Quella strana attrazione per la vita monastica

Il monastero maschile di S. Kosmin (Foto: Daria Kezina)

Il monastero maschile di S. Kosmin (Foto: Daria Kezina)

Nelle remote aree russe un monastero può essere redditizio, ma si regge ancora su fondamenta spirituali. Per comprendere come sono organizzati e che cosa attira la gioventù russa in monastero, Rbth ha fatto visita al centro spirituale degli Urali e della Siberia

"Penso che se non fosse piaciuto a Dio, egli non avrebbe permesso che per diventare monaco mi tosassero i capelli”, dice il 26enne ierodiacono Erast, il monaco più giovane del monastero di St. Nikolaevsky, nel Territorio di Verkhotursk, una regione periferica incantata situata a circa 300 chilometri a nord di Ekaterinburg e a 1.400 chilometri a est di Mosca. “Adesso devo essere forte e proseguire lungo la strada che mi sono scelto. Nessuno mi ha costretto a prendere i voti. L’ho fatto seguendo la mia volontà”. Il giovane monaco si è impegnato prendendo i tre voti monastici: povertà (i monaci non sono autorizzati a possedere niente che sia costoso), castità (i monaci non sono autorizzati a sposarsi e avere rapporti intimi con le donne) e obbedienza (i monaci devono obbedire ai loro superiori ecclesiastici e senza permesso non possono lasciare il luogo nel quale sono in servizio).

La natura dei monasteri

Nella Russia medievale i monasteri non erano soltanto luoghi di culto, ma anche istituti scientifici e di ricerca, centri per le tecnologie avanzate e l’agricoltura. Negli Urali i monasteri hanno rivestito un ruolo e un significato particolari e hanno aiutato i profughi a rifarsi una nuova vita nelle regioni più remote dell’impero russo

Erast è arrivato al monastero dall’insediamento di Fershampenuaz negli Urali quando aveva 15 anni. Ha studiato presso una scuola religiosa, è diventato novizio, da esterno si è diplomato al seminario e a 23 anni si è fatto tosare i capelli e ha scelto di prendere i santi voti. “I momenti difficile ci sono, come anche le tentazioni, ma io prego”, spiega Erast. “Se vedo una bella ragazza, abbasso lo sguardo e mi allontano da lei. Poi mi chiudo nella mia cella e mi ripeto: ‘Perché ti devi chiudere qui? Perché sei un monaco. Lasciala andare. Lascia che vada”. Erast si tiene in contatto con i suoi famigliari per telefono e con il suo account sul social network VKontakte, sul quale ogni tanto posta nuove foto. Erast ha un approccio filosofico al futuro: “Non riesco a immaginare che ne sarà di me tra vent’anni. Non mi vedo come uno dei saggi anziani o vescovo. Il monachesimo non ti offre una carriera. Voglio solo vivere con Cristo. Per tutto il tempo che mi sarà destinato”.

Come guadagnano i monasteri

Il monastero maschile di St. Nikolaevsky dove vive Erast è il più antico degli Urali: fu fondato a Verkhoturie nel 1604, in un periodo nel quale la Chiesa russa non era ancora slegata dal governo. Dopo la Rivoluzione del 1917 il monastero fu chiuso e trasformato in un insediamento. I lavori di restauro iniziarono negli anni Novanta. Oggi questo è un monastero aperto, che vive dei servizi della chiesa, di donazioni e del lavoro dei pellegrini. Al suo interno vivono una trentina di monaci insieme a 25 studenti di religione e a una trentina di pellegrini e tutti svolgono qualche incarico. L’Eremo di St. Kosminskaya, un monastero maschile situato a 30 chilometri da Verkhoturye nell’insediamento pittoresco e isolato di Kostylev, è completamente diverso. I monaci locali raccolgono nelle foreste e nei terreni erbosi l’epilobio, lo fanno fermentare e producono così l’antica e famosa bevanda medicinale russa, la tisana all’Epilobio. Producono anche marmellate da pigne e bacche selvatiche. I prodotti del monastero riforniscono molte città russe.

 
La Gerusalemme russa
e il santo di Dostoevskij

Lo ieromonaco Iona Lila ha riferito a RBTH che, durante la stagione dell’epilobio, i monaci lavorano in vari turni coprendo l’intero arco della giornata e occupandosi anche di una tonnellata di foglie fresche al giorno. “Cerchiamo di abbinare quanto più possibile il lavoro manuale e la preghiera. Dobbiamo sempre ricordare la regola ideale del monaco che si lavora pregando, perché è a questo che noi tutti aspiriamo” dice il superiore del monastero, Hegumen Peter. È difficile mettere in dubbio la sincerità della fede dei monaci locali, che vivono seguendo la Regola di Attanasio. In questo territorio non possono vivere donne. Il chiostro di pietra bianca, molto isolato, è circondato soltanto da prati e foreste e conferisce l’impressione di una fortezza medievale inaccessibile. Soltanto la cella campanaria dietro le mura e i citofoni alla porta indicano che siamo nel XXI secolo. La confraternita di St. Kosminskaya iniziò a svilupparsi nel 1994 e oggi conta 25 monaci, tra i quali ex militari, ex poliziotti ed ex musicisti, provenienti da Ucraina, Kazakistan e perfino dallo stato americano del Michigan.

Il monaco americano ha 28 anni: vive nell’eremo di St. Kosminskaya da cinque. Il superiore del monastero tiene al riparo dai giornalisti questo strano giramondo, ma qui tutti sono disposti a raccontarne la storia. Nato a San Pietroburgo, da piccolo era stato portato da sua madre a vivere negli Stati Uniti e da giovane è entrato in seminario. Quando però su internet ha conosciuto vari monaci degli Urali ha deciso di voler diventare uno di loro. “È strano” dicono dell’americano i monaci, “che senso ha avuto andare oltreoceano, per poi trovare qui il suo posto?”.

Chi non riesce a stare a lungo in monastero?

Malgrado il fatto che l’eremo di St. Kosminskaya è un monastero ben rifornito di cibo sano e di assistenza medica, non molte persone vi si trattengono a lungo. Nei primi cinque anni da quando si è fatto tosare i capelli un monaco può decidere di abbandonare il monastero in qualsiasi momento, senza con ciò essere considerato un infedele o un pusillanime. “Se c’è uno che può dire che cosa lo porti di preciso a entrare in monastero, quello è Dio” filosofeggiano i monaci di Verkhoturye. “A portarti in monastero non sono mai disperazione e fallimento, perché se davvero è così non ci resti molto a lungo”. Secondo ciò che l’eremo di St. Kosminskaya può confermare, anche chi ha un passato da criminale non riesce ad adattarsi alla vita monastica. Il monastero non è contento nemmeno di accogliere uomini sposati. Un venerabile arciprete teologo di Mosca, che ha 12 figli, tra i quali due figlie suore e tre figli preti, dice: “Se non fosse per il monachesimo, la vita di famiglia sarebbe del tutto priva di significato”. Si ritiene, in teoria, che non ci sia alcuna differenza significativa tra la vita in famiglia e quella monastica, e che la prima sia simile a quella del monastero, perché entrambe si reggono su loro regole, loro luoghi sacri e loro eventi santi. “Quindi, se una persona ha famiglia, viene qui e dice di voler diventare monaco, io rispondo: ‘Mi dispiace, amico, ma tu hai già il tuo monastero’” dice il superiore Peter.

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