In quali Paesi la Russia è intervenuta con operazioni di mantenimento della pace?

Vladimir Popov/Sputnik
Mosca ha appena inviato un suo contingente nel Nagorno-Karabakh per contribuire alla stabilizzazione della regione dopo il rinfocolarsi del conflitto tra azeri e armeni. Ma, dal 1991 a oggi, è dovuta intervenire più volte, con compiti di peacekeeping, in vari teatri bellici. Ecco dove

Croazia (1992-1995)

La guerra in Croazia, nei primi anni Novanta, è stata la prima esperienza russa di partecipazione a missioni di mantenimento della pace. Il desiderio dei croati di separarsi dalla Jugoslavia provocò una reazione negativa da parte dei serbi residenti sul territorio croato, che annunciarono la creazione di un loro Stato non riconosciuto internazionalmente: la Repubblica Serba di Krajina, con capitale Tenin (in serbo e croato, Knin).

Il contingente di pace delle Nazioni Unite, che comprendeva 900 soldati russi, avrebbe dovuto fornire protezione alla popolazione locale fino a quando non fosse stato raggiunto un accordo tra le parti. Tuttavia, nel 1995, l’esercito e la polizia croati, con la gigantesca “Operazione Tempesta”, occuparono con la forza il territorio dell’autoproclamata repubblica, bruciando circa 20 mila case di serbi e costringendo 250 mila persone a lasciare la terra dove erano nate e cresciute. La situazione che si configurò dopo la pulizia etnica rese inutile la presenza di forze di pace.

Abcasia e Ossezia del Sud (1994-2008)

L’aspirazione all’indipendenza di due regioni autonome della Georgia, l’Abcasia e l’Ossezia del Sud iniziò a manifestarsi alla fine degli anni Ottanta. Dopo il crollo dell’Urss, si trasformò in aperto scontro armato con l’esercito georgiano. Dopo che le parti riuscirono a concordare un cessate il fuoco nel 1992 e nel 1993, le forze russe di mantenimento della pace entrarono nelle zone di conflitto.

Nell’agosto 2008, l’esercito georgiano attaccò la capitale dell’Ossezia del Sud, Tskhinvali, provocando la morte di 15 uomini delle forze di pace, e come conseguenza l’ingresso della 58° armata dell’Esercito russo nella regione e l’inizio della cosiddetta “Guerra dei cinque giorni” (Seconda guerra in Ossezia del Sud) tra Georgia e Russia, a fianco della quale si è schierata anche l’Abcasia.

Come risultato delle ostilità, i territori dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia furono completamente ripuliti dalla presenza di truppe georgiane. Alla fine di agosto i parlamenti delle due repubbliche si rivolsero alla Russia con richieste di riconoscimento della loro indipendenza, che alla fine vennero accolte, per cui i due territori sono oggi Stati indipendenti (seppur a molto limitato riconoscimento internazionale). Nell’ottobre dello stesso anno, le forze di pace russe vennero ritirate da Abcasia e Ossezia del Sud e sostituite da guardie di frontiera e unità regolari dell’esercito russo.

Transnistria (1992-)

Quando la Moldova ottenne l’indipendenza dall’Unione Sovietiva, nel 1991, non tutti i suoi cittadini ne furono felici. Situata nella parte orientale del Paese, la cosiddetta Repubblica Moldava di Pridnestrov, abitata principalmente da russofoni, si oppose fermamente a una rottura politica con l’Urss (Russia). Inoltre, non accolsero con favore il passaggio della lingua moldava all’alfabeto latino, con l’abbandono del cirillico, e non condividevano le ambizioni dei moldavi di un riavvicinamento alla Romania.

Le contraddizioni e le tensioni accumulatesi, infine sfociarono in scontri armati nella primavera e nell’estate del 1992. Grazie all’intervento della Russia, venne raggiunto un cessate il fuoco. Per mantenere la pace nella zona del conflitto armato, sono state create delle forze congiunte di mantenimento della pace, con personale militare russo, moldavo e transnistriano. Ad oggi non è stato possibile risolvere definitivamente il conflitto e concordare lo status internazionale della Repubblica Moldava di Pridnestrov, che è ancora uno Stato socialista (con riforme di mercato) e ha come capitale Tiraspol.

Tagikistan (1994-2000)

La guerra civile che scoppiò in Tagikistan nel 1992 minacciò di trasformarsi in un grossissimo problema per l’intera regione dell’Asia centrale: le forze di opposizione al governo erano infatti sostenute dai radicali islamici del vicino Afghanistan. Loro gruppuscoli armati iniziarono a sfondare regolarmente il confine tagiko-afgano, anch’esso sorvegliato dalle guardie di frontiera russe.

Su richiesta del presidente del Tagikistan, Emomali Rahmon, le Forze collettive di mantenimento della pace sotto gli auspici della Comunità degli Stati indipendenti (con militari russi, kirghisi, uzbeki e kazaki) entrarono nel Paese. Assicurarono la difesa delle strutture strategiche più importanti (aeroporti, centrali idroelettriche, oleodotti, depositi di armi), rafforzarono le difese del confine e, con l’inizio del processo di pace, assicurarono il ritorno di migliaia di profughi in patria.

Bosnia ed Erzegovina (1996-2003)

La Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, come parte della Jugoslavia socialista si era sempre distinta per la sua ricca varietà etnica. Quando iniziò la disintegrazione del Paese, si scoprì ben presto e tragicamente che i serbi, i bosniaci musulmani e i croati che vivevano qui avevano opinioni radicalmente diverse sul loro futuro. Nella Guerra in Bosnia ed Erzegovina (6 aprile 1992-14 dicembre 1995) morirono circa centomila persone, il che rende questo conflitto il più sanguinoso d’Europa dalla Seconda guerra mondiale in poi.

