Così i capolavori salveranno il cinema

Una scena tratta dal film “Doroga na Berlin”

Una scena tratta dal film “Doroga na Berlin”

Kinopoisk
Sergei Popov è uno dei registi russi giunti in Italia per partecipare alla Missione culturale russa a Milano. Con il suo film “Doroga na Berlin” si prepara a conquistare gli spettatori del Belpaese e confessa: "Oggi interessa di più la tv. Ma davanti ai grandi film può esserci un risveglio della sensibilità collettiva nei confronti di questa arte"

“Il mio sogno? Fare un film con Monica Bellucci”. È un tipo che ama scherzare Sergei Popov, uno dei registi giunti in Italia per partecipare alla Missione culturale russa a Milano (la decima edizione si è aperta oggi, 5 ottobre, e durerà fino al 9 ottobre 2015). Con il suo film “Doroga na Berlin” rappresenterà infatti la produzione cinematografica russa contemporanea, “sempre troppo poco conosciuta”, come ammette lui stesso, “ma che custodisce lavori di grande interesse”. Moscovita, classe 1974, Popov sarà stasera al Cinema Apollo (ore 20) per presentare il suo film. “È una grande opportunità - dice -. Un’occasione importante per far conoscere il proprio lavoro fuori dai confini russi e per capire come reagisce il pubblico italiano davanti alle nostre produzioni”. 

Ambientato durante la Grande guerra patriottica, “Doroga na Berlin” racconta le vite di due giovani ragazzi provenienti dalle repubbliche del sud. Diversi per carattere e per modo di affrontare la vita, si riscopriranno uniti da un obiettivo comune. Una storia di amicizia e sofferenza, di amore per la patria e di profondità di valori. “Purtroppo la produzione cinematografica russa è poco conosciuta in Italia - dice Popov -. Tutto ruota attorno a Hollywood e la tipologia di gente che va al cinema è molto diversa rispetto a una volta: oggi gli spettatori chiedono ai film emozioni forti, colpi di scena, ed entrano al cinema con lo stesso spirito di quando si va al luna park”.

Anche la produzione italiana in Russia, negli ultimi anni, ha perso un po’ la popolarità di cui godeva al tempo di Fellini e Antonioni. “Quando ci sono proiezioni straniere, si tratta perlopiù di pellicole francesi, per quanto riguarda l’Europa, e pellicole sudcoreane per quando riguarda l’Asia - spiega Popov -. Alla gente oggi interessa più internet o guardare la tv. Ma sono sicuro che davanti ai grandi capolavori può esserci un risveglio delle coscienze e della sensibilità nei confronti di questa arte”. Non è un caso, ovviamente, che nella sua libreria non manchino film di Fellini e Visconti. “Dirò forse una banalità, ma sono tra i miei registi preferiti - dice -. Sono riusciti a dipingere la grazia di questo meraviglioso Paese che è l’Italia”. E in Italia, grazie alla Missione culturale russa a Milano, Popov ci torna oggi per la quarta volta. “Adoro Roma - confessa -. A mio parere è una delle città più belle al mondo, ricca di una storia e di una cultura che si respirano in ogni piazza e in ogni strada. E mi riempie di orgoglio pensare che c’è molta Italia anche nella nostra Russia: basti pensare a San Pietroburgo, gioiello architettonico costruito da italiani, che hanno prestato alla nostra patria un po’ della loro poesia”.

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