Le 5 più gravi emergenze scoppiate all'interno dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Mosca

Storia
NIKOLAJ SHEVCHENKO
Incendi, risse, sparatorie. I dipendenti dell'ambasciata americana non hanno sempre avuto vita facile...

1 / L’incendio devastante, 1977

L’ambasciata degli Stati Uniti fu avvolta dalle fiamme il 27 agosto 1977. L'incendio divampò all'ottavo piano e si propagò rapidamente in tutto l'edificio. 

“Erano da poco passate le dieci e mezza di venerdì sera. Mi stavo rilassando nel mio appartamento a Spaso House [la residenza dell'ambasciatore] quando squillò il telefono: la maggior parte dell'ottavo piano dell'Ambasciata era in fiamme. La sezione economica, sul lato nord dell'ala centrale, era stata quasi completamente inghiottita. Vidi come l'incendio si stava rapidamente propagando verso la sezione Stampa e Cultura in fondo al corridoio, sul lato sud dell'edificio. I Marines stavano cercando di spegnere le fiamme, ma la situazione stava rapidamente sfuggendo di mano”, ha ricordato un ex dipendente dell'ambasciata, Jim Schumaker.

In breve tempo, sul posto arrivarono anche i vigili del fuoco sovietici. Nel bel mezzo della guerra fredda, però, gli americani temevano che alcuni dei vigili del fuoco potessero essere ufficiali del KGB sotto mentite spoglie, e quindi dovettero correre il rischio di custodire la documentazione segreta all'interno dell'ambasciata in fiamme. Le autorità sovietiche respinsero ferocemente le accuse.

Fortunatamente, l’incendio non fece vittime.

2 / La crisi degli ostaggi, 1979

Il 28 marzo 1979, il secondo segretario dell'ambasciata americana a Mosca fece entrare uno straniero nel complesso diplomatico. Appena varcata la soglia e superati i controlli delle guardie sovietiche, l’uomo tirò fuori una cintura esplosiva, urlando che avrebbe fatto saltare in aria l’ambasciata a meno che non gli fosse permesso di lasciare l'URSS e di iscriversi a una scuola di specializzazione negli Stati Uniti.

Seguirono ore di difficili trattative, con i negoziatori sovietici che cercavano di convincere l'uomo a rinunciare al suo piano e ad arrendersi. Incapaci di ragionare con questa persona, le autorità mandarono sul posto una squadra di operazioni speciali chiamata “Alfa” per fare irruzione nel complesso e neutralizzare l'uomo.

Il raid portò a una parziale detonazione dell'ordigno esplosivo, che uccise l’uomo. I membri delle forze sovietiche speciali “Alfa” furono messi in mostra come eroi, ma duramente criticati dietro le porte chiuse del KGB.

3 / L’attacco con un lanciagranate, 1999

A mezzogiorno del 28 marzo 1999, la polizia ricevette una comunicazione relativa alla presenza di un SUV Opel dirottato a Mosca. Ben presto, l'auto che la polizia stava cercando fu avvistata vicino all'ambasciata americana.

Si fermò bruscamente, nonostante il traffico, e apparve un uomo con un lanciagranate. Mirò verso il centro dell'edificio e premette il grilletto, ma l'arma fece cilecca. La polizia russa, che vide il tentato attacco all'ambasciata, fece fuoco. L’uomo sparò alcuni colpi verso l’ambasciata e fece cadere il lanciagranate; quindi scappò via. L'attacco coincise con il bombardamento NATO sulla Jugoslavia nel 1999.

La città fu blindata e la polizia scoprì l'auto abbandonata. Ma ci volle un anno prima che si riuscisse ad arrestare un sospetto: uno scultore di 42 anni di nome Aleksandr Suslikov, ritenuto sano di mente. Ricevette una condanna a 6 anni e mezzo di carcere. 

Non era la prima volta che l'ambasciata americana a Mosca veniva attaccata con un lanciagranate. Quattro anni prima, nel 1995, una persona non identificata lanciò una granata verso l'edificio, che risultò poi solo lievemente danneggiato. Per fortuna, in entrambi i casi nessuno rimase ucciso. 

4 / La sparatoria, 2000

L'11 gennaio 2000, un militare russo ubriaco scavalcò il recinto ed entrò nel complesso dell'ambasciata americana a Mosca. Si chiuse immediatamente in un'auto parcheggiata nel cortile, accese il motore (le chiavi erano state lasciate dentro) e iniziò a guidare all'interno delle mura dell'ambasciata.

I Marines armati degli Stati Uniti aprirono il fuoco e “fermarono [l'intruso] con la forza”. Il ventenne Evgenij Ivanov rimase ferito e fu trasportato in ospedale. In seguito fu accusato di tentato furto.

5 / Rissa fra un diplomatico statunitense (o agente della CIA?) e la polizia russa, 2016

Il 6 giugno 2016 scoppiò uno scandalo diplomatico tra Mosca e Washington: le due capitali si scambiarono accuse per un incidente avvenuto proprio davanti alla porta d'ingresso dell'ambasciata americana a Mosca.

Di notte, un agente di polizia russa che sorvegliava l'ingresso dell'edificio si scontrò con un uomo non identificato che cercava di superarlo e di entrare nell'ambasciata.

Washington disse che l'uomo in questione era un diplomatico americano che era stato fermato illegalmente dalla polizia russa; Mosca sostenne invece che il poliziotto avesse agito nell'interesse dell'ambasciata, poiché stava cercando di impedire a una persona non identificata di entrare nel complesso a tarda notte. Ben presto la stampa identificò l'uomo misterioso come un agente della CIA sotto copertura che era in missione e che non voleva rivelare la sua personalità a un poliziotto russo.