Covid-19: come si vive nelle città russe a un anno dallo scoppio della pandemia

Il parco Zarjadje di Mosca, prima e dopo

Il parco Zarjadje di Mosca, prima e dopo

Evgenij Odinokov; Vladimir Pesnya/Sputnik
Buona parte delle restrizioni sono state eliminate e la vita sembra essere tornata quasi alla normalità, con qualche limitazione

Con lo scoppio della pandemia, alla fine di marzo 2020 la maggior parte delle regioni russe ha imposto il regime di autoisolamento. Per vari mesi la gente è rimasta chiusa casa, autorizzata a uscire solo per questioni strettamente essenziali come l’acquisto di cibo o medicine. A distanza di un anno e con buona parte dei paesi europei ancora in lockdown, la vita nella città russe sembra essere tornata alla normalità: sono state eliminate molte restrizioni e in tutto il paese hanno aperto vari punti di somministrazione del vaccino. 

Ecco come appaiono oggi le città della Federazione Russa.

1 / Groznij

Nel centro di Groznyj, 1° aprile 2020 e 17 febbraio 2021

Un anno fa, la Repubblica cecena ha chiuso le frontiere sia in entrata che in uscita. Alla fine di giugno 2020, le autorità locali hanno annullato il divieto di entrata e nel gennaio 2021 hanno riaperto cinema e piscine; a febbraio, l’uso di guanti e mascherine nei luoghi pubblici è diventato raccomandato, ma non obbligatorio. Tuttavia le persone con più di 65 anni devono rispettare ancora oggi il regime di autoisolamento. Alla fine di marzo 2021, sono stati registrati 11.500 casi di coronavirus, con 11.200 guariti. 

2 / Kazan

A sinistra, la via del Cremlino a Kazan, 31 marzo 2020; a destra, persone in strada a Kazan, 21 marzo 2021

Nei mesi più neri della pandemia, per uscire di casa a Kazan era necessario ottenere un permesso via SMS nel quale era indicato il numero del documento di identità, il luogo in cui si osservava l’autoisolamento e il motivo dell’uscita. Questi permessi sono stati revocati a metà maggio 2020. Attualmente le restrizioni in vigore limitano la capienza al 50% nei teatri e negli stadi, mentre bar e ristoranti devono chiudere da mezzanotte alle 6 del mattino (è consentito solo il take-away). Ancora oggi è obbligatorio l’uso di mascherine nei luoghi pubblici. 

A marzo dell’anno scorso, in tutto il Tatarstan si sono registrati appena 40 casi di covid; ad oggi i casi sono 19.000, 16.000 i guariti.

3 / Sochi

Krasnaja Poljana, 28 marzo 2020 e 22 febbraio 2021

Le immagini scattate un anno fa a Sochi mostravano piazze e strade vuote, hotel chiusi e piste da sci deserte. All’epoca nel Territorio di Krasnodar si erano registrati 85 casi di coronavirus. Alla fine di giugno 2020, le spiagge di Sochi sono tornate ad accogliere i turisti e gli alberghi hanno riaperto le porte ai villeggianti. Oggi la vita è tornata perlopiù alla normalità: sono consentiti gli eventi sportivi e le attività commerciali, pur con un numero limitato di partecipanti. Attualmente nel Territorio di Krasnodar si contano più 41.000 casi di coronavirus, con 36.000 guariti.

4 / Nizhnij Novgorod

Un abitante di Nizhnij Novgorod mostra il codice QR indispensabile per uscire di casa, 2 aprile 2020. A destra, la festa della Maslenitsa a Nizhnij Novgorod, marzo 2021

I residenti di questa città potevano uscire di casa solo con un permesso ottenuto via SMS: venivano dati loro 30 minuti per buttare la spazzatura e 3 ore per fare la spesa. All'epoca nella regione si contavano 80 casi. Ora, sono stati registrati in totale 105.000 casi, con 99.000 guariti. 

Oggi a Nizhnij Novgorod l'orario di apertura di bar e ristoranti è ancora limitato fra le 3 e le 6 del mattino (in questa fascia oraria è consentito solo l’asporto). Anche il numero di partecipanti agli eventi pubblici è ancora limitato: ai matrimoni, ad esempio, è consentito un numero massimo di 20 partecipanti.  

