Un blog per scoprire la cucina russa

La home page del blog (Foto: www.rossa-di-sera.com)

La home page del blog (Foto: www.rossa-di-sera.com)

Rossa di Sera, di Giulia Nekorkina, è uno dei luoghi virtuali più conosciuti in Italia dove poter scoprire la tradizione culinaria della Federazione

Qual è la versione originale dell'insalata Olivier? Come è nata la tradizione di regalare uova colorate il giorno della Pasqua Ortodossa? E perché i bliny sono legati alla festa della Maslenitsa? Dagli antipasti fino ai dolci, in Italia i blog dedicati al food sono sempre più numerosi e specializzati. Se ne trovano anche sulla cucina russa. Il più cliccato si chiama “Rossa di sera” (www.rossa-di-sera.com) di Giulia Nekorkina, moscovita di nascita e romana di adozione, che da otto anni dispensa ricette in Rete.

Giulia Nekorkina
(Foto: www.rossa-di-sera.com)

Giulia, come è nata l'idea del blog?

“Per passione. In Russia lavoravo come interprete, ma già mi interessavo di cucina e collaboravo a qualche evento. Poi ho conosciuto mio marito, Alberto Zafrani, tra i primi chef-imprenditori ad aprire ristoranti italiani a Mosca. Era l'inizio degli Anni Novanta. E successivamente ci siamo trasferiti qui in Italia, dove ancora oggi continuo a imparare e a sperimentare tra i fornelli”.

Oltre alla preparazione dei piatti, il suo blog è ricco di foto, storie e curiosità.

“Sì. Da voi purtroppo si conosce ancora poco della nostra cucina, che in realtà è molto più vasta di quello che in genere si immagina. Non ci sono solo bliny e caviale o borsch e vodka. Esiste poi un pregiudizio molto diffuso”.

Quale?

“L'idea che i piatti russi siano particolarmente pesanti, con molto burro, strutto e olio. Forse perché vengono associati a un Paese del Nord. In realtà si mangia più magro che grasso, anche perché i periodi di digiuno legati alle festività sono più lunghi che in Italia. Un russo ortodosso rispetta molto di più queste usanze. Inoltre al digiuno, che non vuol dire stare a pane e acqua ovviamente, si attengono anche le persone meno vicine alla religione, sia per un fatto di abitudine, che culturale”.

Ha mai provato a mettere insieme piatti e ingredienti della cucina russa con quelli della cucina italiana?

“Basta solo un po' di creatività. In Russia, per esempio, si usano le aringhe in salamoia servite con anelli di cipolla e patate lesse. Io ho fatto la stessa cosa, ma al posto delle patate ho messo gli gnocchi e poi ho aggiunto le aringhe tagliate a pezzetti con anelli di cipolla rossa, che è più dolce. Un buon connubio. Un altro piatto può essere la pasta condita con panna acida e caviale”.

Una ricetta semplice che consiglierebbe ai lettori di Russia Oggi?

“Le polpette di pesce ripiene, si chiamano telnoe. Per prima cosa, si prende un filetto di pesce abbastanza consistente, per esempio un persico. Si macina, si condisce con un po' di sale, olio e si aggiunge un uovo. Se l'impasto viene troppo liquido si mette il pan grattato. Per ripieno, invece, si usano i funghi, vanno bene gli champignon. Si fanno rosolare in padella con un po' di burro. Poi si soffrigge un bel po' di cipolla e si mescola il tutto. In una versione si usa anche l'uovo sodo tritato. A questo punto si prende una parte dell'impasto, la si schiaccia e si mette un cucchiaino di ripieno, si fa la pallina e si passa in padella. L'unica accortezza è sigillare bene il tutto”.

Lei ha scritto libri e curato alcune pubblicazioni sia in italiano che in russo. In un volume, presenta la cucina tipica russa in finger food. Le due cose si conciliano?

“Benissimo. L'importante è trovare un modo simpatico e originale per presentare il piatto. Prendere un maialino farcito e farlo a pezzetti sarebbe troppo scontato. Invece bisogna sapersi ingegnare. Esempi particolarmente riusciti, solo per dirne alcuni, sono le aringhe in pelliccia a forma di sushi, i minipirozhki, i bocconcini di anatra con le mele e l'okroshka, in una versione un po' più succulenta, con il kefir”.

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta