Il più grande fiasco nella storia dell’intelligence sovietica

Scherl/Global Look Press, Getty Images
I servizi segreti dell’Urss hanno la fama di essere stati tra i più efficaci del mondo, ma a questo risultato si arrivò soprattutto con la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda. Prima gli errori furono non pochi, anche se nessuno così marchiano come quello fatto in Danimarca nel 1935

Sorprendentemente, il più grande fallimento dell’intelligence sovietica non è collegato ai nazisti, agli americani o agli inglesi, ma alla di solito pacifica e neutrale Danimarca. Il fiasco passò alla storia come la “Riunione dei residenti” (in russo: “Soveshchanie rezidentov”; “rezindent” veniva usato con il significato di “capo della rete spionistica all’estero”, o “sul territorio nemico”).

Negli anni Trenta, la piccola neutrale Danimarca non interessava granché all’intelligence sovietica. Tuttavia, questo Paese scandinavo svolgeva un ruolo significativo come stazione chiave nel trasferimento delle informazioni della rete spionistica dal Terzo Reich all’Urss.

Nessuno poteva immaginare che il servizio di intelligence sovietico avrebbe combinato un grosso guaio proprio lì.

Dilettanti allo sbaraglio

Durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda, l’intelligence sovietica era una struttura potente ed efficace, una delle migliori al mondo. Ma negli anni Venti-Trenta, era un servizio segreto ancora scarsamente organizzato, con agenti dilettanti con scarsa conoscenza delle lingue straniere e nessuna esperienza nel lavoro spionistico.

I fallimenti si susseguivano. Non c’era un solo intero anno in cui un Paese europeo o un altro non arrestava un agente sovietico o espelleva un addetto militare, dichiarandolo persona non grata.

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Anche in Danimarca la non professionalità minava gravemente l’azione degli ufficiali dell’intelligence sovietica. Il capo della rete dell’intelligence illegale sovietica in Danimarca, Aleksandr Ulanovskij, come altri capi nei Paesi europei, ricevette ordini severi da Mosca di non reclutare comunisti locali.

Devoti alla causa rivoluzionaria, erano infatti sotto la sorveglianza permanente della polizia locale. Ulanovskij, tuttavia, ignorò l’ordine, il che presto portò a una catastrofe.

Un fiasco completo

Nel febbraio del 1935, la polizia di Copenaghen iniziò a seguire una pista legata all’assistente di Ulanovskij, l’americano George Mink, che, incoraggiato dal suo capo, usava i comunisti locali per questioni di intelligence.

I poliziotti scoprirono che l’appartamento di Mink veniva usato per riunioni segrete sovietiche. E questo fu il secondo errore di Aleksandr Ulanovskij. Abbandonando tutte le regole dell’attività di spionaggio, fece di un solo posto il centro di tutta la vita dell’intelligence sovietica in Danimarca: era qui che arrivavano tutti i dati segreti dalla Germania, qui che tutti gli ufficiali dell’intelligence si riunivano e venivano reclutati.

Il 20 febbraio, la polizia tese un’imboscata e arrestò Ulanovskij, oltre a tre importanti ufficiali dell’intelligence sovietica e dieci agenti stranieri (due americani, tra cui Mink, e otto cittadini danesi). Ironia della sorte, gli ufficiali sovietici non avrebbero dovuto nemmeno essere lì quel giorno.

Due degli ufficiali sovietici, David Uger e Maks Maksimov, operavano con successo in Germania da anni. Sulla via del ritorno in Urss, si fermarono in Danimarca solo per incontrare un vecchio amico, Ulanovskij appunto. Il leggendario capo dello spionaggio sovietico Artur Artuzov commentò poi così quell’episodio: “Sembra che sia molto difficile sradicare la tradizione di andare in visita agli amici, come è consuetudine in patria”.

Le conseguenze dell’errore

A seguito della “Riunione dei residenti”, l’intera rete di intelligence sovietica in Danimarca saltò. Il servizio segreto dovette trovare nuovi modi per inviare corrispondenza illegale dalla Germania all’Urss.

Quattro ufficiali dell’intelligence sovietica con esperienza (Ulanovskij, Uger, Maksimov e Lvovich) erano ormai bruciati e non poterono più essere utilizzati in incarichi all’estero. “Il punto da sottolineare in questo caso è che i nostri agenti, che avevano lavorato benissimo e con tutte le attenzioni del caso nella Germania nazista, una volta arrivati in un Paese neutrale hanno ignorato le regole più elementari dello spionaggio”, ha scritto Artuzov.

Visto che l’intelligence sovietica non era ostile alla Danimarca, le autorità danesi decisero di non andarci pesante. Dopo diversi mesi di detenzione, le spie arrestate furono espulse e rimandate in Urss.

La leadership sovietica fu oltraggiata dal fallimento. Jānis Bērziņš, creatore e direttore dell’intelligence militare sovietica, fu rimosso dal suo incarico. Kliment Voroshilov, commissario del popolo (ministro) per la Difesa, descrisse l’intelligence sovietica come un cavallo “zoppo in tutte e quattro le zampe”.

Tuttavia, vennero tratte le giuste conclusioni. Il sistema di intelligence venne completamente riorganizzato e per la prima volta nell’Unione Sovietica fu introdotta la formazione professionale per i funzionari dei servizi segreti. Ciò era di vitale importanza, poiché la Seconda guerra mondiale era già alle porte.

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