Le forze di pace russe, contando fino a un massimo di 1.500 unità, sono state di stanza in Bosnia ed Erzegovina dal 1996 al 2003. Hanno operato come parte della forza multinazionale di mantenimento della pace, la “Sfor”, e hanno assicurato l’attuazione degli accordi di Dayton del 1995, che hanno posto fine al brutale conflitto. Sebbene laNato fosse al comando della Sfor, le truppe russe erano subordinate al proprio Stato maggiore.

Kosovo (1999-2003)

Alla fine degli anni Novanta, mentre la situazione in Croazia e Bosnia ed Erzegovina stava gradualmente tornando alla normalità, nei Balcani emerse un nuovo focolaio di tensione. In Kosovo e Metohija, le forze armate della Repubblica Federale di Jugoslavia iniziarono a scontrarsi con i ribelli albanesi locali che lottavano per l’indipendenza della provincia. Il numero vertiginoso di crimini di guerra da entrambe le parti attirò presto l’attenzione della comunità internazionale.

La Nato sostenne apertamente gli albanesi kosovari, insistendo sul ritiro delle truppe jugoslave dal territorio della provincia. Non ottenendo quanto richiesto, intervenne militarmente, bombardando pesantemente la Jugoslavia, e in seguito inviando in Kosovo la forza internazionale di mantenimento della pace “Kfor”. La Russia, storicamente vicina ai serbi, cercò di prendere comunque parte a un’operazione di mantenimento della pace, in cui gli americani non avevano certo desiderio di lasciarle posto.

Nella notte tra l’11 e il 12 giugno 1999, le unità aviotrasportate russe di stanza in Bosnia marciarono a tappe forzate verso Pristina, capitale del Kosovo, dove occuparono l’aeroporto di Slatina, strategicamente importante, arrivando prima delle truppe britanniche. Quando 500 paracadutisti inglesi, capitanati da James Blunt, poi divenuto famoso come cantautore e musicista, arrivarono, la tensione salì alle stelle. Per fortuna le cose furono poi risolte diplomaticamente. Nonostante il conflitto tra Russia e Nato, i caschi blu russi (circa 3.600 uomini) rimasero in Kosovo fino al 2003 e collaborarono periodicamente con le forze della Kfor.

Sierra Leone (2000-2005)

Per 11 anni, dal 1991 al 2002, in Sierra Leone, Paese dell’Africa occidentale, si è combattuta una sanguinosa guerra civile tra il governo centrale e il Fronte Unito Rivoluzionario, che ha causato la morte di un numero compreso tra 50 e 300 mila civili e si è conclusa con la creazione di un governo di coalizione.

Nella fase finale del conflitto, le truppe di mantenimento della pace delle Nazioni Unite sono state introdotte nel Paese per monitorare l’adempimento delle condizioni del cessate il fuoco tra le parti. Un gruppo di elicotteri d’attacco Mi-24 e un centinaio di uomini del personale tecnico sono stati inviati dalla Russia in Sierra Leone.

Sudan (2005-2012)

Dopo aver ottenuto l’indipendenza nel 1956, il Sudan ha vissuto per mezzo secolo (con una breve pausa) in uno stato di guerra civile tra il nord arabo musulmano e il sud cristiano non arabo. Nel 2005, le parti sono riuscite a sedersi al tavolo dei negoziati e porre fine allo spargimento di sangue, dopo di che una forza di pace delle Nazioni Unite è stata inviata nel Paese.

La Russia era rappresentata in Sudan da ufficiali del Ministero degli affari interni, un gruppo di 4 elicotteri Mi-8 e 120 uomini. Subito dopo il riconoscimento internazionale del Sudan del Sud come stato indipendente, nel 2011, le forze di pace sono state ritirate dalla regione.

Ciad e Repubblica Centrafricana (2008-2010)

Dal 2008 al 2010, un gruppo dell’aviazione russa (4 elicotteri Mi-8) ha partecipato a una missione di peacekeeping in Ciad e nella Repubblica Centrafricana, che, in conseguenza delle azioni dei gruppi armati locali, si sono trovate sull’orlo di un disastro umanitario. Le forze di pace russe hanno svolto i compiti di trasporto di merci e personale delle Nazioni Unite, conducendo evacuazioni, voli di ricerca e soccorso e di osservazione, e hanno anche fornito assistenza ai rifugiati, che sono arrivati a essere oltre mezzo milione nella regione.

Nagorno-Karabakh (2020-)

Uno dei conflitti più violenti e prolungati nello spazio post-sovietico, lo scontro tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh, si è intensificato con rinnovato vigore nel settembre 2020. Dopo sanguinose battaglie, le parti, grazie alla mediazione della Russia, sono riuscite a concordare la cessazione delle ostilità dal 10 novembre.

Secondo l’accordo, lungo la linea di contatto in Nagorno-Karabakh e nel cosiddetto Corridoio di Laçın, verrà dispiegato un contingente russo di peacekeeping di 1.960 militari, equipaggiato con 90 mezzi corazzati da trasporto, attrezzature e mezzi speciali. Il tempo trascorso dalle forze di pace nella regione sarà di cinque anni. Questo periodo verrà automaticamente prorogato se una delle parti non dichiara la propria intenzione di rescindere questi accordi.


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