"A Mosca dall'Italia per la musica"

L'italiano Emanuel Rimoldi, studente al Conservatorio di Mosca (Foto: Aleksandr Utkin / RIA Novosti)

L'italiano Emanuel Rimoldi, studente al Conservatorio di Mosca (Foto: Aleksandr Utkin / RIA Novosti)

Lo studente italiano del Conservatorio della capitale, Emanuel Rimoldi, parla delle particolarità dell’istruzione russa e della complessa mentalità dei cittadini della Federazione

Lo studente italiano Emanuel Rimoldi parla delle particolarità dell’istruzione russa e della complessa mentalità di questo popolo. "Nel mondo della musica, il Conservatorio di Mosca è come l’Università di Oxford", afferma, raccontando la sua esperienza.

"Mi sono diplomato al conservatorio in Italia, dove ho conosciuto Eliso Virsaladze, che mi ha chiesto di diventare suo allievo. La celebre pianista insegna solo a Monaco e a Mosca. Dopo un anno in Germania, ho deciso di trasferirmi qui. La vita culturale in Russia è molto più interessante, nonostante l’istruzione sia piuttosto costosa: 6.000 euro l’anno.

Mi sono trasferito a Mosca principalmente per seguire le lezioni di Eliso Virsaladze, ma anche, naturalmente, per poter studiare al Conservatorio di Mosca, che, nel mondo della musica, è come l’Università di Oxford. Che cosa può offrire a uno studente straniero? Innanzitutto, il prestigio legato al suo nome. Qui hanno studiato grandi musicisti, anche se è vero che negli altri Paesi, una volta terminata la formazione musicale, è più facile intraprendere la carriera da solista. Per questo motivo, molti di coloro che hanno studiato al Conservatorio di Mosca, si sono poi trasferiti in Europa per fare carriera, perché lì c’è un sistema di agenzie. Senza un agente è molto più difficile riuscire a costruirsi una carriera, a meno che non si vinca un concorso. Ma il mondo della musica, come qualsiasi altro, è molto sporco.

Al Conservatorio vige un sistema educativo molto rigido. Un rigore che risulta a volte eccessivo, i musicisti non riescono a pensare in maniera sufficientemente libera, ciononostante, i pianisti russi, che sono considerati i migliori del mondo, vantano un grado di preparazione tecnica incredibile. Agli italiani, al contrario, viene data fin troppa libertà. Ritengo che il sistema italiano e quello russo potrebbero imparare l’uno dall’altro e il risultato sarebbe un mix perfetto.

È il quarto anno che sono a Mosca. Quando sono arrivato, mi sono subito messo a studiare la lingua russa. Nell’apprendimento mi ha aiutato molto di più frequentare i teatri, i cinema o parlare con gli amici, che andare a lezione.

Vivo nella Casa dello studente e non mi lamento più di tanto. Anche se all’inizio la camera mi sembrava così piccola. La cosa peggiore è che fuori dalla finestra dell’aula prove ci sono sempre dei topi che fanno su e giù. Un giorno, un pianista giapponese ha voluto aprire la finestra e un topo è entrato nella stanza e lo ha morso a un piede. Ha dovuto prendere medicine per un anno. Nella casa dello studente ci sono, naturalmente, dei problemi. Ma allo stesso tempo, ci sono un sacco di brave persone che vi lavorano e fanno di tutto per cercare di aiutarci e di risolvere le questioni amministrative.

In Russia, mi sono ammalato diverse volte, e non solo a causa del clima freddo. Proprio l’anno scorso, ad esempio, c’è stata una vera e propria epidemia di rosolia nella Casa dello studente. Il virus si è diffuso rapidamente. Nella struttura vivono così tante persone, e tutte condividono gli stessi spazi e provano nelle stesse aule.

Il Conservatorio ha due presidenze: una per gli studenti russi e un’altra per quelli stranieri. La seconda, all’inizio, mi lasciò parecchio perplesso perché non c’era nessuno che parlasse inglese. Durante il primo anno ho avuto diversi problemi con loro, perché non volevano riconoscere il mio diploma. Ma ora tutte le incomprensioni iniziali non sono che un pallido ricordo. A proposito, nella presidenza russa, da quanto ho sentito, le persone sono più disponibili.

Ci sono un sacco di cose che mi piacciono. Ad esempio, le aule del Conservatorio dove studio. Sulle pareti di ognuna ci sono le fotografie dei personaggi famosi che hanno studiato o insegnato in quella precisa stanza. Nella mia aula hanno insegnato Eliso Virsaladze e il famoso Heinrich Neuhaus, che formò pianisti come Richter e Gilels. Quando vedo queste foto di Neuhaus, mi rendo conto di trovarmi nella migliore aula del mondo.

Ciò che mi piace, poi, è che se vuoi organizzare, per conto tuo, un piccolo concerto, lo puoi allestire in poco tempo: in un museo, in una piccola sala da concerto, in una scuola. È fantastico perché fai esperienza extra. L’unico inconveniente è che in Russia nessuno ti paga per farlo, perché si tratta di un semplice concerto studentesco. In Italia, il mio nome era già conosciuto e quindi riuscivo a guadagnare circa 700 euro a concerto.

Mosca è una città molto costosa, non capisco come la gente possa viverci in modo permanente. Dicono che la città in cui sono nato, Milano, sia troppo costosa, ma non è vero. Qui è tutto molto più caro. A Milano, con 10 euro puoi mangiare in un ristorante, qui, invece, con la stessa somma puoi al massimo pranzare al fast-food russo “Mu-Mu”.

Di Mosca mi piacciono molto gli antichi monasteri. Penso che la Russia ortodossa sia la cosa più bella di questo Paese. E poi amo la vita culturale russa: i teatri, le produzioni. Qui è possibile incontrare così tante persone colte e ben istruite.

Un’abitudine strana che ho notato in Russia è che la gente non ama molto salutare. Mi è capitato spesso, in questi anni, di salutare persone che conosco, ma che hanno iniziato realmente a rispondermi solo un anno fa. In Europa, il semplice fatto di studiare nella stessa università è sufficiente per iniziare a salutarsi. È anche vero però che in Russia ho trovato molti veri amici.

La gente mi chiede se vado spesso a mangiare nei ristoranti italiani a Mosca. Ma quali ristoranti italiani? “Il Patio”, ad esempio, appartiene a “Rostiks” e, al di fuori dei confini dell’Italia, è difficile trovare dei piatti che possano reggere il confronto con l’autentica cucina italiana. A Mosca, ci sono sì dei posti dove il cibo italiano è delizioso, ma sono terribilmente cari. Come si può pagare così tanto per una pizza?".

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