Violenza sulle donne, la battaglia della Russia

25 novembre 2016 Svetlana Borisova, RBTH
Nel Paese non esiste ancora una legge che possa contrastare e prevenire i casi di maltrattamento. Ma le denunce sono in aumento
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Secondo una statistica del 2008, ogni anno in Russia circa 14.000 donne vengono uccise dai propri mariti o da persone a loro vicine. Fonte: Shutterstock

Nonostante il numero di denunce sia in aumento, a dimostrazione del fatto che sempre più spesso c'è chi trova il coraggio di dire "no", la violenza sulle donne in Russia, così come nel resto del mondo, continua a essere un problema diffuso. Nella Federazione infatti non esiste ancora una legge che possa contrastare e prevenire tale fenomeno. Attualmente le vittime di violenza domestica si ritrovano a dover raccogliere da sole le prove dei maltrattamenti, cercare testimoni, redigere la denuncia e seguire da vicino lo svolgimento delle indagini. Mari Davtian, del gruppo di lavoro per lo sviluppo di un progetto di legge federale nel consiglio del Ministero del Lavoro della Federazione Russa, ha commentato alla rivista Afisha.Gorod che dal 1993 il progetto di legge in questione è stato proposto quasi una quarantina di volte. Ma non è mai stato approvato nemmeno il primo step. "Il problema sta nel fatto che nell'iter sono coinvolti diversi dipartimenti che si rimbalzano le responsabilità a vicenda", ha spiegato Davtian.

Tuttavia, così come aveva dichiarato a Rbth Marina Pislakova, direttrice del Centro Nazionale per la Prevenzione della Violenza "Anna", negli ultimi anni anche in Russia si sta registrando un aumento delle denunce da parte delle vittime. "Nel nostro Paese sta crescendo l'attenzione riservata a questo problema e c'è una maggior consapevolezza che lo Stato e la società devono intervenire per fermare queste situazioni - aveva detto -. C'è  una diffusa voglia di dire basta. Di porre fine alle violenze, anche se i numeri sono ancora troppo bassi rispetto ai soprusi che effettivamente si verificano".

Secondo le statistiche del Ministero russo degli Interni pubblicata nel 2008 (difficile trovare dati più recenti), i casi di violenza riguardano una famiglia su quattro. Ogni anno circa 14.000 donne vengono uccise dai propri mariti o da persone a loro vicine. E stande alle statistiche del centro di aiuto per le donne e i bambini Violenza Domestica, il 40% dei delitti avviene all'interno dell'ambito familiare. Ma il 70% delle vittime non cerca aiuto e il 97% dei casi di violenza domestica non arriva a processo. Secondo gli psicologi, è soprattutto il timore del giudizio da parte della società che frena le donne dal denunciare i maltrattamenti. Lo conferma anche la storia di Irina, commercialista, che per anni ha subito in silenzio la furia del marito. "Non potevo parlarne con nessuno perché mi vergognavo – ha confessato a Rbth -. E quando mia suocera mi chiedeva come avevo fatto a causarmi quegli ematomi, preferivo mentire. Mi rendo conto che io stessa mi rifiutavo di accettare che tutto ciò che stava accadendo, stava accadendo sul serio. Cercavo di dimenticarlo e di continuare a vivere con mio marito come se non fosse successo nulla".

Ma chi ha trovato il coraggio di denunciare c'è: nel luglio scorso la giornalista ucraina Anastasiya Melnychenko ha raccontato al mondo la sua storia di abuso sessuale, avvenuta quando aveva sei anni. Una confessione fatta attraverso Facebook e rimbalzata sui social network con l'hashtag #yaNeBoyusSkazat (non ho paura di parlare), e che ha dato il via a un'ondata di storie di donne vittime di violenza. Dopo il suo sofferto racconto, centinaia di donne ucraine hanno pubblicamente denunciato i casi di violenza e sono state seguite anche in Russia attraverso Facebook, con l'hashtag #yaNeBoyusSkazat. Sollevando un grido di ribellione per dire "no" alla violenza sulle donne.

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