Doping, sotto accusa mille atleti russi

10 dicembre 2016 Aleksej Mosko, RBTH
Il mondo dello sport ripiomba nello scandalo. Secondo il capo della commissione indipendente istituita dalla Wada, gli atleti avrebbero agito con il supporto dei funzionari e dei servizi segreti della Federazione. Ma secondo i politici russi non ci sono prove
Lawyer Richard McLaren
L'avvocato Richard McLaren. Fonte: Reuters

"La copertura del doping in Russia ha raggiunto proporzioni senza precedenti": dopo una breve pausa autunnale, lo sport russo torna di nuovo sulle prime pagine dei media mondiali. La questione dello scandalo del doping, che sembrava essere smorzata dopo le Olimpiadi di Rio, è tornata ancora d'attualità dopo che il 9 dicembre a Londra l’avvocato canadese Richard McLaren ha presentato la seconda parte del rapporto preparato dalla commissione indipendente da lui guidata.

Cifre scioccanti

McLaren ha diffuso cifre veramente impressionanti. Secondo lui, più di mille atleti russi sarebbero stati coinvolti nella manipolazione dei test antidoping positivi dal 2012 al 2014. Inoltre, secondo McLaren, non agivano da soli, ma con il supporto dei funzionari e delle servizi segreti russi. La sostituzione dei campioni pare sia avvenuta a partire dai Giochi Olimpici di Londra del 2012 in tutte le principali gare, compresi i mondiali di atletica leggera di Mosca nell’agosto 2013. Le violazioni interesserebbero anche le Olimpiadi russe in casa, nel 2014 a Sochi: la commissione della WADA, secondo McLaren, ha trovato 96 provette alterate con campioni di atleti russi prese durante quei Giochi, e 21 dalle Paralimpiadi del 2014.

A Londra, McLaren ha concretizzato i risultati della prima parte del suo rapporto presentata il 18 luglio a Toronto. Allora, per la prima volta disse che durante le Olimpiadi in casa, il Ministero russo dello sport, con il supporto dei servizi segreti russi, avrebbe sostituito sistematicamente i campioni di urina non conformi con altri in regola. La Commissione indipendente guidata da McLaren ha raggiunto tali conclusioni basandosi sui dati degli esami di 11 provette di atleti russi conservati a Losanna. In tutti i campioni, gli esperti della WADA avrebbero trovato le tracce dell’insabbiamento.

McLaren, nel suo primo rapporto, si era basato sui fatti che l'ex capo del Laboratorio antidoping di Mosca Gregorij Rodchenkov aveva reso di pubblico dominio nell'intervista con il New York Times a maggio, in seguito alla quale venne istituita la commissione d’indagine sulle presunte violazioni sul doping in Russia, guidata da McLaren.

Dopo l'annuncio della prima parte del rapporto di McLaren, la WADA ha esortato a sospendere la Russia dalle Olimpiadi di Rio, ma il Comitato Olimpico Internazionale aveva deciso di non arrivare agli estremi. Tuttavia, sulla base delle informazioni diffuse dalla WADA, più tardi è stato impedito di viaggiare a Rio ai paralimpici russi. In risposta, i funzionari russi hanno detto che il rapporto non riporta prove concrete.

Ci sono prove?

Di scarsa concretezza viene denunciata anche la seconda parte della rapporto McLaren. "Non ci sono le prove": proprio questa è la frase che si sentiva pronunciare da politici e funzionari sportivi russi nelle prime ore dopo le dichiarazioni di McLaren. "Nel suo discorso, McLaren non ha detto nulla di nuovo circa il doping in Russia, ‘migliaia di atleti’ o ‘alcune lettere e testimoni’", ha scritto su Twitter il capo della commissione della Duma per l’educazione fisica e lo sport Mikhail Degtjarev.

L'irritazione russa è comprensibile, poiché si sperava che questa volta McLaren sarebbe stato più clemente. In più, nei quattro mesi successivi alla pubblicazione della prima parte, è stato fatto molto per salvare la reputazione dello sport russo.

Le misure anticrisi sono state condotte da una Commissione antidoping creata appositamente, dov’è stato invitato un membro onorario del CIO dalla Russia, l’81enne Vitalij Smirnov. Questa ha spinto per l'introduzione della responsabilità penale per l’incitamento al doping e l'espulsione del Ministero dello Sport russo dai fondatori dell’Agenzia antidoping russa RUSADA. Poco prima del discorso di McLaren a Londra, il capo della commissione Vitalij Smirnov, considerato tra i più autorevoli funzionari sportivi russi, ha dichiarato che McLaren è soddisfatto del lavoro svolto dai colleghi russi.

"La Russia quest'anno ha iniziato una formattazione del sistema antidoping. È sciocco che qualcuno ignori i nostri gesti”, ha detto il rappresentante della Commissione antidoping Sergeij Kushchenko.

McLaren, a sua volta, ha assicurato ai giornalisti che tutti i risultati del rapporto si basano su prove vere e non verbali. Allo stesso tempo, non ha rivelato i cognomi concreti dei coinvolti nella frode, dicendo di aver passato tutte le informazioni alla WADA e alle relative federazioni. Inoltre, la WADA ha lanciato un sito web dov’è possibile venire a conoscenza dei dati dell’indagine. I nomi degli atleti non vengono rivelati: sono sostituiti da un codice digitale.

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