Gli uomini che sconfissero la morte

I medici e gli scienziati sovietici apportarono un importante contributo per sconfiggere molte malattie (Foto: Ufficio Stampa)

I medici e gli scienziati sovietici apportarono un importante contributo per sconfiggere molte malattie (Foto: Ufficio Stampa)

Nella storia della medicina, i russi occupano un ruolo importante. Soprattutto per quanto riguarda la lotta alle malattie infettive

Dalla mistica alla scienza. Il genere umano ha sempre avuto a che fare con le infezioni, e non è mai stato in grado di curarle in maniera appropriata. Virus e batteri ancora per buona parte del XIX secolo erano tra le principali cause di morte. Poi la ricerca, l'impegno dei medici, il progresso della medicina. E attualmente la maggior parte delle patologie infettive potenzialmente mortali possono essere curate o prevenute. Un importante contributo a questa difficile lotta è stato dato dagli scienziati e dai medici sovietici. Vediamo quali terribili malattie essi riuscirono a sconfiggere, e come.

Il vaiolo

Il vaiolo è l'unica malattia infettiva ad essere stata completamente sradicata dall'uomo. Gli indiani già nell'VIII secolo avevano compreso che una persona può ammalarsi di vaiolo una sola volta nella vita, dopo di che nel soggetto colpito si produce una resistenza alla malattia. Essi inventarono la variolazione, infettando soggetti sani con soggetti affetti da una forma lieve della malattia. Questa sorta di vaccino, però, risultava pericoloso: un paziente su cinquanta ne moriva. Nel 1796 il medico inglese Edward Jenner infettò un bambino di otto anni, James Phipps, con il vaiolo bovino, una malattia non grave trasmessa dalla mucca all'uomo. In seguito, il medico inoculò al bambino il vaiolo, che non attecchì. Da quel momento ebbe inizio la storia dell'eradicazione della malattia nell'intero pianeta.  

La sanità approda online

Il piano d'azione per estirpare definitivamente il vaiolo in tutto il mondo fu elaborato dai medici sovietici e approvato dall'assemblea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1967. Fu una vittoria che può essere attribuita senza ombra di dubbio all'URSSLa prima fase fu quella più costosa, ma anche più semplice: si doveva vaccinare il maggior numero possibile di persone. Nella seconda fase occorreva individuare e spegnere i focolai isolati della malattia, e assicurarsi che nemmeno una sola persona tra i miliardi di abitanti della Terra fosse più affetta dal vaiolo.   In ogni angolo del pianeta furono condotte operazioni per la "cattura" dei malati: praticamente, si trattava di cercare un ago in un pagliaio.

Il 22 ottobre 1977 nella città di Marka, nel Sud della Somalia, fu registrato l'ultimo caso di infezione di vaiolo da un focolaio naturale della malattia. L'8 maggio 1980, invece, nella trentatreesima seduta dell'OMS fu dato l'annuncio ufficiale che il vaiolo era stato debellato in tutto il pianeta. Attualmente i virus della malattia sono custoditi solo in due laboratori, in Russia e negli Stati Uniti. La decisione in merito alla loro distruzione è stata rinviata al 2014.

La peste

Il nostro pianeta ha visto tre grandi epidemie di peste: quella cosiddetta "di Giustiniano", negli anni 551-580; la "morte nera" che imperversò dal 1346 al 1353, e la pandemia verificatasi tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Si cercò di contrastare la malattia con la procedura della quarantena, e più tardi, in un'epoca ormai prossima alla scoperta dei batteri, disinfettando gli ambienti con il fenolo. Il primo vaccino fu realizzato alla fine del XIX secolo dallo scienziato di Odessa Vladimir Kharkin. Milioni di dosi del vaccino di Kharkin furono usate in tutto il mondo, fino agli anni '40 del XX secolo. Esso, però, a differenza del vaccino contro il vaiolo, non fu in grado di debellare la malattia, e ne ridusse la mortalità solo di 10 volte; venne comunque impiegato, perché non si disponeva di alcun altro rimedio.  La cura definitiva fu scoperta solo dopo la Seconda guerra mondiale, quando i medici sovietici impiegarono la streptomicina, di recente invenzione, per sradicare la peste in Manciuria negli anni tra 1945 e il 1947. Ormai da alcuni decenni non si registrano più epidemie o grossi focolai di questa malattia, benché si riscontrino ancora oggi alcuni casi isolati di infezione.  

 

Il colera

Prima della scoperta degli antibiotici non esisteva una valida cura per il colera: fu sempre Vladimir Kharkin, nel 1892 a Parigi, a realizzare un vaccino riscaldando dei batteri in laboratorio. Kharkin sperimentò il vaccino su se stesso e su tre dei suoi amici. Ottenuta la personale approvazione del famoso microbiologo francese Louis Pasteur, lo scienziato russo si recò in India e nel 1895 pubblicò uno studio su quarantaduemila pazienti vaccinati, la cui mortalità era scesa al 72 per cento. Ancora oggi a Bombay esiste un istituto intitolato a Khavkin (Haffkine Institute), e il vaccino dello scienziato, o meglio una sua versione di nuova generazione, viene tuttora raccomandato dall'OMS come principale mezzo di lotta al colera nei focolai di infezione residui.    

La poliomielite

Di gravi epidemie di poliomielite non si era mai sentito parlare fino al XX secolo. Questo perché nei paesi ancora poco sviluppati i lattanti, a causa delle carenti condizioni igienico-sanitarie, entravano in contatto con l'infezione, ma al tempo stesso, con il latte materno, ricevevano gli anticorpi per contrastarla. Nei paesi sviluppati, invece, la malattia cominciò a colpire bambini di età più avanzata, ormai privi delle difese provenienti dal latte materno: tutto ciò a causa di un'eccessiva igiene. Durante l'epidemia del 1921 negli stati Uniti si ammalò di poliomielite il futuro presidente Roosevelt, che in seguito alla malattia rimase storpio per tutta la vita. La malattia di Roosevelt diede impulso alla lotta alla poliomielite. Il presidente investì il proprio denaro nella ricerca e nelle cliniche, e negli anni '30 l'affetto che la popolazione americana nutriva per lui permise di raccogliere milioni di dollari per lo studio del virus.  

Il primo vaccino fu realizzato nel 1950 da Jonas Salk. Esso era molto costoso, perché veniva ricavato dai reni delle scimmie. Ciò nonostante, entro il 1956 era stato inoculato a 60 milioni di bambini. Più o meno nello stesso periodo lo scienziato Albert Sabin realizzò un vaccino vivo che non richiedeva più l'uccisione di un gran numero di animali. Gli Stati Uniti a lungo non si risolsero a impiegarlo, e allora Sabin consegnò i ceppi del virus all'URSS, dove gli scienziati Smorodintsev e Chumakov organizzarono in tempi brevi la sperimentazione e l'immissione sul mercato del vaccino.  Gli scienziati sovietici sperimentarono il vaccino su di sé, sui propri figli, sui propri nipoti e sui nipoti degli amici. Tra il 1959 e il 1961 in Unione Sovietica furono vaccinati 90 milioni di bambini e adolescenti, e il fenomeno della poliomielite in URSS scomparve. Da allora i vaccini sono impiegati per eliminare la malattia in tutto il mondo.  

Nel 1988 l'OMS approvò un programma di lotta alla malattia e nel 2001 si riuscì a ridurre il numero dei nuovi casi da 350 mila fino a millecinquecento all'anno. Di recente è stato approvato un programma per debellare definitivamente questa malattia, come fu fatto con il vaiolo.

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