A Mosca sulle tracce di Boris Pasternak

L'Arco di Trionfo di Mosca, citato nel romanzo “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak (Foto: Lori / Legion Media)

L'Arco di Trionfo di Mosca, citato nel romanzo “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak (Foto: Lori / Legion Media)

Il nome dello scrittore è indissolubilmente legato alla capitale russa: un tour lungo le vie della città, per ripercorrere i luoghi dove hanno preso vita i personaggi de “Il dottor Zivago”

“Per il sognatore e il nottambulo non vi è nulla di più caro al mondo che la città di Mosca”, scriveva Boris Pasternak, il cui nome è così indissolubilmente legato a Mosca, quanto quello di Fedor Dostoevskij a San Pietroburgo.

I ricercatori hanno studiato ogni singolo punto della mappa della capitale russa associato al grande poeta e autore del famoso romanzo “Il dottor Zivago” e hanno elaborato un itinerario a lui dedicato che abbraccia via Tverskaja e le aree circostanti.

Lo scrittore russo Boris Pasternak,
Premio Nobel per la Letteratura nel 1958,
autore de  “Il dottor Zivago”
(Foto: Ria Novosti)

Uscendo dalla stazione della metropolitana “Majakovskaja”, a due passi da via Tverskaja-Jamskaja, all’indirizzo Vicolo Oruzhejny 3A, si può scorgere una casa a tre piani con le pareti color giallo che sembra quasi perdersi nella miriade di banche e caffetterie.

Presenta, sulla facciata principale, una targa commemorativa che recita: “Il poeta Boris Pasternak nacque in questa casa il 29 gennaio del 1890”. La dimora non rimase tuttavia nei ricordi di Boris, giacché, l’anno dopo, la famiglia si trasferì nella casa del mercante Lyzhin, situata al civico 42 di vicolo Oruzhejny. La seconda dimora della famiglia Pasternak non si è conservata fino ai giorni nostri: al suo posto, ora, passa il Sadovoe kolco.

Il toponimo “ulitsa Tverskaja-Jamskaja” fa riferimento all’insediamento di postieri (jamshchik in russo), che un tempo sorgeva nei pressi della via: i postieri, al servizio del sovrano, conducevano veicoli trainati da cavalli progettati per il trasporto della posta.

Questo quartiere, noto allo scrittore fin dall’infanzia, viene citato anche nel romanzo de “Il dottor Zivago”: Komarovskij prenota una camera per Madame Guichard e la figlia Lara presso la pensione “Tsernogorie” in vicolo Oruzhejny.

Camminando lungo Sadovoe kolco fino a via Delegatskaja (che al tempo di Pasternak si chiamava vicolo Bozhedomskij), si può visitare il Seminarskij Park, il piccolo parco dove Boris camminava quando era ancora un bambino con la tata.

Vignetta di Paola Tavoletti
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de "Il dottor Zivago"

Ma torniamo in via Tverskaja-Jamskaja e percorriamola in direzione del Cremlino. Alle nostre spalle avremo la piazza della stazione Belorusskij (che a quel tempo si chiamava Brestskij), davanti alla quale sorgeva l’Arco di Trionfo, prima che venisse trasferito nella sua attuale posizione. Anch’esso viene citato nel romanzo: “Madame Guichard acquistò una piccola impresa, la sartoria Levictaja, nei pressi della Porta Trionfale”.

Arriviamo fino a Piazza Pushkin e imbocchiamo il vicolo Bolshoj Putinkovskij. Qui, al numero 5, sul territorio dell’antico Monastero Strasnoj (il Monastero della Passione), si trovava la redazione della rivista letteraria Novyj Mir (Mondo Nuovo), fondata nel 1925 dal quotidiano Izvestia. Il monastero si estendeva su tutta la superficie che oggi è occupata dalla piazza e dal cinema Rossija.

Di tutti gli edifici del monastero si sono conservati solo gli ex alloggi monastici (vicolo Malyj Putinkovskij, numeri 1 e 2), dove la redazione della rivista Novyj Mir fu trasferita negli anni ’60 e si trova ancora oggi.

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la San Pietroburgo
di Dostoevskij 

Boris Pasternak instaurò una stretta collaborazione con la rivista, che pubblicò alcune sue poesie, un capitolo del poema “L’anno 1905” e il poema “Il luogotenente Schmidt”. La redazione si sarebbe dovuta occupare anche della pubblicazione del romanzo “Il dottor Zivago”, ma alla fine ciò non avvenne per motivi ideologici. Fu proprio nella redazione di Novyj Mir che Pasternak conobbe Olga Ivinskaja, con la quale lo scrittore ebbe una complessa e stravolgente storia d’amore. Molti studiosi ritengono che Olga Ivinskaja abbia ispirato il personaggio di Lara de “Il Dottor Zivago".

La prossima tappa del nostro itinerario è un tipico edificio moscovita del XVIII-XIX secolo, al civico 25 di viale Tverskoj, che oggi ospita l’Istituto letterario. Nel 1932, Pasternak ricevette un appartamento al primo piano della dépendance di questo edificio. Lo scrittore non vi visse praticamente mai; cedette l’appartamento all’ex moglie Evgenia e al figlio Zhenija, andandoli spesso a trovare.

Sempre lungo viale Tverskoj, dietro al teatro A. S. Pushkin (viale Tverskoj, 23), c’era una caffetteria senza nome, soprannominata, per la forma del suo padiglione, “Café grec”. Il locale era uno dei luoghi prediletti da Pasternak per darsi appuntamento con gli amici. In questa caffetteria, Boris Pasternak ascoltò per la prima volta il poema “Vladimir Majakovskij”, durante una lettura d’autore.

Giunti alla fine del viale, prendiamo via Bolshaja Nikitskaja. Qui si trova il Conservatorio di Mosca, dove Pasternak si iscrisse nel 1905, mentre studiava al liceo, e in cui si diplomò per corrispondenza. Nell’ala sinistra del conservatorio c’è una caffetteria, dove, ordinando una tazza di caffè è possibile sfogliare le pagine de “Il dottor Zivago” e trovare numerosi riferimenti su questa strada.

Agli inizi del XX secolo, i primi numeri civici su entrambi i lati di questa via erano occupati dall’edificio dell'Università statale di Mosca, dove Pasternak si iscrisse nel 1908 per studiare alla Facoltà di Giurisprudenza. Nel 1909, tuttavia, chiese il trasferimento per frequentare la Facoltà di Storia e Filologia. Attualmente, quasi tutte le facoltà dell’Università statale di Mosca sono state spostate nel complesso di Leninskie Gory. Nelle vicinanze di Bolshaja Nikitskaja sono rimaste solo le Facoltà di Giornalismo, Psicologia, Arte e l’Istituto di studi asiatici e africani.

Bolshaja Nikitskaja termina in via Mokhovaja, in prossimità di Piazza del Maneggio e del Cremlino, a cui Pasternak dedicò due poesie: “Su Ivan il Grande” e “Il Cremlino nella bufera della fine del 1918”.

Ma noi svoltiamo a sinistra e, dopo aver percorso un centinaio di metri, ci troviamo di nuovo in via Tverskaja. La percorriamo fino a vicolo Kamergerskij. L’attrazione principale della zona è il Teatro d’Arte di Mosca, un altro edificio strettamente legato al destino di Pasternak. È qui che Vladimir Nemirovich-Danchenko avrebbe voluto mettere in scena un allestimento dell’“Amleto”, basato sulla traduzione di Pasternak, che alla fine, però, non vide la luce. Venne messa in scena, invece, la “Maria Stuarda” di Schiller, alla cui traduzione il poeta russo aveva lavorato dal 1955 al 1956.

Vicolo Kamergerskij ricopre un ruolo speciale nel romanzo de “Il dottor Zivago”. Pasha Antipov si incontra con Lara, prima che ella spari a Komarovskij, in una stanza del palazzo che sorge accanto al Teatro d’Arte. È proprio qui che, da una slitta, Zivago vede “la candela bruciare sul tavolo”. Ed è qui che, ironia della sorte, Yuri trascorrerà i suoi ultimi giorni. Lara vedrà la bara con il suo corpo nella medesima stanza.

Oggi, vicolo Kamergerskij è una zona pedonale, piena di ristoranti e caffetterie per tutti i gusti. È qui che si conclude la nostra passeggiata in giro per Mosca sulle tracce di Pasternak, anche se essa potrebbe benissimo continuare. Ad esempio, l’Arbat con tutte le sue viette, il villaggio degli scrittori di Peredelkino, le strade del ponte Kuzneckij, e molti altri quartieri rimarranno per sempre nel “muscolo esausto del cuore” del poeta.

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