a essere giuridicamente vincolante e non il rapporto McLaren, ricorda l'avvocato sportivo russo Artem Patsev. "McLaren stesso dice: ‘io sono una persona indipendente, ho giusto analizzato i documenti e tratto le mie conclusioni’. Non fa neanche raccomandazioni al CIO o alle federazioni sportive internazionali, trasmette solo i propri dati”, ha detto Patsev a Rbth.

L’avvocato ricorda che all’interno del CIO esiste una speciale commissione che indaga sull’esistenza o meno di un sistema statale russo di occultamento del doping. "Singole violazioni a livello di singoli atleti non dimostrano l'esistenza di un sistema antidoping - spiega Patsev -. Saranno i risultati della commissione del CIO a decidere se applicare sanzioni internazionali contro la Russia". Secondo l'avvocato, è la Commissione del CIO, piuttosto che la segnalazione di McLaren, ad avere l’ultima parola sul caso doping.

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