Plutonio, perché Mosca ha sospeso l'accordo con gli Usa

4 ottobre 2016 Oleg Egorov, RBTH
Secondo alcuni esperti si tratta solo di una mossa politica. Ma la fine della cooperazione tra Russia e Stati Uniti sulla questione nucleare è un segnale pericoloso che “rende il mondo meno sicuro”
nuclear fuel pellets
L’accordo prevedeva il riciclo di 34 tonnellate di plutonio per uso militare per trasformarle in combustibile ossido misto. Fonte: Sergej Fadeichev/TASS

Mosca sospende l'accordo con gli Usa sullo smaltimento congiunto del plutonio. Il 3 ottobre Putin ha firmato un decreto che interrompe l'intesa, iniziata più di quindici anni fa. Tra le ragioni alla base della decisione, "l'emergere di una minaccia verso la stabilità strategica, in seguito ad azioni ostili degli Stati Uniti e all’incapacità degli Stati Uniti di adempiere ai propri obblighi". Nell’aprile 2016, Mosca aveva già accusato Washington di non essere conforme alle condizioni previste dagli accordi.

La complessità dell'accordo

Sullo smaltimento congiunto del plutonio, non più necessario per scopi di difesa, la Russia e gli Stati Uniti avevano trovato un accordo nel 2000. Con questo, i due Paesi si impegnavano a riciclare 34 tonnellate di plutonio per uso militare e trasformarle in combustibile ossido misto (MOX, mixed oxide fuel). Tale metodo di lavorazione non lascia la possibilità di tornare al plutonio da armi.

Secondo l'analista politico Aleksej Arbatov, presidente del progetto "I problemi della non proliferazione" presso The Carnegie Moscow Center, sono sorti dei problemi durante l’attuazione dell’accordo. "La Russia ha costruito un impianto per la trasformazione del plutonio in MOX per le centrali nucleari – ha detto Arbatov a Rbth –. Gli Stati Uniti non lo hanno fatto".

Ufficialmente gli Stati Uniti continuano a impegnarsi con accordi sul recupero del plutonio, come riferito in aprile 2016 alla Tass da una fonte dell’amministrazione del Presidente degli Stati Uniti. Il problema è che Washington vuole disporre del plutonio in altro modo, senza elaborarlo in MOX. Questo suscita la sfiducia di Mosca: secondo quanto dichiarato da Mikhail Ulyanov, direttore del Dipartimento di non proliferazione del Ministero degli Esteri russo, il metodo di smaltimento proposto dagli americani lascia aperta la possibilità di riconvertire il plutonio per usi militari.

Il gesto politico e l'aumento dei rischi

Aleksej Arbatov ha detto che il dibattito sullo smaltimento del plutonio si trova davvero in un vicolo cieco. La sua sospensione formale, dettata forse da un deterioramento delle relazioni bilaterali russo-americane, non ha molta importanza. “È una formalità, ancora un altro gesto da parte della Russia per dimostrare che non abbiamo bisogno di cooperare con gli Stati Uniti. Come a dire: non volete? Non ce n’è bisogno”, ritiene l'esperto.

Allo stesso tempo, secondo Arbatov, la ridotta cooperazione tra Russia e USA in ambito nucleare rende il mondo meno sicuro. "In generale, è stata sospesa tutta la collaborazione tra Russia e Stati Uniti in tema di sicurezza dei materiali per armi nucleari, sia uranio che plutonio. Questo è molto negativo e preoccupante", ha detto Arbatov. L'esperto ritiene che mentre cresce a livello mondiale la minaccia del terrorismo e il rischio di sequestro di materiali nucleari da parte di estremisti, la mancanza di dialogo tra le due maggiori potenze nucleari del mondo mina ulteriormente la sicurezza nucleare globale.

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