In treno verso Ufa, dove Europa e Asia si incontrano

Turismo
ERWANN PENSEC
Situata vicino agli Urali, non lontano dal confine terrestre con l’Asia, la capitale della Baschiria fonde storia e cultura, tradizione e modernità. Per un viaggio indimenticabile

In un paese grande come la Russia, viaggiare è una questione di scelte: le destinazioni sono tante e le città quasi tutte belle. Ecco perché per il mio ultimo viaggio ho deciso di non ponderare troppo la meta, ma di decidere all’ultimo. E così, un giorno prima della partenza, ho fatto la valigia. Destinazion: Ufa, capitale della Repubblica di Bashkortostan, a 1.100 km a sud-est di Mosca.
Nonostante sia una città piuttosto grande, con quasi 1,1 milioni di abitanti, Ufa non è molto conosciuta e di rado viene menzionata sulla stampa. Situata in una regione prevalentemente musulmana, Ufa è il centro culturale e il cuore della storia dei Bashkir, il quarto gruppo etnico più grande in Russia dopo russi, ucraini e tartari.

Un viaggio pieno di colori

Subito dopo essermi sistemato nel vagone letto del treno, ho conosciuto Maria, 50 anni, una donna effervescente e dallo spirito vivace. Nonappena è venuta a sapere che sono francese e che non sono ancora sposato, ha pensato bene di informare l’intera carrozza. Maria andrà in pensione fra pochi mesi e progetta di lasciare Mosca e trasferirsi a Chelyabinsk con la famiglia.

Al mattino, il treno ha fatto una breve sosta a Samara e Maria ha colto l’occasione per comprare sulla banchina della stazione del pesce essiccato avvolto in carta da giornale. Secondo alcuni, si tratta di una tradizione che si sta piano piano perdendo. Ma non ne sarei così sicuro.
Stavo amabilmente chiacchierando con Maria, quando ci si è avvicinata una bimba di dieci anni, incuriosita dalla presenza di uno straniero sul treno. La madre della bambina, Yulia, si è unita alla nostra conversazione e ci ha raccontato di sé, delle sue lezioni di scacchi e delle prove di canto. Ci ha addirittura mostrato una foto in compagnia di Vladimir Putin e mi ha confessato di voler visitare la Francia, un giorno. Prima di lasciarci, mi ha chiesto un autografo sulla copertina di un libro. L’ho firmato, accanto alle firme di alcuni ufficiali dell’esercito e personaggi russi famosi.

Subito dopo ci siamo rimessi a contemplare la bellezza degli Urali dal finestrino. Davanti a noi scorrevano pittoreschi villaggi e maestuose montagne. Dopo 22 ore di viaggio, finalmente siamo arrivati a destinazione. Ed è giunto il momento di separarci.

Il fascino della Baschiria

Nel mio primo giorno a Ufa ho deciso di andare ad ammirare i principali monumenti della città, come la statua a Salawat Yulayev, eroe nazionale baschiro e poeta della seconda metà del XVIII secolo.

Tutto, per strada, è espresso in due lingue, russo e baschiro: dalle indicazioni alle insegne dei negozi, dalle fermate degli autobus ai nomi delle vie. Purtroppo, però, come mi hanno confermato alcune signore del posto, sempre meno gente oggi parla questa lingua.

Passeggiando, sono arrivato ai margini di una delle colline di Ufa. Una dozzina di piccole case in legno, costruite tra le macchie di cespugli lungo una strada sterrata, mi separavano dal fiume Balaya. All’improvviso sono stato avvicinato da un’aziana signora con un secchio in mano. Tyotya Lyuda (zia Lyuda, diminutivo di Lyudmila), sembrava sorpresa di vedere uno straniero con la macchina fotografica in mano da quelle parti. Dopo essermi presentato e aver scambiato due chiacchiere, la signora mi ha invitato ad ammirare la vista dal giardino di casa sua. Davanti ai miei occhi si apriva un quadro mozzafiato: la sua casa si affacciava infatti su un ruscello e all’orizzonte si intravedevano decine di casette colorate.

Dopo essermi accomiatato, mi sono avviato in direzione opposta, laddove mi attendeva la statua di Salawat Yulayev in sella al suo destriero.

E così mi sono ritrovato in un’enorme piazza di nuova costruzione, circondata da moderni edifici.
Il giorno dopo ho visitato il parco di Yakutov e quindi mi sono diretto verso nord a piedi. La città si è rivelata enorme, con ampie strade fino a sei corsie. Finalmente mi sono imbattuto in un negozio di souvenir che mi era stato consigliato il giorno precedente. Dopo aver fatto un po’ di acquisti, mi sono diretto verso Parco della Vittoria. L’atmosfera era vivace e allegra. Alcuni bambini giocavano ai piedi di una fontana, altri con le bolle di sapone.

Una passeggiata nel centro

Il giorno dopo ho deciso di visitare un altro famoso luogo di culto: la moschea di Tukayev. Costruita nel 1830, è stata la prima moschea della città, nonché il più importante centro islamico dell’intero paese fino agli anni Venti.

Quindi mi sono diretto verso il centro della città, dove svetta la bellissima Fontana delle Sette Ragazze, che rende omaggio a un’epopea locale che racconta la storia di sette giovani rapite da un gruppo di banditi. Per sfuggire ai delinquenti, le ragazze si sono gettate in un lago, dove sono annegate. Si dice che da quel momento in cielo siano apparse sette nuove stelle.

Non lontano da lì ci si imbatte in piazza Verkhnetorgovskaya, caratterizzata da edifici relativamente nuovi ma comunque affascinanti. È uno dei quartieri più alla moda della città, con un gran numero di negozi e ristoranti. Lì ho fatto scorta di mandorle e noci presso nel negozio di un rivenditore tagico, il che mi ha ricordato che l’Asia centrale non è poi così lontana. Quindi ho attraversato la piazza e sono andato da Sattvik, un ristorante vegetariano.
Avendo ormai poche ore a disposizione prima di andare all’aeroporto, ho deciso di abbandonare l’idea di visitare il giardino botanico e mi sono concesso un tour al Museo nazionale della Repubblica della Baschiria, dove vengono raccontate la storia, le usanze, l’arte e la natura di questo territorio.

Dopo essere tornato in ostello e aver fatto la valigia, sono salito a bordo di una marshrutka e mi sono diretto verso l’aeroporto, portando per sempre con me nel cuore il ricordo di questa terra straordinaria.