Uno scudo spaziale contro gli asteroidi

Lo studioso Klim Churyumov (Foto: AP)

Lo studioso Klim Churyumov (Foto: AP)

Klim Churyumov ha parlato con Rbth della sua scoperta e di quanto importante sia la missione “Rosetta” per l'umanità

Gli studi condotti attualmente dall'Agenzia spaziale europea sulla cometa Churyumov-Gerasimenko permetteranno di determinare il processo che ha portato all'origine della vita sulla Terra. Il progetto prevede altresì lo sviluppo di tecnologie avanzate per l’invio di persone su Marte e lo studio di un modo per cambiare l'orbita di asteroidi pericolosi per il nostro pianete. La cometa in oggetto è stata scoperta nel 1969 da Klim Churyumov assieme alla sua dottoranda, la studentessa Svetlana Gerasimenko. Lo studioso ha raccontato a RBTH la sua scoperta e l'importanza per l'umanità della missione "Rosetta".

Che cosa pensa della missione “Rosetta” sulla cometa Churyumov-Gerasimenko?

La missione non è stata ancora portata a termine. Stiamo aspettato i risultati definitivi. Per il momento,  tuttavia, possiamo dire che si tratta di un autentico successo. Quando la sonda si trovava ancora a una distanza di circa dieci chilometri dalla cometa, siamo riusciti a ottenere informazioni molto dettagliate sulla natura della sua superficie. I nostri colleghi europei hanno realizzato quasi subito un modello in tre dimensioni e ce ne hanno regalato uno in miniatura. Il principale risultato della missione finora è stato l’atterraggio della sonda Philae sul nucleo della cometa. Si tratta di un’operazione molto più difficile rispetto, ad esempio, a un atterraggio su Marte, Venere o qualsiasi altro pianeta, dove le superfici sono maggiori e la gravità più elevata. Pensavamo di sapere tutto sulla cometa Churyumov-Gerasimenko, e invece quando la sonda è atterrata sulla sua superficie, non sono scattati gli arpioni che avrebbero dovuto fissarla alla sua superficie.

 
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Com’è possibile che la tecnologia più avanzata abbia permesso alla sonda di arrivare sulla cometa e che poi che dei semplici arpioni si inceppino?

È da ormai dieci anni che la sonda si trova nello spazio. È probabile che le sue piccole articolazioni e giunture si siano saldate tra di loro per effetto dei protoni solari. La sonda era costantemente sotto l’influsso del vento solare. Ciò potrebbe aver influenzato il corretto funzionamento del meccanismo di attivazione degli arpioni. O può essere che la sonda Philae abbia toccato la superficie della cometa solo con una delle sue tre gambe. Gli arpioni si attivano, di norma, solo quando almeno due delle gambe toccano la superficie. In un modo o nell'altro, dovuto al fatto che sulla cometa la forza di gravità è praticamente assente, la sonda, subito dopo aver toccato la sua superficie, ha effettuato un salto di circa 500 metri per poi toccare nuovamente la superficie e realizzare un altro salto. Di modo che è risultato possibile fissarla alla sua superficie solo al terzo tentativo. Dopo un simile impatto, un essere umano sarebbe volato fuori dall’orbita della cometa, raggiungendo rapidamente una velocità elevata. Dopo tutti i problemi che abbiamo avuto con le batterie della sonda, ci auguriamo che esse inizino presto a funzionare in modo normale.

Nonostante la sonda stia funzionando in modalità risparmio energetico, continua comunque a inviare informazioni sulla Terra?

Degli obiettivi che ci eravamo prefissati, l’80% è stato già raggiunto: a bordo della sonda operano dieci strumenti di alta precisione, otto dei quali hanno funzionato senza alcun problema. Si tratta di un successo enorme! Grazie a ciò, in futuro, saremo in grado di lanciare missili con testate nucleari contro comete o asteroidi pericolosi che minacciano di entrare in collisione con la Terra.

I giornali hanno scritto che Lei già negli anni Sessanta aveva previsto che, mediante lo studio delle comete, l’umanità potrebbe svelare il mistero della nascita della vita sulla Terra.

Le comete hanno una composizione organica piuttosto complessa. Sulla coda della cometa Wild 2 sono state rinvenute tracce di glicina. Tutti sanno che senza questa sostanza l'uomo non potrebbe vivere, dal momento che senza di essa né il cervello né il midollo spinale potrebbero funzionare. È inoltre dimostrato che la composizione isotopica dell’acqua di mare è identica alla composizione dell’acqua presente nel nucleo delle comete. Secondo una teoria, l'acqua sarebbe comparsa sulla Terra grazie alla caduta di un gran numero di comete sul nostro pianeta. E da lì poi sarebbe nata anche la doppia elica del DNA.

A che cosa sta lavorando in questo momento?

Continuo il mio lavoro sugli spettri di comete. Abbiamo raccolto decine di migliaia di foto e video, realizzati dai telescopi negli Stati Uniti, Messico, Cile e Ucraina. Abbiamo processato un sacco di informazioni, ma la maggior parte di essa verrà studiata dai miei dottorandi in futuro. Gli spettri sono come le impronte digitali delle comete. Sono all’apparenza simili, nonostante, in realtà, i tracciati siano molto diversi tra di loro. I telescopi moderni permettono di ottenere immagini con una risoluzione perfetta. Anche mediante l’ausilio di telescopi con lenti piccole, se utilizzati con buone fotocamere, è possibile ottenere una quantità enorme di informazioni. I telescopi spaziali sono così avanzati che possiamo scorgere il limite dell'universo e oggetti che si originarono a seguito del Big Bang più di 13 miliardi di anni fa.

Circolano varie leggende circa la scoperta della cometa Churyumov-Gerasimenko. Com’è che l’avete realmente scoperta?

Ci rendemmo conto della scoperta un mese dopo la realizzazione delle nostre osservazioni. Stavamo studiando degli altri corpi celesti quando di colpo individuammo la nuova cometa su cinque lastre fotografiche diverse. In quattro di esse, la cometa appariva al bordo dell'immagine, in una invece compariva in pieno centro, semplicemente perché avevamo sbagliato di puntare il telescopio. All’inizio pensavamo che la cometa fosse un difetto della lastra fotografica. L'astronomo Nikolai Belyaev, attualmente arciprete in un monastero russo, calcolò la sua orbita esatta. Successivamente inviammo un telegramma a tutti i nostri colleghi, in tutto il Paese. Quando questi videro la cometa da altre coordinate in Occidente, ricevemmo un telegramma che annunciava il riconoscimento della nostra scoperta e l’assegnazione dei nostri nomi alla cometa.

È ancora in contatto con la sua collega Svetlana Gerasimenko, con la quale scoprì la cometa?

Naturalmente. Manteniamo una fitta corrispondenza via e-mail e parliamo mediante videoconferenze. L’ho vista di recente a Dushanbe (Tajikistan) in occasione di una conferenza dedicata alle nuove scoperte. Mi ha regalato una bellissima sciarpa orientale.

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