Le violenze sugli animali e quelle pene non ancora sufficienti

09 novembre 2016 Oleg Scripnik, RBTH
Il caso di due ragazze che a Khabarovsk hanno brutalmente torturato e ucciso alcuni cani e gatti, postando poi le immagini sui social network, ha indignato la società russa. E ora ci si interroga su quali provvedimenti possono essere adottati per evitare che si ripetano simili barbarie
Rally against animal abuse in Khabarovsk
Manifestazione per la difesa degli animali. Fonte: Dmitrij Morgulis / TASS

Prima li hanno adottati. Poi, davanti alla videocamera, li hanno barbaramente torturati e uccisi. Postando gli sconvolgenti selfie su internet. È successo a Khabarovsk, a oltre seimila chilometri da Mosca, dove due ragazze, dopo essersi fatte affidare dei cani e dei gatti da alcune strutture di accoglienza, hanno straziato i loro corpi e li hanno postati sui social network, scatenando l’indignata reazione della società. Dopo questo ennesimo episodio di violenza sugli animali, diversi gruppi di animalisti hanno firmato petizioni e pubblicato sui social post di accusa, chiedendo per le due giovani la reclusione in carcere. Il 20 ottobre è quindi stato avviato un procedimento giudiziario contro le ragazze.

Maltrattare gli animali in Russia è un reato perseguibile dalla legge, ma a detta di molti di rado si viene puniti e quando ciò accade la pena è immeritatamente blanda. “La tutela degli animali è prevista da uno degli articoli del codice penale”, spiega Irina Novozhilova, direttrice di “Vita”, uno dei maggiori centri per la tutela dei diritti degli animali. “Ma non basta, c’è una sorta di vuoto legislativo”.

La legge

“Un immenso numero di spaventosi casi resta impunito”

“Le pene previste per crudeli maltrattamenti inferti agli animali sono molto lievi e la polizia di solito preferisce non prendere in esame le denunce di simili casi”, dicono dalla Fondazione di beneficenza “Umka”. “Un immenso numero di casi spaventosi resta impunito”, puntualizzano dall’associazione “Tutela degli animali” di Tikhvin, a nord di Mosca.

In base all’articolo 245 del Codice penale della Federazione Russa, per crudeli maltrattamenti inferti a un animale si può incorrere in una multa che arriva fino a 80mila rubli (1.271 dollari), commutabile in sei mesi di arresto. Se a infierire sugli animali è un gruppo composto da più persone, l’entità della multa sale fino 300mila rubli (4.769 dollari) ed è prevista una pena restrittiva della libertà di due anni. Tuttavia, nella realtà assai di rado vengono comminate pene severe. Secondo i dati in possesso dell’archivio degli atti giudiziari “RosPravosudie”, negli ultimi 10 anni avrebbero avuto luogo non più di 700 udienze relative a questo articolo di legge. Il più delle volte gli assassini di animali vengono assolti.

All’esame della Duma di Stato sono stati sottoposti disegni di legge più severi con formulazioni meno vaghe, ma per ora nessuno è stato ancora approvato. Probabilmente il problema sta nel fatto che gli animalisti hanno deciso di lottare non solo contro i sadici, ma anche contro gli imprenditori che fanno affari con gli animali.

“A boicottare i progetti di legge sono i lobbisti - afferma Irina Novozhilova -. I governatori delle regioni del nord, i proprietari di aziende di pellicce, e persino le facoltà di Biologia delle università hanno protestato. Certe limitazioni rappresenterebbero un duro colpo per loro”.

L'indignazione della società

L’inerzia dello Stato nelle questioni che regolano il diritto è compensata dall’attivismo delle organizzazioni della società civile. Le ragazze di Khabarovsk sono state individuate attraverso alcune fotografie e di loro si è occupata la polizia. La petizione che chiede l’incriminazione delle due giovani ha raccolto 420mila firme: le due amiche rischiano ora fino a due anni di reclusione.

Le iniziative portate avanti da gruppi di cittadini tuttavia hanno sortito alcuni effetti: negli anni 2008-2009, dopo che era stata intrapresa una potente campagna sociale, in Russia è stata proibita la “caccia alle foche” che colpiva neonati e cuccioli di foca. E le proteste all’inizio degli anni Duemila hanno costretto le autorità di Mosca ad annullare uno show già previsto con una corrida.

Particolarmente duro è l’atteggiamento degli animalisti vero i dog hunter, volontari che sopprimono cani randagi ritenuti potenzialmente pericolosi: alcuni dog hunter hanno anche subito minacce e aggressioni. Il turbamento dei moscoviti davanti alla carneficina di massa che si consuma per celebrare il giorno di Eid al Adha (il Grande sacrificio), ha fatto sì che le autorità municipali di Mosca proibissero le uccisioni pubbliche di montoni. Mentre nel 2005 l’amministrazione di San Pietroburgo ha proibito l’accattonaggio con animali.

Ti potrebbe interessare anche: 

+
Metti "Mi piace" su Facebook