Juan Belaieff, il generale russo che difese il Paraguay e divenne l’eroe bianco dei popoli indigeni

Legion Media, dominio pubblico
Ivan Belyaev, meglio conosciuto come Juan Belaieff (1875 - 1957), lasciò la Russia dopo la Rivoluzione del 1917. Si trasferì in America Latina, dove coltivò la sua passione d’infanzia legata allo studio delle popolazioni indigene. Strinse forti rapporti con i Maká, che iniziarono ad adorarlo e a rispettarlo come una divinità

Immaginate che il vostro paese si ritrovi in ginocchio a seguito di una terribile guerra civile. La vostra fazione ha perso. Avete perso tutto e siete costretti a rifugiarvi all’estero. Che cosa fareste?

Questa è la domanda che si posero tutti i soldati e gli ufficiali dell’Armata Bianca controrivoluzionaria negli anni Venti, dopo aver perso la guerra civile russa (1918-1922). Alcuni di loro si trasferirono in Europa o negli Stati Uniti, dove condussero una vita borghese. Altri, meno fortunati, si ritrovarono a lavorare come maggiordomi o tassisti. Altri ancora soccombero all’alcolismo o si suicidarono.

Ma il generale Ivan Timofeevich Belyaev (meglio conosciuto come Juan Belaieff, 1875 - 1957), eroe della Prima guerra mondiale e ufficiale dell’Impero russo di vecchia scuola, ebbe un destino ben più sorprendente e ricco di avventure. Si trasferì in Paraguay, dove cercò di allestire una “seconda casa” per gli emigrati russi, studiando al contempo gli indios d’America e diventando il loro eroe. Ma come ci riuscì?

L’interesse per gli indios d’America 

Ivan Timofeevich Belyaev

“Il mio destino fu segnato da un fatto del tutto minore”, scrisse Belaieff nella sua biografia, “Notes of a Russian Exile” (Appunti di un russo in esilio). “Quando ero bambino, durante una passeggiata a San Pietroburgo insieme a mia zia, vidi un piccolo libro in un mercatino. Portava l’immagine di un indios, si chiamava ‘L’ultimo dei mohicani’ (di James Fenimore Cooper, ndr)”.

Dopo aver letto questo romanzo d’avventura e tante altre storie sui costumi e sulle tradizioni dei nativi americani, il piccolo Ivan (Juan) si appassionò follemente di questo tema: l’interesse per gli indios lo accompagnò per tutto il resto della sua vita. “Ogni notte prego per i miei indios”, diceva durante la sua infanzia. Dovettero passare molti anni, e dovettero susseguirsi molti disastri in Russia, prima che Belaieff potesse conoscere gli indios di persona.  

Nato in una famiglia in cui tutti gli uomini prestavano servizio militare, Juan Belaieff divenne artigliere e servì devotamente la Russia.

Sette anni di guerre

Soldati russi

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, nel 1914, Belaieff vantava il grado di colonnello. Quando si accorse che la Russia aveva dichiarato guerra all’Impero austro-ungarico e alla Germania, la sua reazione fu secca: “Viva la Russia! A morte i nemici!”. E si recò al fronte a combattere. 

“L'artiglieria è la madre di un bambino che si è ammalato - diceva sempre -. Dobbiamo guardare la nostra fanteria da vicino, ascoltarne il polso, essere sempre pronti ad aiutarla”. Amato dai suoi soldati, Belyaev era il classico ufficiale russo del suo tempo, coraggioso e conservatore.

In guerra sopravvisse a vari pericoli. Talvolta per pura casualità. Una volta, una pallottola gli attraversò il petto, senza però ledere né la spina dorsale, né gli organi interni. Belaieff fu trasferito in un ospedale vicino a Pietrogrado (oggi San Pietroburgo), dove conobbe l’imperatrice Aleksandra Fyodorovna, e venne promosso al grado di generale. Dopo la guarigione, tornò in prima linea. 

Belaieff nelle sue memorie ammise che, nonostante il coraggio e gli sforzi dell’Esercito russo, il paese nel 1917 era stremato per la guerra e stava perdendo i suoi “figli migliori”. “L’ultimo dei migliori è affogato in un mare di sangue”, scrisse. Il caos della Rivoluzione, poi, spinse il popolo a combattere guerre intestine. In un primo momento Belaieff si rifiutò di combattere contro i russi. Ma ben presto prevalse la sua visione monarchica. 

