Come entrare in Russia senza visto e persino senza passaporto

Turismo
EKATERINA SINELSHCHIKOVA
L’esperienza sarà breve ma intensa: per le anomalie di frontiera post sovietiche, in Estonia potrete entrare in territorio russo per un chilometro e poi per cinquanta metri. Ma attenzione: solo in macchina, senza fermarsi, e senza fotografare!

Per fare ingresso qui non c’è dogana, non c’è controllo di frontiera e, in generale, non c’è niente di niente. Non di meno, questo è territorio russo. Qui può entrare chiunque si trovi in Estonia, senza visto russo e senza dover mostrare il passaporto.

L’anomalia di frontiera ha un’estensione di 1,15 chilometri quadrati e viene chiamato “lo Stivale di Saatse” per la sua forma. Di fatto si tratta di una strada sterrata che collega due piccoli villaggi estoni: Sesniki e Lutepää. Per un intero chilometro di strada sarete in territorio russo.

Ma come è finito questo angolino di Russia nello Spazio Schengen?

Posti simili a questo nei Paesi ex sovietici non sono pochi, e sono tutti eredità dell’Urss. Alcuni villaggi, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la trasformazione delle suddivisioni amministrative in frontiere nazionali chiuse, sono rimasti isolati in modo molto scomodo. Così è accaduto per esempio con questo tratto di strada in mezzo alla foresta tra Sesniki e Lutepää che, fino al 2008 era l’unica alternativa per collegare i due paesini, ma che ufficialmente passa in territorio russo.

Due volte la Russia e l’Estonia hanno cercato di mettere fine a questa scomodità: nel 2005 e nel 2014. Hanno firmato degli accordi di frontiera che dovevano portare a degli scambi territoriali: la Russia avrebbe dato lo “Stivale di Saatse” a Tallinn e avrebbe ricevuto un territorio corrispondente da qualche parte nei boschi. Ma entrambe le volte la ratifica del documento è saltata sul più bello.

Il motivo del fallimento diplomatico è semplice: tutte e due le volte l’Estonia ha insistito sul fatto che il passaggio territoriale entrerà in vigore rimandando al Trattato di Tartu, stipulato il 2 febbraio 1920 tra Estonia e Russia Sovietica, dopo la guerra di indipendenza estone. In questo Trattato, in effetti, lo “Stivale di Saatse” sarebbe sotto il controllo di Tallinn, ma il problema è che ci sono anche altre differenze sostanziali rispetto all’attuale frontiera, che è quella amministrativa sovietica del dopoguerra. La Russia ritiene che basandosi sul Trattato di Tartu, l’Estonia potrebbe rivendicare altri territori (cosa che di fatto fa, persino nella propria Costituzione): circa 2.000 chilometri quadrati, tra cui le città di Ivangorod (Jaanilinn) e Pechory (Petseri).

L’Fsb vigila tra i cespugli

La Russia permette a tutti quelli che hanno bisogno di passare di transitare da questa strada, ma si può percorrerla solo su mezzi (senza sostare) e non a piedi. Se si violano queste regole, dal bosco escono subito le guardie di frontiera russe e vi portano nella più vicina cittadina per un interrogatorio e una multa.

Il travel blogger Dmitrij Malov racconta che il territorio a ovest della strade (quello sul lato estone) è di fatto totalmente separato dalla Russia e qui crescono funghi dappertutto, che attirano gli estoni. Subito a est della strada, invece, dalla parte della grande madre Russia, c’è il filo spinato e ci sono delle piccole costruzioni di legno nelle quali fanno la guardia gli uomini dell’Fsb. E se pensate di poter dare un’occhiata senza essere visti o addirittura di fare due passi, sbagliate di grosso.

“Il mio amico estone Mikk mi ha raccontato che le guardie di frontiera russa apparvero alla lettera da sotto terra quando una volta si era fermato in quella zona per fare un bisognino”, scrive su internet un certo g-egorov. A un altro estone del posto, un certo Lusti, è andata ancora peggio: “Sono dovuto rimanere a Krupa [un punto di frontiera russo] per 24 ore prima che mi riportassero a Värska, ma almeno non mi hanno fatto pagare nessuna multa”.

Il punto in cui si rientra in Estonia vicino a Lutepää è segnato da un cippo di confine e dal cartello con il limite di velocità di 70 km/h. “In Estonia sono molto severi in questo. Nel chilometro russo invece potete accelerare quanto volete”, racconta Malov.

Poco dopo Lutepää c’è un altro pezzo di strada di circa 50 metri che corre in territorio russo e che si può percorrere alle stesse condizioni. “Ho rallentato in mezzo alla foresta in questi 50 metri per fare un paio di foto, e subito, dal fitto fogliame, è uscita una guardia di frontiera che mi è venuta incontro”, ricorda il blogger. È stato un momento imbarazzante. Ti chiedi se si possa fotografare o meno, se si possa stare qui o no senza problemi, essendo tu cittadino russo, e quello intanto continua ad avvicinarsi. Decisi di andare avanti senza foto”.

Ma dopo neanche un chilometro fu la polizia estone a fermare Malov, per controllare che non fosse un contrabbandiere. “E, in effetti, chi mai potrebbe avere intenzione di andare, con una targa russa, tra Sesniki e Lutepää”, ride lui.

Come vivono i russi nelle città di confine con altri Stati?