Ecco come in Europa i volontari cercano di dare un nome ai caduti sovietici

Dmitrij Kostovarov, Aleksandra Kolb, Julia Egger, Remco Reiding

Dmitrij Kostovarov, Aleksandra Kolb, Julia Egger, Remco Reiding

Archivio personale
Sono milioni i soldati nelle fosse comuni e nei cimiteri di guerra sparsi in vari Paesi europei, e ritrovarli è quasi impossibile per gli eredi che volessero mettere un fiore sulla loro tomba. Ma da qualche anno viene svolto un prezioso lavoro di ricerca e di archiviazione

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, milioni di tombe di militari sovietici rimasero sul suolo europeo. Secondo varie stime, sono morti in Europa da 2 a 4 milioni di soldati dell’Armata Rossa, sui 26,6 milioni di vittime sovietiche del conflitto, ma nessuno storico può dirlo con certezza. In molti casi, oltre ai loro nomi (spesso scritti con errori), non si sa quasi nulla, e i parenti non sono mai riusciti a trovare dove fossero sepolti. Ma ci sono dei cittadini europei che aiutano a identificare questi sovietici caduti.

“Mantenere vivo il ricordo”

“Vent’anni fa, non avevo mai sentito parlare di questo posto, anche se sono nato qui. E nessuno dei miei amici ne sapeva nulla”, afferma Remco Reiding, direttore della Fondazione del cimitero di guerra sovietico di Amersfoort, nei Paesi Bassi.

Qui sono sepolti 865 sovietici, tra cui 101 prigionieri (per lo più provenienti dall’Asia centrale) uccisi nel campo di concentramento nazista di Amersfoort. Sempre in Olanda, 691 soldati dell’Armata Rossa sono seppelliti nel cimitero di Margraten (a 200 km di distanza) insieme a 73 prigionieri costretti ai lavoratori forzati.

“Nel 1998, mentre lavoravo al giornale locale, mi è stato detto che esisteva un cimitero di guerra sovietico dimenticato”, dice Reiding. Il giornalista scoprì che non era stato mai identificato neanche un solo soldato e che non erano stati cercati né avvisati i parenti, e iniziò a cercare informazioni su di loro negli archivi olandesi e tedeschi. Due anni dopo, riuscì a trovare informazioni su alcuni soldati e informò i loro parenti. “Ho capito che se avesse funzionato, forse avremmo dovuto farlo per tutti gli 865 soldati. Questo è ciò che mi ha cambiato la vita: da giornalista sono diventato un ‘cercatore’”, afferma.

Nel 2010, ha creato la Fondazione del cimitero di guerra sovietico, e da allora guida una squadra di appassionati di storia che studiano le sorti di quei soldati. Il lavoro principale si svolge negli archivi, perché solo lì è possibile rinvenire nomi e cognomi. “Ad esempio, abbiamo un soldato Andrej Ivanov, e questo è tutto. Potrebbero esserci migliaia di Andrej Ivanov dispersi in azione! Usiamo molte fonti. Una delle più importanti è l’OBD Memorial (un database online russo di prigionieri di guerra e dispersi). Una volta ho identificato un soldato che era noto come Ropojetzki, ma ho scoperto che [i nazisti non erano così bravi con l’ortografia dei nomi russi] il suo vero nome era Khrapovetskij. Non lo avrei mai potuto trovare in un archivio cartaceo”.

L’amministrazione comunale e l’ambasciata russa nei Paesi Bassi sostengono il suo progetto. “Quando ho iniziato tutto, il cimitero era stato dimenticato e a nessuno importava più. Ma ora sono apprezzato dalle autorità”, afferma Reiding. Fino a oggi, la sua squadra ha identificato 220 soldati e trovato più di 200 parenti. “E abbiamo piani abbastanza ambiziosi per mantenere viva la memoria”, afferma.

“Vogliamo ritrovare tutti i nomi”

“Qui non c’è romanticismo, è un lavoro di routine, ma incredibilmente interessante”, afferma Julia Egger, di Vienna. Dieci anni fa si è trasferita qui da Smolensk (nella Russia occidentale; 400 chilometri a ovest di Mosca), dove lavorava come caporedattore della redazione locale del giornale “Komsomolskaja Pravda”, e insieme alla connazionale Aleksandra Kolb, ha fondato il centro di ricercaPamjat (“Memoria”) in Austria. 

Tutto è iniziato con il “Libro della memoria”, “Sowjetische Tote des Zweiten Weltkrieges in Österreich”, pubblicato nel 2010 dallo storico austriaco Peter Sixl (1944-2019). Ingegnere paesaggista di professione, Sixl aveva ricostruito una tomba militare sovietica negli anni Ottanta. Come risultato, ha completato un catalogo con 60.000 nomi e luoghi di sepoltura. “Abbiamo lavorato con lui alla seconda edizione, nel 2015”, afferma Julia. “Ora siamo impegnati nella versione ebook del libro: cinque anni dopo, è stato trovato un numero enorme di nuovi documenti.”

