"Mia figlia nel giorno del suo compleanno"

Nadezhda Tolokonnikova è stata arrestata dopo la performance nella Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca (Foto: Andrei Stenin / Ria Novosti)

Nadezhda Tolokonnikova è stata arrestata dopo la performance nella Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca (Foto: Andrei Stenin / Ria Novosti)

Il padre della Pussy Riot Nadezhda Tolokonnikova rivive la vita della figlia, che trascorrerà il giorno dei suoi 24 anni dietro le sbarre. Dall'infanzia nell'estremo Nord della Russia fino al suo trasferimento a Mosca

È la Pussy Riot più conosciuta. E oggi, 7 novembre 2013, compie 24 anni. Nadezhda Tolokonnikova festeggerà il suo compleanno dietro le sbarre, in una singola celletta, in regime di isolamento, nella sperduta regione di Krasnoyarsk.

Alla vigilia del suo compleanno, il padre di Nadezhda, Andrei Tolokonnikov, ha raccontato al corrispondente di Moskovskij Komsomolets l’infanzia della figlia, la vita della nipotina e quale futuro attende la giovane madre.

Dopo lo sciopero della fame e la lettera di denuncia sulle condizioni del carcere, Nadezhda è stata spostata in Siberia. Il suo trasferimento dura ormai da 17 giorni. 

Attraverso alcuni informatori, gli amici della Tolokonnikova hanno saputo che la ragazza è passata per il centro di detenzione di Saransk, per poi essere trasferita a Tyumen. Poi, di quel vagone rimorchio a bordo del quale viaggiava la giovane, si sono perse le tracce. Il luogo dove Nadia sconterà il resto della detenzione è ancora segreto. Le autorità si sono rifiutate di svelare i piani. Ma assicurano di mettere al più presto al corrente i parenti.

A quanto pare la ragazza verrà trasferita nella colonia penale numero 50 di Nizhny Ingash, a 300 chilometri da Krasnoyarsk. Si tratta di un carcere riservato a coloro che vengono condannati per la prima volta. 

Con ogni probabilità, quindi, il suo 24mo compleanno Nadia lo trascorrerà all’interno di un vagone, a bordo di un treno che corre sulla Transiberiana.

Tornando con la mente al passato, il padre della ragazza racconta la nascita della figlia. A quel tempo, lui era impiegato come medico al pronto soccorso di Norilsk. “Nadia è una ragazza del Nord. Così come sua madre ed io, è nata nel Circolo Polare Artico”. La piccola, spiega, è sempre stata accudita dalla nonna, Vera Ivanova: “La nonna di Nadia è una persona onesta e con molti principi. È una comunista. Pronta a gettarsi sul fuoco per difendere le proprie idee. Nadia ha sempre detto che avrebbe voluto essere come la nonna. Le idee rivoluzionarie, la voglia di cambiare il mondo, l’impeto: tutto ciò Nadia lo ha ereditato da lei”, racconta il padre.

Andrei spiega poi di aver divorziato dalla moglie nel momento in cui lei ha deciso di non seguirlo a Mosca. “Nadia, che all’epoca aveva cinque anni, è rimasta con la madre a Norilsk. D’estate la mandavamo in campeggio al mare. Io allora la raggiungevo in treno. Affittavo una stanza vicino al campeggio, per stare con lei. Dopodiché, ho portato Nadia con me a Mosca. Con nostra figlia abbiamo sempre parlato molto. Quando è cresciuta, si è avvicinata alla filosofia e alla storia. In quel periodo era molto affezionata a me. L’ho preparata per studiare all’Università Mgu di Mosca. Le ho insegnato a inseguire grandi idee. Ad avere sogni importanti. A essere una persona realizzata. Nadia ha molte ambizioni. In tutte le epoche ci sono state grandi donne rivoluzionarie che hanno lottato per le proprie idee, hanno difeso i propri diritti, e sono finite in carcere”, dice l’uomo.

Lui è convinto che Nadia sia stata trasferita in una colonia isolata per essere allontanata dal mondo esterno, e per evitare qualsiasi tipo di comunicazione.  Il padre di Nadezhda non avrebbe voluto che la figlia entrasse in politica. “Sarei stato felice se mia figlia fosse andata all’estero. In un altro Paese, in Francia, ad esempio, dove avrebbe potuto portare avanti le proprie idee, come una dissidente. Non so esattamente cosa voglia lei. Ma da quanto ho capito, lei non vuole lasciare la Russia. Continuerà a vivere qui, a studiare all’Mgu. Poi cercherà lavoro come difensore per i diritti umani”.

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