Nella piazza del Kgb

Piazza Lubjanka a Mosca (Foto: Ria Novosti)

Piazza Lubjanka a Mosca (Foto: Ria Novosti)

Il nome "Lubjanka" è ormai conosciuto tanto quanto il termine "Gulag". Questa piazza nel centro di Mosca è stata la sede della CeKa, dell'OGPU, dell'NKVD, del KGB e ora lo è dell'FSB. Esecuzioni, violenze, torture. Le sigle cambiavano, ma la sostanza rimaneva la stessa

Nel XVIII secolo in un palazzo di piazza Lubjanka si trasferì una proprietaria terriera di nome Saltykova, che fu una delle più crudeli assassine seriali della storia mondiale. Poco distante da casa sua si trovava la Cancelleria Segreta, ma mentre qui le torture venivano inflitte per motivi legati all'interesse dello stato, nella casa della Saltykova (o "Saltychikha", come la soprannominava il popolo) i servi della gleba venivano martoriati per puro divertimento.

Daria Saltykova era un'aristocratica di antiche origini e una credente, ma si dedicava apertamente alla pratica del sadismo. Fino a un certo punto era sembrata una persona normale, ma tutto cambiò dopo la morte di suo marito. La Saltykova cominciò a picchiare sistematicamente la servitù con un ciocco di legno. Spesso, in seguito, diede ordine di frustare i servitori, talvolta fino a provocarne la morte. A poco a poco vi prese gusto, e cominciò a praticare la tortura. Era capace di bruciare i capelli in testa alla sua vittima o di strapparli con la radice. Era capace anche di provocare ustioni con l'acqua bollente.

Daria Saltykova, illustrazione di Kurdimov

Un'inchiesta ufficiale stabilì il numero di 75 vittime, per lo più donne e ragazze, seviziate dalla Saltykova. Ma è possibile che fossero di più. Alla fine, i contadini cominciarono a sporgere denunce nei suoi confronti alla polizia e al governatore di Mosca. Ma la Saltykova aveva molte conoscenze a corte: si trovavano sempre degli amici influenti o dei parenti disposti ad aiutarla a evitare la punizione; e anche le mazzette facevano il loro dovere. Solo dopo alcuni anni si riuscì a fare arrivare una rimostranza direttamente nelle mani dell'imperatrice Caterina la Grande. L'imperatrice si infuriò enormemente e istruì un processo esemplare. Si riuscirono a provare solo 38 casi di morte, ma erano più che sufficienti per pronunciare una condanna. La proprietaria terriera fu spogliata del titolo nobiliare e rinchiusa per sempre in un monastero, in un'angusta cella sotterranea priva di luce. La cosa più curiosa, però, è che ella venne dichiarata ufficialmente "uomo": l'imperatrice ritenne che non fosse più degna del nome di donna. Per undici anni ella rimase nella cella sotterranea, poi venne trasferita in una dependance del monastero. I curiosi si affollavano sotto la finestrella della dependance, e la Saltykova li ingiuriava e sputava contro di loro. Visse in prigionia per trentatré anni.  


Piazza Lubjanka in un ritratto d'epoca (Foto: Itar Tass)

Il museo degli orrori

Dopo la rivoluzione bolscevica, quando nell'edificio sulla Lubjanka si insediò la "polizia segreta" sovietica (la Commissione Straordinaria di tutta la Russia, VChK), questa era una piazza molto animata, verso la quale convergevano alcune vie assai frequentate di Mosca. Al centro della piazza vi era una grande fontana. I vetturini legavano i cavalli presso la fontana, per farli riposare e abbeverare, e poi si dirigevano verso qualcuna delle numerose osterie della Lubjanka per dissetarsi anche loro, con una tazza di tè o con qualcosa di più forte. Quando un moscovita doveva andare da qualche parte, in città o anche in un altro governatorato, andava a cercare un vetturino sulla piazza Lubjanka.   

Un palazzo in Piazza Lubjanka (Foto: Getty Images)

L'edificio in cui ebbe sede la CeKa era appartenuto alla società di assicurazioni "Rossija". La società cedeva in affitto appartamenti e fondi commerciali all'interno del palazzo. In seguito, i bolscevichi liquidarono tutte le compagnie di assicurazioni private, e nell'edificio ormai nazionalizzato si insediò la CeKa. A partire dal 1920 fu creata una prigione all'interno del palazzo. Tra i suoi detenuti vi furono il famoso terrorista Boris Savinkov, il grande poeta Osip Mandelstam, il premio Nobel per la letteratura Aleksandr Solzhenitsyn e molti altri. Era qui che i prigionieri venivano fucilati.

Il sistema del terrore era stato elaborato a perfezione: i prigionieri venivano fatti salire su un montacarichi che funzionava a stento, tra il rumore assordante dei motori, oppure venivano condotti a piedi attraverso un labirinto di corridoi semibui. Dopo tre giorni di incessanti interrogatori, le persone perdevano l'orientamento e il senso della realtà. Attualmente alcune delle stanze della vecchia prigione sono adibite a museo. Per un certo periodo, l'accesso era consentito a chiunque desiderasse visitarlo; ma ormai da tempo vi si può entrare solo con uno speciale permesso.


Immagine d’epoca di Piazza Lubjanka (Foto: Itar Tass)

Il Felix di ferro

Poco distante dall'edificio sulla Lubjanka vi era l'ingresso del KGB. Vi si recavano i parenti degli sventurati che venivano sottoposti agli interrogatori da parte dei cosiddetti "organi", per portare ai sospettati pacchi di alimentari e lettere. Qui si veniva anche a sporgere le denunce anonime, e talvolta si formava addirittura una fila di collaboratori volontari del KGB.

Nel 1958 al centro della piazza Lubjanka, dove un tempo sorgeva la fontana, venne eretto un monumento a Felix Dzerzhinskij, il fondatore della CeKa. Per molti anni esso costituì il simbolo principe del sistema repressivo, fino al crollo del potere sovietico nel 1991. A dare ordine di smantellare il monumento di undici tonnellate fu il primo sindaco di Mosca dell'era post-sovietica, Gavriil Popov. La sera del 22 agosto 1991 una folla entusiasta salutò con grida di gioia la gru che sollevò dal piedistallo il "Felix di ferro", che sembrava destinato a durare in eterno. Sul monumento circolavano molte leggende: si diceva addirittura che fosse fatto d'oro massiccio. Una volta smontato, il monumento fu conservato in un deposito, e attualmente è esposto nel Parco delle Arti "Museon". Di tanto in tanto, sui mass media russi si torna a parlare della possibilità di rimetterlo al suo vecchio posto.

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