A Perm, frontiera d'Europa

Viaggio nella città alle pendici degli Urali, i monti che segnano il confine tra Vecchio Continente e Asia

Perm si trova alle pendici degli Urali ed è, in senso strettamente geografico, l’ultima città d’Europa. Ekaterinburg, che viene dopo andando verso Oriente, è già oltre i rilievi montuosi e quindi si trova in Asia. D’altra parte, mentre tutto il mondo è sicuro che l’Europa finisca a Perm, i suoi abitanti sono convinti del contrario: qui siamo appena all’inizio.

Perm deve tra l’altro la sua nascita alle vette che segnano così ferocemente il confine tra l’Asia e l’Europa. All’inizio del Settecento qui venne posta una delle prime fonderie di rame. Man mano che la produzione prese piede la popolazione iniziò a crescere e ben presto l’imperatrice Ekaterina II firmò un decreto sulla costruzione della città di Perm che ruotasse intorno alla fonderia.

Nel corso dei secoli la città si sviluppò come polo industriale, pertanto non stupisce che i proletari di Perm avessero accolto con entusiasmo la Rivoluzione di Ottobre. Nel 1940 la città venne rinominata Molotov, ma non per molto; già alla fine degli anni Cinquanta le venne restituito il nome precedente. Ora Perm è una delle città leader dell’industria pesante russa.

Tuttavia da qualche anno cerca affannosamente di liberarsi di quest’immagine di capitale industriale della Russia per ottenere un nuovo riconoscimento: capitale della cultura. Può però una potente città industriale, strapiena di fabbriche e impianti, trasformarsi nel giro di un’ora nella splendente capitale degli incontri alla moda, della musica e dell’arte contemporanea?

Gli abitanti di Perm sono sicuri delle proprie forze, per questo si giocano tutti i loro assi: dagli oggetti di valore di sempre (per esempio gli dei in legno o i medaglioni di bronzo in “animal style”) all’arte contemporanea che ha già ottenuto il permesso di soggiorno nella stazione Rechnoj, ricostruita nei pressi del museo.

Pittori e musicisti vanno a Perm con lezioni e master-class e due volte all’anno la città accoglie le “Stagioni russe” di Diaghilev, un classico festival in ricordo del maestro russo. Non è un caso, dato che l’inventore dei celebri “Balletti russi” a Parigi visse per lungo tempo con la sua famiglia a Perm e terminò persino il ginnasio locale.

Perm segue la scia dei leader e, sull’esempio di altre importanti città russe, a giugno 2012 è comparsa in città una strada pedonale, l’Arbat di Perm. Per adesso è ancora un po’ selvaggia e provinciale: asfalto rattoppato, venditori ambulanti, un paio di mesterianti e un campo da gioco per bambini. D’altro canto la “pedonale” è già diventata parte integrante del percorso turistico, cingendo tutto il centro.

Il tragitto si chiama “Linea verde” e collega le più importanti bellezze storiche della vecchia Perm: le case dei mercanti, le cattedrali, i monumenti. In questa serie si sono logicamente inseriti i musei, come per esempio quello di etnografia locale, situato nel lussuoso palazzo del mecenate Meshkov, un vecchio benefattore della città. L’impressionante edificio con colonne e stucchi si trova proprio sulla riva del fiume Kama. I depositi e le sale del museo hanno ospitato tutti i tesori della secolare storia cittadina. Un po’ più lontano dal fiume, nel Museo delle antichità di Perm, si può vedere una vasta collezione paleontologica: gli scheletri dei sauri che diedero il nome a uno dei periodi del Paleozoico, e anche il leggendario mammut di Perm. Molto recentemente è comparso in città un percorso turistico alternativo, la “linea rossa”.

Con il colore della passione sono stati messi in evidenza i luoghi dei più sublimi drammi d’amore della città. Perm oltretutto non è interessante soltanto per le opere d’arte o le bellezze in pietra. Grazie a una storia singolare e a una favorevole posizione geografica qui sono nate tantissime personalità fuori dall’ordinario, molte dei quali sono diventate di per sé dei veri e propri monumenti della città.

Alexei Bessonov, per esempio, è un famoso comunista di Perm, un blogger infervorato e un attivista instancabile. Ama farsi chilometri di corsa al mattino e grazie alla sua salute di ferro è sempre pronto a scendere in campo per gli ideali del Partito comunista. Il politico è diventato più di una volta autore delle iniziative più incredibili; per esempio Bessonov propose di trasformare l’edificio dell’amministrazione municipale in un carcere giudiziario e riunì le unità di partigiani per la lotta contro le riforme alla cultura. L’attivismo di Bessonov è salutato con entusiasmo dai mass media locali, e il comunista è diventato già da tempo una leggenda cittadina.

Lo si può ammirare un po’ dappertutto: di mattina lo si vede, e non di rado, mentre corre per le strade principali della città, di giorno con un cartello davanti agli edifici governativi o in testa a qualche colonna che marcia.

Altra cosa è Aleksandr Zhunev, uno street artist di Perm che, stando alle sue due precedenti lauree, non è affatto un pittore, ma piuttosto un economista e un geologo.

Quando però nel 2008 disegnò il primo graffite della sua vita, capì per cosa era nato. Ora gli appassionati dell’arte di strada vengono da ogni angolo a guardare i suoi lavori. Se a Perm vedete un ritratto di Esenin alto come un edificio a 10 piani oppure Gubka Bob in una cabina elettrica o ancora delle cabine telefoniche a forma di testa di pesce o gatto sappiate che qui è passato Sasha Zhunev con le sue bombolette. Ed è un vero peccato non fare un salto nei posti dove è stato Sasha!

Ecco Mikhail Shmakov, che fin dall’infanzia non amava Perm. La città gli sembrava grigia e sinistra. Stancatosi di questa sensazione Misha partì insieme alla moglie per farsi un giro intorno al mondo. Al momento i coniugi hanno già attraversato l’Africa e l’America del Sud. Ora però, dopo aver percorso metà del globo terrestre, Misha ci confida che non vuole più abbandonare la città natale per sempre. “Un paradosso: dopo che fatto il giro di migliaia di città ho realizzato che sono stato fortunato a nascere a Perm - confessa. - L’ho odiata per tutta la vita e soltanto ora inizio ad amarla per l’atmosfera confortevole, la provincialità, l’essere così comune e selvatica”.

La “selvaticità” di cui parla affettuosamente Misha si manifesta in molti aspetti.

La città cinge le fitte foreste degli Urali, le scure e profonde acque della Kama, il grande fiume che divide Perm in due parti. Adesso però la città è spaccata in due non soltanto dall’acqua; anche i suoi abitanti l’hanno separata in due fazioni: alcuni sognano che la città si trasformi definitivamente in una capitale culturale, altri proteggono la vecchia Perm delle fabbriche industriali. Come far felici gli uni senza togliere agli altri? Non siamo noi a dover lottare per questo problema. Una cosa è chiara: a Perm c’è molto che bolle in pentola ed è senza dubbio interessante esserne testimoni.

Ekaterina Balakina è una blogger e corrispondente di “Echo Permi” (L’eco di Perm)

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