Perché Gran Bretagna e URSS invasero l’Iran con i nazisti alle porte di Mosca?

Storia
BORIS EGOROV
Le truppe sovietiche e britanniche si ritrovarono faccia a faccia per la prima volta non a Wismar nel maggio del 1945, come molti credono, bensì nel 1941, quando i paesi alleati invasero e si divisero il territorio iraniano

Nella catastrofica estate del 1941, la Wehrmacht occupò la maggior parte della regione baltica, la Bielorussia e metà dell’Ucraina, prese d’assalto Leningrado (oggi San Pietroburgo) e si avvicinò pericolosamente a Mosca. Nonostante la terribile minaccia, i leader sovietici decisero di aprire un nuovo fronte a mille chilometri dall’Europa: contro l’Iran.

L’Iran causò non poche preoccupazioni agli Alleati. Nonostante la sua neutralità, adottò una chiara posizione filotedesca: il Terzo Reich aveva infatti una grossa influenza sulla politica e sull’economia del paese, senza contare che l’intelligence tedesca era molto attiva nel paese. E tutte le richieste avanzate dai britannici e dai sovietici al leader iraniano Reza Shah Pahlavi per far espellere i cittadini tedeschi dal paese vennero respinte.

La situazione si fece in poco tempo inaccettabile, anche perché un’importante rotta del Lend-Lease (in italiano "Legge Affitti e prestiti", un’iniziativa politica con la quale gli Stati Uniti fornirono a Regno Unito, Unione Sovietica, Francia, Cina e altri paesi alleati grandi quantità di materiale di guerra durante la Seconda guerra mondiale, ndr) passava proprio per il territorio iraniano, attraverso il cosiddetto corridoio persiano. Per evitare che l’Iran potesse aiutare (o addirittura unirsi) all’Asse, gli Alleati decisero di prendere sotto il proprio controllo il paese fino alla fine della guerra. Il 25 agosto 1941 le truppe sovietiche e britanniche avviarono nel paese un’invasione congiunta, chiamata Operazione Consenso.

L’URSS individuò quindi un cavillo legale per giustificare l’invasione, senza dichiarare guerra all’Iran: il trattato russo-persiano del 1921, che diceva: “Nel caso in cui una terza parte cerchi di utilizzare il territorio persiano come base per operazioni contro la Russia, la Russia avrà diritto di far avanzare le proprie truppe all’interno del paese allo scopo di realizzare le operazioni militari necessarie per la sua propria difesa”.

L’inattesa invasione sovietica e britannica, il dispiegamento di soldati sulle retroguardie nemiche, e l’assoluta superiorità aerea dell’aviazione alleata, lasciarono ben poche vie di scampo all’Esercito iraniano, nonostante la sua superiorità numerica. I primi giorni gli iraniani cercarono di resistere, ma dovettero arrendersi in massa.

A seguito delle numerose sconfitte, il 29 agosto i leader iraniani ordinarono alle proprie truppe di deporre le armi. Il giorno successivo, le truppe britanniche e sovietiche si riunirono a Sanandaj. Il giorno successivo a Qazvin si strinsero la mano.

Il 15 settembre le truppe alleate entrarono a Teheran, dove sfilarono in una parata militare congiunta. L’intera campagna costò ai sovietici 40 morti, agli inglesi 22; gli iraniani, invece, persero più di 800 soldati, e 200 civili morirono durante i bombardamenti realizzati dagli Alleati contro le città iraniane.

Le truppe sovietiche occuparono la parte nord del paese, mentre i britannici si impossessarono della parte sud e sud occidentale. L’Iran, invece, ottenne un nuovo leader: Reza Shah Pahlavi abdicò a favore di suo figlio Mohammad Reza Pahlavi, che dichiarò successivamente guerra alla Germania. Ciò permise il buon funzionamento del corridoio persiano e, più tardi, l’organizzazione della conferenza dei leader alleati a Teheran nel 1943.

Gli Alleati lasciarono l’Iran sei mesi dopo la fine della guerra. E anche se la Gran Bretagna evacuò le sue truppe per tempo, i sovietici non dimostrarono altrettanta fretta. Stalin creò diversi stati marionetta (la Repubblica popolare dell’Azerbaigian e la Repubblica Curda di Mahabad) nel nord dell’Iran, con l’idea di annetterli posteriormente.

Queste mosse causarono una reazione diplomatica di massa da parte dell’Occidente e delle Nazioni Unite, che costrinsero l’URSS a fare un passo indietro. Ben presto l’Esercito iraniano recuperò il controllo sui territori nel nord del paese.