In Austria ci sono almeno 226 sepolture militari (143 delle quali sono fosse comuni) con oltre 80.000 cittadini sovietici: soldati, prigionieri dei campi di concentramento, ostarbeiter (i lavoratori provenienti dai territori occupati dell’Europa centro-orientale costretti ai lavori forzati). “Alcuni sono stati riesumati e riseppelliti due o tre volte, e per molto tempo abbiamo cercato di capire i motivi di questi spostamenti e dove cercare i documenti ora”, dice Julia, osservando che sono sempre i benvenuti negli archivi austriaci.

Hanno trascorso due anni viaggiando per il Paese e disegnando una mappa di tutte le tombe sovietiche conosciute. “Vogliamo pubblicare una foto di ogni tomba in modo che i parenti possano vederla”, spiega Julia.

Ricevono tali richieste ogni giorno, ma alcune persone devono aspettare la risposta per anni, perché non è così facile trovare e confrontare il nome e il luogo di sepoltura effettivo. “Durante la riscrittura dei documenti negli archivi, Sokolov può trasformarsi in Solovjov; Grigorjevich in Georgievich, Aleksandrovich in Alekseevich e così via. Ma nonostante ciò, vogliamo ritrovare tutti. È difficile definire il luogo di sepoltura originale: i nomi venivano scritti in trascrizione e non c’erano suddivisioni tra le sepolture, e inoltre, la persona può essere diventata anonima nei pochi documenti disponibili su una risepoltura in una seconda sede”, afferma.

E gli austriaci di volta in volta trovano nuovi siti di sepoltura: in una foresta, in alcuni villaggi, nei cimiteri. Perfino al cimitero centrale di Vienna, nel 1980, furono scoperti 183 cittadini sovietici seppelliti al cancello “X”. Sono stati identificati solo nel 2017 e un obelisco con i loro nomi è stato eretto in quel luogo.

Decenni di abbandono

“In qualsiasi piccolo villaggio è possibile trovare un sito di sepoltura sovietico”, afferma Dmitrij Kostovarov di Dortmund, che si è trasferito qui da Almaty (Kazakistan) nel 2004. In molte città tedesche, dove sono sepolti un numero enorme di soldati sovietici e prigionieri di guerra, ci sono “cercatori” che lavorano da soli, tuttavia, è più facile farlo se rappresenti un’organizzazione pubblica, a quanto dice Dmitrij.

Lui iniziò con la ricerca di suo nonno, morto nel 1942 nella regione di Leningrado. Non è stato possibile trovare informazioni esatte, ma nel corso del lavoro ha incontrato altri “cercatori” e alla fine ha lasciato la professione di caldaista e ha istituito un’organizzazione storica chiamata “Memoriale delle vittime russe della guerra”. Comprende residenti delle ex repubbliche dell’Urss e tedeschi.

“La gente capisce che le cose che sono successe sono state orribili, e non solo durante la guerra, ma anche dopo. I nomi dei morti furono scritti in modo selvaggio, i monumenti furono demoliti, le tombe furono abbandonate. Ci sono persone che comprendono che questo è sbagliato”, afferma Dmitrij. Ora ogni comune ha le sue forme di monumenti e di ortografia dei nomi, ma c’è bisogno di principi uguali per organizzare tali sepolture per tutti, aggiunge.

Una volta voleva organizzare un “subbotnik” [un sabato di lavoro volontario per ripulire e sistemare] in un cimitero, ma fallì: si scoprì che in Germania tali monumenti sono curati da servizi speciali pubblici, e se si cerca di fare qualcosa da soli, è vandalismo. “Ma ci sono alcuni ragazzi che lavorano per restaurare monumenti sovietici di notte, in segreto, come partigiani. Credono che sia loro dovere”, afferma Kostovarov.

Secondo lui, nel solo 2019, il suo team è stato in grado di aiutare nel ritrovamento di 11 persone e accompagnare 8 famiglie nei luoghi di sepoltura dei loro parenti caduti. L’elenco di quelli che trova è pubblicato online.

Oltre a cercare nomi e luoghi di sepoltura, Dmitrij sta lottando per creare un memoriale sul sito di un campo di concentramento a Dortmund: “Ora c’è un centro di intrattenimento, accanto al quale c’è una piccola lapide con un cartello che dice: ‘Qui c’era un lager’. E questo è tutto. Ho chiesto una piccola stanza per l’archivio, ma me l’hanno rifiutata”.


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