Nella città fantasma di Korzunovo

La città fantasma di Korzunovo, nel Nord della Russia, al confine con la Norvegia (Foto: Anton Panin / Vyacheslav Vazyulya)

La città fantasma di Korzunovo, nel Nord della Russia, al confine con la Norvegia (Foto: Anton Panin / Vyacheslav Vazyulya)

Nata per rispondere alle esigenze dell'esercito sovietico, la località sulla frontiera norvegese, dove Yuri Gagarin prestò servizio per tre anni, è oggi un centro semi-abbandonato dove i pochi abitanti vivono sulla scia dei loro ricordi

In Russia ci sono circa ventimila città fantasma: zone costruite intorno a località strategiche o a ricchi giacimenti minerari. Ora declassate fino a diventare luoghi del tutto dimenticati. La storia più frequente è legata alla lenta morte di queste città nate durante la corsa sovietica agli armamenti, durante i grandi progetti edilizi e nell’era che ha visto nascere la Commissione Statale per l’elettrificazione del Paese.

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Il crollo dell’Unione Sovietica lasciò molte aziende prive di finanziamenti e il solo patriottismo, il motore trainante del progresso sovietico, non fu più sufficiente a mantenerle in attività. L’etichetta provocatoria di "città fantasma" nasconde migliaia di storie umane, di partenze e abbandoni, traslochi e attese di anni nella speranza di ottenere un appartamento in un’altra città. Traslocare oggi non è così insolito. Eppure, a differenza della maggior parte dei migranti, chi arriva da una città fantasma poi non ha una casa alla quale poter fare ritorno.

Le comunità online dedicate a queste città fantasma sono numericamente superiori al numero delle città stesse. Anche così, però, non ci sono molte informazioni sui centri abitati “morti” come Korzunovo, situato a 30 chilometri dalla frontiera norvegese, nel remoto Artico Russo, pressoché disabitato dopo che la guarnigione dell’Armata Rossa fu smobilitata. Non tutti sanno che Yuri Gagarin, il primo astronauta al mondo, prestò servizio per tre anni nella base dell’aeronautica militare situata proprio nei suoi pressi. Girano poi su Internet voci continue di “bande di fannulloni” che vivrebbero ancora nella città in rovina, rifiutando l’offerta di una sistemazione migliore nella vicina Murmansk.

La luce dei fanali illumina la neve che cade sulla strada ricoperta di ghiaccio. Il panorama invernale subpolare è costellato da scuri rilievi di alture e installazioni militari, edifici prefabbricati con finestre quadrate. Il paesaggio circostante ricorda il film "Stalker". La basse temperature sembrano quasi preservare le rovine circostanti: le statue dal naso rotto e le automobili arrugginite sono diventate una serie di oggetti da esposizione nel museo dell’era sovietica. Nell’oscurità, sotto la neve che cade, c’è un silenzio quasi distinguibile, poi all’improvviso si odono risate.

Alcuni ragazzini in tuta entrano di corsa attraverso la porta di un edificio a un piano solo. Su una panchina alcune bambine piccole con le fascette nei capelli se ne restano sedute, mentre una ragazzina bionda fa un fischio.

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Nella città di Korzunovo l'astronauta russo Yuri Gagarin prestò servizio per quasi tre anni (Foto: Antón Panin)

Un pulmino porta a scuola i bambini degli insediamenti e degli edifici nei dintorni, che a prima vista sembravano disabitati. A Korzunovo vivono circa 250 persone. Gli edifici 42 e 43 sono riscaldati da una caldaia centrale e le luci sono sempre accese, tutto il giorno, sia nelle aule delle elementari e sia in quelle delle medie, perché nella lunga notte polare c’è poca luce naturale, e solo per poche ore.

Un monumento di epoca sovietica vicino al municipio ricorda agli abitanti Gagarin, gli astronauti e i pezzi grossi del partito. C’è un aeroplano verde bluastro, che ogni capodanno per tradizione è decorato dagli operai dei vicini centri abitati nel corso di una cerimonia che risale a molto tempo fa.

I bambini sorridono e guardano le luci. Perlopiù si spostano in Paese con i pattini, perché è più divertente. Tutte le strade ricoperte di neve, riportano i segni delle lame dei pattini. Le case abbandonate e gli edifici vuoti fanno parte della loro infanzia tanto quanto il panorama agreste o urbano lo è per altri.

"Abbiamo smesso di dare importanza alle rovine parecchio tempo fa. Quando il reggimento fu smobilitato e la gente iniziò ad andarsene, le cose naturalmente volsero al peggio. Ma lasciar andare via qualcuno è sempre triste, ovunque. Gli sciacalli hanno saccheggiato le loro case abbandonate - dice Tatiana, preside della scuola -. Parecchi anni fa hanno offerto a me e mio marito di trasferirci altrove, in un appartamento a Krasnodar, ma abbiamo deciso di restare. Noi lavoriamo qui, io in estate ho tre mesi di ferie e allora ce ne andiamo un po’ al Sud. In effetti siamo molto stanchi. Ma la nostra casa è qui, noi apparteniamo a questo posto e non vogliamo trasferirci".

Korzunovo nacque per rispondere alle esigenze dell’esercito: qui furono distaccate infatti truppe da ogni parte della Russia, con mogli e figli. Ed è così che Tatiana stessa vi è arrivata, 35 anni fa.

A Korzunovo la gente serba un caro ricordo del passato, dei negozi di generi alimentari che in epoca sovietica erano a corto di merce, della comunità dei giovani sotto le armi, della lunga giornata polare, quando nessuno voleva andare a dormire prima che facesse mattino. Dal 1998, quando il reggimento è stato spostato da Korzunovo a Severomorsk, non è rimasto più alcun negozio, e nemmeno l’aeroporto dal quale ai vecchi tempi si poteva volare a Mosca con pochi spiccioli.

"Perché abbiamo deciso di restare? Bella domanda. Ognuno di noi ha le sue ragioni. La nostalgia non basta a prendere quel tipo di decisione - dice Vladimir, un ex pilota militare che ora fa l’istruttore di  protezione civile -. I giovani insegnanti della scuola sono cresciuti qui a Korzunovo, hanno terminato gli studi a Murmansk, ma poi sono tornati. La scuola non è frequentata da molti bambini del posto: perlopiù gli scolari arrivano dai Paesi vicini, dove ci sono ancora strutture o postazioni militari in funzione,  ma mancano le  scuole. È questo a farci andare aventi. Ogni anno ci ripetono che anche le basi vicine saranno chiuse, e che resteremo senza lavoro. Ma per il momento, andiamo avanti come prima".

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Durante l'inverno polare, sulla città non brilla mai il sole e le temperature restano ben al di sotto dello zero (Foto: Antón Panin)

Nell’estate del 1965 Yuri Gagarin, astronauta già famoso, tornò in visita alla sua base originaria di Korzunovo. Aveva studiato in questa stessa scuola, la Numero 7, che ha aperto un piccolo museo in suo onore. Gli alunni sono soci del club del Museo Spaziale della scuola, e seguendo le antiche tradizioni sovietiche, offrono visite accompagnate al museo anche agli stranieri.

Ogni anno qui arrivano turisti norvegesi, finlandesi, britannici e di altri Paesi ancora. E anche delegazioni russe passano da qui. Ma per il resto del tempo, la casa di Gagarin resta vuota e chiusa.

Marina Popova, direttrice del museo, dalla mite Alma Ata si è trasferita a Verkhnee Luostari, una località vicino a Korzunovo, seguendo il marito che è sotto le armi. "All’inizio mi sono trovata molto male: non c’era neppure un negozio nel quale fare acquisiti o un posto dove passeggiare. Alma Ata è una grande città con molti abitanti e molte automobili. Qui, invece, non c’è niente - dice Marina -. Di anno in anno, però, le cose migliorano e adesso non vorrei dovermene andare. Le cose funzionano così: se la moglie di un soldato in servizio non se ne scappa a casa nel giro di pochi mesi, poi resta per tutta la vita. È inspiegabile. Il Nord ti cattura, ti affascina un poco alla volta".

Il sole non si solleva sopra l’orizzonte, ma è così nella notte polare. Dopo due ore di impercettibile crepuscolo, ritornano le tenebre. La Luna, grande quasi quanto il sole, attraversa il cielo, illuminando la pista di ghiaccio di fronte alla scuola - costituita da due soli edifici, con finestre dalla luce fioca – e su uno spiazzo in disuso ricoperto da ghirlande.

I bambini tornano a casa, si spintonano mentre camminano sul sentiero innevato e giocano con i cani. Quando anche la Luna tramonta, Korzunovo ritorna ancora una volta a essere un buio ammasso di case dalle finestre vuote.

"Korzunovo vivrà finché noi resteremo qui. Questo è tutto quello che posso dire", conclude Tatiana.

Korzunovo resiste grazie al lavoro e al sacrificio dei suoi abitanti. Sono la costanza e la determinazione ad aver fatto sì che le famiglie dei militari diventassero persone speciali, colpiti dalla nostalgia, timorosi del domani, delle abitudini, della stanchezza e desiderosi di vivere in pace col mondo.

Le basse temperature non solo hanno conservato il Paese, ma hanno congelato addirittura il tempo, fermandolo all’epoca delle sue glorie sovietiche. Forse sarà proprio il loro indomito patriottismo sovietico ad aiutarli a prevalere sul freddo e sull’oscurità, e a continuare a credere nel loro eroismo, e che quello che fanno è positivo,  ma i loro sacrifici non sono più riconosciuti in alcun modo. Non ci sono medaglie, non ci sono sussidi per sopperire agli inconvenienti del Nord. Forse i veri eroi non ne hanno bisogno. 

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