Sochi espelle i “turisti della quarantena”: in un giorno scacciati in 52 mila

Dmitrij Feoktistov/TASS
Troppi russi non avevano preso con la dovuta serietà il primo appello al contenimento del Covid-19, e invece di stare a casa in autoisolamento, dal 25 marzo si erano affrettati a raggiungere la celebre località balneare sul Mar Nero. Ma le autorità hanno mandato a monte i loro piani

Prima che Mosca, il 30 marzo, e a cascata molte altre regioni della Russia, decidessero di passare all’autoisolamento domestico ferreo con divieto di uscita dalle case, i russi, per il contenimento del Covid-19, avevano ricevuto una settimana di ferie pagate, come era stato annunciato da Vladimir Putin nel discorso al popolo del 25 marzo. “La cosa più sicura ora è rimanere a casa”, aveva detto il presidente, annunciando che la settimana dal 30 marzo al 5 aprile per la gran parte della popolazione sarebbe stata di riposo. Si presumeva che questa misura anti-coronavirus avrebbe ridotto il numero di persone per le strade delle città e sui trasporti pubblici, e che tutti se ne sarebbero stati a casa. Tuttavia, le cose non sono andate secondo i piani, ed è per quello che presto sono stati presi altri provvedimenti più restrittivi.

La notizia dell’inattesa “vacanza” è stata percepita da alcuni come un’occasione non pianificata di andarsi a divertire, e i felici russi hanno deciso di partire per il Sud: lo stesso giorno del discorso alla nazione il numero di prenotazioni di hotel sulla costa del Mar Nero, in particolare a Sochi, è aumentato di 3 volte.

Sono stati anche fortunati con i biglietti aerei: l’Aeroflot aveva appena drasticamente ridotto i prezzi dei voli all’interno della Russia (al fine di attirare in qualche modo i passeggeri a causa della cancellazione totale dei voli internazionali), con costi in picchiata del 40-60%. E anche altri vettori avevano fatto lo stesso. Di conseguenza, entro venerdì 27 marzo, 52 mila turisti si erano già riversati a Sochi, di cui solo 200 stranieri.

Un aereo in volo è stato fatto tornare indietro

Ma la felicità turistica non è durata a lungo. Il governatore del territorio di Krasnodar (di cui Sochi fa parte), Venjamin Kondratiev, vedendo questo sospetto impeto di interesse, ha prima chiesto ai turisti di non venire in città e poi ha vietato qualsiasi forma di intrattenimento: niente concerti, attrazioni, discoteche e cinema. Ha poi chiesto che anche tutti i ristoranti, i caffè, i bar, i centri commerciali e di intrattenimento e persino i parchi fossero chiusi per questo periodo. L’unica cosa che i turisti potevano fare era camminare e, apparentemente, solo intorno all’hotel dove risiedevano.

La misura più radicale è stata la cancellazione di tutte le nuove prenotazioni: il governatore ha semplicemente proibito agli hotel di accettare nuovi clienti. “I turisti che già vivono in hotel e resort non saranno sfrattati. Ma dal 28 marzo, check-in chiusi”, ha stabilito.

Ciò ha comportato varie conseguenze: i tour operator hanno iniziato a cancellare in modo massiccio i voucher. Ad esempio, un aereo con 147 turisti a bordo, in volo da Perm a Sochi il 27 marzo, è tornato a Perm proprio mentre era in volo, perché il tour operator ha annullato con urgenza tutti i voucher per questo volo charter.

Tuttavia, un numero significativo di turisti non ha voluto sentire ragioni e si è presentata alle porte dei resort. “Ma come si fa? Dai! Ho comprato i biglietti di andata e ritorno, e pagato l’hotel e ora voi mi dite ‘non dovevi partire’. Follia”, ha scritto Vitalij Demeshev sui social network, uno dei tanti che hanno raggiunto Sochi.

Ma dove mettere 52 mila turisti: quelli che si erano già precipitati a Sochi?

“Liberate le camere, subito!”

Molti hotel, nonostante le indicazioni delle autorità, hanno deciso di non fare distinzioni e hanno richiesto a tutti gli ospiti, anche a quelli che erano già presenti in precedenza, di lasciare le camere. Hanno cominciato a buttare le persone in strada nel cuore della notte, indipendentemente dalla data del loro biglietto di ritorno. “A notte fonda, circa 3 mila persone hanno lasciato l’hotel. I restanti, cioè altri 3-4 mila, devono lasciarlo entro mezzogiorno”, ha scritto un certo Sergej Sergeevich su Instagram.

Uno dei turisti ha anche detto che gli hotel si sono rifiutati di dare da mangiare: “Questa mattina ho mandato a colazione mia madre e mio figlio (era compresa nel prezzo). All’ingresso della sala c’era un guardiano che sbarrava il passaggio; niente colazione. Quando è stato chiesto se ce la potessero almeno dare al sacco, hanno detto che non avevano così tante scatole. Non hanno consegnato niente da mangiare, neanche in camera, né restituito il denaro. Da parte loro solo silenzio. Solo alle 4 del mattino il tour operator ci ha inviato un messaggio che avremmo dovuto lasciare le camere entro il 28 marzo.”

Il rientro a casa è stato organizzato solo per coloro che avevano acquistato un pacchetto completo, ovvero volo e alloggio. Gli altri si sono invece dovuti acquistare i biglietti di rientro a proprie spese, ma il loro prezzo era già molto più alto: la turista Jana Pardo ha raccontato a Interfax che aveva comprato il biglietto da Mosca per 6 mila rubli (70 euro), ma per quello di ritorno anticipato ne ha dovuti sborsare 32 mila (372 euro).

L’amministrazione comunale ha affermato che la maggior parte dei turisti ha accettato di lasciare Sochi volontariamente. Chi si è opposto, è stato autorizzato a rimanere in hotel ancora per qualche giorno gratuitamente, ma senza alcun servizio né cibo a disposizione.


Perché troppi russi ancora credono che il coronavirus sia come una normale influenza? 

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