Viaggio oltre le nuvole: i monti Altaj

Viaggio sui monti Altaj.

Viaggio sui monti Altaj.

: Anna Gruzdeva
Ghiacciai interminabili, discese a strapiombo, colline coperte di betulla nana. E la sera, per scaldarsi, una tazza di tè con ginepro e ribes. Tutto attorno, solo il silenzio. E la natura selvaggia e potente di questi monti dove ancora oggi si rifugiano gli sciamani

La fastidiosa pioggerellina era iniziata nel primo mattino. Gli scarponi da trekking erano freddi e bagnati, la tenda infangata e gli impermeabili non trattenevano più l'acqua. Dal cielo incombevano ostili nuvole grigie, talmente basse da coprire la cima dei monti. La speranza che la giornata appena cominciata ci avrebbe fatto stare all'asciutto era praticamente inesistente. Ma abbiamo comunque raccolto le nostre cose e ci siamo incamminati lungo il sentiero. Mancava l'ultimo tratto di strada verso casa, verso la civiltà, verso gli uomini. Era il nostro 14esimo giorno nei tranquilli e severi monti Altaj, a sud della Siberia.

L'inizio del viaggio: Madre Altaj

“Dove andate?! Lì ci passa solo una quarantina di persone all'anno, avete una mappa?”. Il guardiano di un parcheggio nel villaggio di Tyungur, da dove inizia la maggior parte delle escursioni sugli Altaj, ci osservava con sguardo preoccupato e dubbioso.

L'itinerario più tracciato in questa regione è la passeggiata sotto il Belukha, la montagna più alta della Siberia, la cui cima innevata è visibile già dall'autostrada Chujskij Trakt. Lungo il cammino si incontrano il fiume Kucherla, il valico Karatyurek, le pianure Yarlu e dei Sette laghi, il lago Akkemskij e tantissimi turisti.

Il nostro percorso invece passava attraverso luoghi quasi non frequentati da uomini: i passi Yoldo-Airy (2.900 metri), Kuragan (2.700) e il Grande Kalagashskij (3.000), il tratto Elan, il fiume Abiak, i ghiacciai. Ovviamente non sono posti per cui si può dire che "nessun uomo ci ha mai messo piede", ma proprio questi luoghi, così selvatici e incontaminati, quasi senza sentieri o campi base segnalati, aiutano a capire che cosa intendono per Madre Altaj gli abitanti indigeni di questa regione, che ancora oggi si recano su queste montagne e celebrano qui i loro riti sciamani.

Abbiamo iniziato il cammino a metà agosto e abbiamo subito pensato che se Peter Jackson fosse venuto anche solo una volta sugli Altaj, forse avrebbe deciso di girare il “Signore degli anelli” o “The Hobbit” in Siberia.

Avventura ad alta quota: lo straordinario paesaggio dei monti AltajAnna GruzdevaAvventura ad alta quota: lo straordinario paesaggio dei monti Altaj
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La taiga sotto i piedi

“Ma che ci faccio qua?” Questa è la domanda che ti ripeti per i primi due giorni, quando lo zaino di 25 kg pesa dolorosamente sulle spalle e le gambe formicolano per gli scarponi nuovi e l'insolito carico. Ti manca l'abituale caffè il mattino, l'acqua calda per lavare i denti e ti viene ancora voglia di inviare sms.

Ma questi due giorni passano, gli Altaj ti prendono e tu li accetti. Ti sdrai sull'umido tappeto naturale di muschio di taiga e ti sembra più morbido di tutti i letti del mondo. Cammini a piedi nudi su un lago ghiacciato per sentire le pietre ruvide sul fondo e le scivolose radici degli alberi che scendono in profondità. Ti arrampichi tra i massi e senti il piacere dei muscoli di mani e piedi che tirano. Dimentichi il gusto del caffè e il lavoro, il telefono e l'e-mail sembrano qualcosa di lontano e non reale.

Il "kit turistico" quotidiano sono enormi ciottoli con cui ti sfreghi le mani, la rugiada che bagna gli stivali il mattino, i duri rami di betulla nana per colpire il viso, bestie selvatiche che speri di non incontrare sul percorso, il porridge, il sacco a pelo umido. Ma nonostante tutto pensi all'Altaj non come ad un ostacolo, ma come a un grande Paese siberiano di montagna, per il quale hai avuto la fortuna di ricevere il visto.

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Oltre i monti le montagne

Abbiamo superato il nostro ultimo valico, il Grande Kalagashskyij: una ripida salita, dove piccoli e aridi sassi ti trascinano verso il basso mentre sei costretto a schivare i grandi massi sopra di te e a pregare. La cima è il sospiro di sollievo della salvezza. Il vento tra i capelli. Il paesaggio di montagna che vorresti scolpire nella memoria come un'incisione rupestre. Una tazza di tè con ginepro e ribes. Una discesa a strapiombo sulla corda quasi senza guardare di sotto per la paura, un ghiacciaio interminabile che bisogna scalfire con gli stivali per aggrapparsi e non volare di sotto, colline con boschetti di betulla nana: giungle siberiane in cui si rende necessario il machete. La sera, come premio per aver passato il valico, cuociamo pigne sul fuoco, calde, resinose e morbide al gusto. Poi il sonno profondo.

Ad Haiti esiste il proverbio: “Oltre i monti, le montagne”, a significare che passato un centinaio di ostacoli, ne sorgeranno altri cento di nuovi. Sull'Altaj si può prendere questo proverbio alla lettera. Ogni sentiero, ogni cedro, ogni montagna, tutto qui tende verso l'alto. Anche ogni viaggiatore che passa per di qua cerca di tendere verso l'alto insieme a loro, per vedere le montagne dell'Altaj, che si ergono qui da centinaia di anni, e per tornare, a un certo punto, giù verso casa.

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