La quarantena? Meglio passarla su un’isola tropicale: la folle avventura di un gruppo di amici russi

sergeykbn/instagram.com
L’idea è stata di un giovane blogger, che ha noleggiato una barca e si è trasferito con alcuni amici su un’isola deserta dell’Indonesia

La quarantena? Meglio passarla su un’isola deserta. Deve essere stato più o meno questo il pensiero balzato alla mente di Sergej Kabankov, blogger e fotografo, all’inizio della pandemia. Un’ipotesi che si è fatta via via più concreta con l’aumentare dei contagi e l’annuncio dei primi lockdown in tutto il mondo. E così Sergej, una vita in viaggio e 340.000 follower su Instagram, ha affittato una barca e un isolotto dell’Indonesia insieme a un’amica, Anyuta Rai, modella ai tempi dei social network, e si è trasferito a vivere in mare aperto con un gruppo di amici, con cui dividere le spese. 

“L’ipotesi di restare chiuso in casa per vari mesi non mi piaceva affatto - confessa il giovane -, così con degli amici abbiamo pensato che sarebbe stato molto più interessante trascorrere del tempo tutti assieme, magari su una barca”. 

I ragazzi (14 in totale, fra loro anche un medico) hanno quindi fatto scorta di cibo e mascherine. E sono partiti all’avventura. 

“Chi mi conosce crede che io sia pazzo - racconta su Instagram -, ma io non ci do troppo peso. Se ci avessi riflettuto qualche giorno in più, il nostro progetto sarebbe andato in fumo”. 

Una nuova vita in paradiso

Sergej, Anna e il gruppo di amici sono partiti all’inizio di marzo e hanno trascorso le prime due settimane di quarantena su un isolotto privato preso in affitto. 

"È incredibile quanto velocemente ci siamo acclimatati e ci siamo sentiti a nostro agio qui - racconta Sergej dal suo profilo Instagram -. I primi giorni li abbiamo trascorsi principalmente a creare uno spazio in cui vivere. Le cose si sono complicate quando mi sono fatto male a una gamba: per fortuna è stata una semplice distorsione, non una frattura, e posso già camminare normalmente. E in acqua sto benissimo, non mi fa male! Qui vicino c'è una barriera corallina stupenda, dove tutti i giorni facciamo delle lunghe immersioni".

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Карантин на острове 🏝 ⠀ Сначала я решил относится к этой затее, как к интересному квесту 🧩 Когда знакомые крутили пальцем у виска или стебали, я не обращал внимания. Сейчас эти же знакомые пишут, что хотят к нам 🤭 А я понял, как вовремя мы начали готовиться и что все было сделано и рассчитано правильно и очень точно. Если бы начали парой дней позже, то уже не успели бы все организовать. ⠀ Удивительно, как быстро мы здесь прижились и как внутренне комфортно здесь стало! Дальше у нас по плану совместный ужин, потом собрание и просмотр документального фильма ⠀ Чувствую себя в максимально правильном месте и времени и в полной гармонии со вселенной. ⠀ А ещё вчера посмотрел очень милое видео с невероятными морскими львами, которых осталось всего несколько тысяч и подумал, что сейчас опасности для них стало гораздо меньше.. возможно, когда все это закончится, мы сможем построить новый мир, гораздо лучше прежнего! 🌍 🙏🏽

Публикация от Sergey Kabankov (@sergeykbn)

La sera, il gruppo di giovani si riunisce per fare il punto sulla situazione e pianificare i giorni successivi. Le riunioni, dice Sergej, sono importanti per evitare conflitti: se ne è reso conto seguendo il corso di psicologia online al quale si è iscritto e che sta frequentando durante la sua quarantena sull’isola. 

"Sotto l'acqua limpida si entra in una dimensione completamente diversa, talmente quieta e bella che il tempo sembra fermarsi - racconta Anyuta -. Qui non esistono quarantena, ansia o cattive notizie… Mi sono già abituata al sapore del sale sulle labbra, ai capelli crespi e aggrovigliati, alla sabbia che ha lo stesso colore dello zucchero… Ci svegliamo con il canto degli uccellini ai primi raggi rosei dell'alba, guardiamo tramonti di fuoco e chiacchieriamo con le tartarughe".

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Русалочья жизнь она такая, я уже не представляю свою жизнь без затянувшихся свиданий с океаном🧜‍♀️🌊 Под водой цвета аквамарина абсолютно другое измерение, спокойное и не менее прекрасное, время здесь как будто замирает. А главное, никакого карантина, плохих вестей с земли, тревоги и минимальное влияние человекa. Скаты сегодня очень просили передать вам привет, а рыбы вообще не в курсе новостей, разговаривала с ними ❤️ ⠀ Я уже так привыкла ко вкусу соли на моих губах и запутанным кудрявым волосам, хрустящему песку цвета сахарной пыли, просыпаться от первых лучей розового рассвета и пения птиц, провожать апельсиновые закаты и разговаривать с черепахами. Природа так мудра, прекрасна и непостижима, просто нужно прислушаться и оглянуться вокруг💙🌊 ⠀ Хотите больше подводных фото? Смотрите сторис, там сегодня очень красивый подводный мир с очень опасными существами😱

Публикация от Anyuta Rai (@anyuta_rai)

Gli imprevisti ovviamente non mancano, così come vuole ogni avventura che si rispetti, e ci si ritrova ad affrontare qualche malanno e qualche puntura di medusa. Fortunatamente il medico del gruppo ha con sé l'occorrente per intervenire.

“Ogni giorno ci lanciamo alla ricerca di nuove avventure, nuotiamo fra acque cristalline e inseguiamo enormi pesci colorati… Approdiamo di nascosto su isole disabitate e apparentemente abbandonate. Ieri ci siamo imbattuti in una forte tempesta e in un cimitero di granchi, mentre oggi in mare abbiamo trovato delle enormi uova color argento, deposte da una creatura sconosciuta”, racconta Anyuta.

Gli imprevisti 

Il 15 aprile il gruppo è partito alla volta di alcune isole vicine da esplorare. Così come racconta Sergej, inizialmente si prevedeva di visitare un isolotto non lontano da lì, ma è arrivata la polizia in barca e ci ha detto che l’isola era chiusa ai turisti. 

“Così ci siamo spinti più a est… avevamo una lista di luoghi... ma ovunque si sono rifiutati di accoglierci”, racconta Sergej. 

Il 24 aprile il team ha ricevuto l'ordine di tornare al porto di Bali per sottoporsi al tampone e a due settimane di quarantena a bordo dello yacht: vietato scendere a terra o navigare fra le isole.

Alla fine, i viaggiatori sono riusciti a trovare un'isola sperduta con un hotel che ha accettato di accoglierli.

“Ci hanno ospitato fondamentalmente perché li stiamo aiutando a restare a galla in questa crisi, altrimenti avrebbero dovuto chiudere e licenziare tutto il personale - spiega Sergej -. Senza visitatori, la gente del posto rischia di restare senza soldi e senza lavoro. Probabilmente arriveranno le autorità locali, ci misureranno la temperatura e speriamo che ci permettano di trascorrere il periodo di autoisolamento qui”. 

Il giovane blogger non sa ancora quanto durerà questa loro avventura, o se sarà possibile proseguire il viaggio in barca, ma su di una cosa si dice certo: la quarantena su un'isola tropicale non è poi così male. "Visto quello che sta succedendo nel mondo, non possiamo lamentarci della nostra situazione", dice. Come dargli torto?

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