La sconfitta e l’esilio

Soldati dell'Armata Bianca

L’Armata Bianca perse la guerra. Negli anni Venti Belaieff, insieme ad altri soldati e ufficiali, salpò dalle coste russe. Si trasferì in Europa insieme alla propria famiglia, ma non vi restò a lungo: decise di cercare una nuova sistemazione in America Latina. 

Negli anni Venti a Parigi circolava un giornale russo, chiamato Paraguay, e pubblicato in Francia… dallo stesso Belaieff! Sulla prima pagina di ogni numero vi era scritto: “L'Europa ha fallito la speranza russa. Il Paraguay è il paese dove costruire un futuro”. E così il generale chiese ai suoi compatrioti di trasferirsi sull’altro lato dell’Oceano, in Paraguay, e di aiutarlo a costruire lì un nuova, piccola Russia. Belaieff vi si era trasferito già nel 1924.

Il Padre Bianco

Indigeni Maká del Paraguay

Il Paraguay, paese povero e scarsamente popolato, non era una meta molto gettonata. Per questo le autorità locali accolsero di buon grado l’ondata di emigranti. Inoltre, da quando perse la guerra del Paraguay del 1864-1870 contro un’alleanza composta da Argentina, Brasile e Uruguay, il paese si indebolì notevolmente. Mancava poi una forza militare. E così l’arrivo di alcuni ufficiali russi apparve una buona occasione per il governo.

Juan Belaieff - come lo chiamavano i paraguaiani - si unì al servizio militare paraguaiano nel 1924 insieme ad altri 12 ufficiali dell'Esercito Bianco, entrando a far parte dello Stato Maggiore. Ma il suo interesse andò ben oltre la sfera militare, e abbracciò anche il campo scientifico.

Fu così che Belaieff guidò 13 spedizioni nel Gran Chaco, una vasta area nella parte occidentale del paese, prevalentemente popolata da indigeni Maká. “Parlavano la loro lingua e difficilmente comunicavano con gli altri paraguaiani”, fa notare lo storico Boris Martynov, autore del libro “Paraguay russo”. Belaieff, da sempre affascinato dagli indios d’America, stabilì fin da subito stretti legami con loro: li aiutò con le provviste e i vestiti, studiò la loro lingua e la loro cultura, e arrivò addirittura al punto di aprire delle scuole e dei teatri.

Paradossalmente, l’ufficiale russo si trasformò in un ponte che univa i Maká e i suoi compatrioti occidentali. Gli indios adoravano Belaieff e lo chiamavano “il padre bianco”.

Una nuova guerra

Membri della popolazione indigena Maká

Anche se adorava il suo rapporto con i Maká, Belaieff aveva in mente grandiosi progetti. “Vorrei trovare un luogo dove preservare tutto ciò che ha creato la santa ed eterna Russia, così come fece Noè con la sua arca durante il diluvio, in attesa di tempi migliori”, disse. 

Grazie al suo operato, in Paraguay vennero fondati diversi insediamenti russi. Ma la migrazione russa verso quel paese non decollò, e i conflitti interni condannarono l'idea di una sorta di "nuova Russia" in America Latina.

Ivan Timofeevich Belyaev

Nonostante la delusione, Belaieff continuò a considerare il Paraguay la sua seconda casa e, insieme ad altri ufficiali russi, lo sostenne nella Guerra del Chaco del 1932-1935, quando la vicina Bolivia attaccò il Paraguay. 

Ferito e infettato dalla malaria, Belaieff avrebbe potuto morire una decina di volte… ma sopravvisse, e la sua fazione, seppur numericamente scarsa, prevalse, grazie anche all’aiuto dei Maká, che gli furono fedeli. 

Non fece mai ritorno in Russia e trascorse in Paraguay il resto della sua lunga vita. Quando morì, i Maká trasportarono il suo corpo nel loro territorio e lo custodirono in un mausoleo, adorando lo spirito del Padre Bianco come fosse una divinità. Un collega russo di Belaieff in Paraguay confessò a un amico: “Probabilmente si dimenticheranno di noi dopo la nostra morte. Ma di sicuro non si dimenticheranno di lui”.

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