5 / Ekaterinburg

Il centro di Ekaterinburg, 2 aprile 2020. Lo show

Quando l’anno scorso la capitale degli Urali ha chiuso i parchi e i centri commerciali, nella regione si contavano 50 infezioni. Attualmente, sono stati registrati 80.000 casi (73.000 i guariti). Oggi è ancora obbligatorio l’uso delle mascherine e i locali notturni sono costretti a tenere le porte chiuse. Inoltre negli uffici un terzo dei dipendenti è costretto a lavorare da casa.

6 / Vladivostok

Un drone utilizzato per monitorare il regime di autoisolamento imposto a Vladivostok, 3 aprile 2020. Le celebrazioni della Maslenitsa a Vladivostok, marzo 2021

Nonostante gli appena 15 casi registrati, durante le prime settimane di pandemia i residenti della città dell’Estremo oriente potevano uscire di casa solo ottenendo un permesso via SMS, analogo a quello già descritto sopra; sul rispetto dell’autoisolamento, inoltre, vegliavano i droni.

La vita ha iniziato a tornare pian piano alla normalità ad aprile 2020, quando hanno riaperto i saloni di bellezza, seguiti dalle spiagge (a maggio). Gradualmente sono state tolte anche le altre restrizioni. 

Attualmente, il numero massimo di ospiti agli eventi privati non può superare le 50 persone. Nel territorio, sono stati registrati circa 42.000 casi di coronavirus, con 38.000 guariti.

7 / Krasnoyarsk

La Piazza del Teatro, 31 marzo 2020. Studenti dell'Istituto di Biologia Fondamentale e Biotecnologia dell'Università Federale Siberiana, 8 febbraio 2021

Gli studenti siberiani sono stati riammessi nelle università solo all'inizio di febbraio 2021, ma devono indossare ancora oggi la mascherina durante le lezioni. I locali notturni sono ancora chiusi, mentre i teatri e gli stadi sono autorizzati a funzionare al 75% della capacità. Un anno fa, nel territorio di Krasnoyarsk si contavano 30 casi di infezione. Alla fine di marzo 2021, i casi sono arrivati a 65.000, con 61.000 guariti. 

8 / Yakutsk

Un lavoratore delle Poste russe a Jakutsk regge uno striscione con la scritta:

Ancora oggi negli uffici della Yakutia può entrare solo il 50% del personale; il resto dei dipendenti deve lavorare a distanza. Gli eventi sportivi si svolgono ancora senza spettatori, mentre i ristoranti non possono organizzare banchetti per più di 15 ospiti. Un anno fa, qui si sono registrati 10 casi di coronavirus. Attualmente, se ne sono registrati 33.000, con 32.000 guariti.

9 / San Pietroburgo

La Piazza del Palazzo a San Pietroburgo, inizio aprile 2020. Cerimonia di inaugurazione della scultura in bronzo

La città più visitata della Russia sembrava così vuota senza turisti! Quando fu applicato il regime di autoisolamento, si contavano circa 300 casi di infezione. In totale, i casi registrati sono 39.000, con 37.000 guariti. Le discoteche sono ancora chiuse e il numero di ospiti alle feste è limitato. Le mascherine sono raccomandate anche nelle palestre e nei saloni di bellezza.

10 / Mosca

La Piazza Rossa di Mosca nella primavera del 2020 e del 2021

Il più alto numero di infezioni nel paese si è registrato a Mosca: alla fine di marzo 2020 si contavano qui più di 5.000 casi (in totale in Russia erano 5.000); più di un milione quelli registrati alle fine di marzo 2021 dall’inizio della pandemia (4,4 milioni in tutto il paese).

Un anno fa, gli uffici, le scuole e le università della capitale passavano alla modalità "online": tutto era chiuso, tranne i negozi di alimentari, con la gente che comprava disperatamente grano saraceno e carta igienica. Per diverse settimane, è stato possibile uscire di casa solo con un permesso speciale QR. Le restrizioni hanno cominciato a essere revocate nell'estate 2020. Attualmente, è obbligatorio indossare mascherine e guanti nei luoghi pubblici e non avere più del 50% di presenze agli eventi pubblici. A Mosca, i punti di vaccinazione gratuita sono aperti nei policlinici, nei centri commerciali e persino nei teatri.



Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie