Quali misure ha adottato l’URSS per combattere l’alcolismo?

Yurij Rybchinskij/MAMM/MDF
Le autorità sovietiche hanno cercato più volte di limitare la produzione e la vendita di alcolici, introducendo un trattamento obbligatorio per gli alcolisti, il più delle volte rivelatosi brutale e inefficace

“La felicità della Russia sta nel bere”. Questa frase sarebbe stata pronunciata dal Principe Vladimir (IX-X secolo): il primo - a quanto pare - a indicare l'alcolismo come un carattere nazionale dei propri conterranei. Secondo la leggenda, la scelta di convertire il paese al Cristianesimo ortodosso e non all’Islam sarebbe stata dettata proprio da quel vizietto del bere, così tanto diffuso anche all’epoca (la legge islamica infatti vieta rigorosamente le bevande alcoliche, ndr).  

Anche i successivi zar si dimostrarono piuttosto inclini al consumo (eccessivo) di alcolici. E l’imperatrice Caterina II arrivò ad ammettere che “è più facile governare della gente ubriaca ”.

1 / Un alloggio per operai dell’Organizzazione di beneficenza della città per la promozione della sobrietà (1909)

Già nel XIX secolo si cercò di promuovere una maggior morigeratezza nel consumo di alcol nell’Impero Russo; ma fu Nicola II a introdurre il primo divieto, all’inizio della Prima guerra mondiale. 

2 / Un soldato francese, russo, americano, serbo e italiano bevono birra (1917)

In epoca sovietica era necessario che i proletari fossero sobri e in forma: per questo le autorità adottarono una politica volta a promuovere la sobrietà. Il divieto di vendita di alcolici fu rimosso negli anni ’20, durante il periodo della NEP (la Nuova Politica Economica, un particolare sistema economico misto che Lenin istituì in Unione Sovietica nel 1921), poiché ci si rese conto che il consumo di alcol generava grossi introiti. 

3 / Abolizione del divieto (1920) 

In seguito l’URSS avviò diverse campagne contro l’alcolismo: nel 1929 vennero vietati i chioschetti di birra per le strade e le riviste iniziarono a diffondere numerosi articoli sui danni causati dall’alcol. 

Ma ben presto le autorità si resero conto dei danni che un simile provvedimento stava causando all’economia e nel 1934 riprese nuovamente la produzione di birra, con la comparsa di nuove marche. 

Nel 1958 il vizio del bere era completamente rinato: l’alcol aveva il potere di eliminare lo stress e di far passare il tempo. Si beveva soprattutto nei giorni festivi. E nel tentativo di ridurre questa piaga, le autorità emanarono un nuovo decreto per limitare la vendita di vodka e liquori. 

Ma chi viveva nei villaggi ovviamente non acquistava le bottiglie nei negozi: preparava i distillati direttamente a casa propria (il cosiddetto “samogon”). Negli anni ’60 fu avviata una campagna contro questi spiriti e la produzione fai da te venne criminalizzata. 

L’alcol tuttavia poteva essere acquistato in qualsiasi momento nei ristoranti... anche se solo i più abbienti potevano permetterselo. 

4 / Metà degli anni ’50

Le più rigide campagne anti-alcol furono avviate negli anni ’70-’80: fu proprio in quel periodo infatti che venne avviato il trattamento obbligatorio per l’alcolismo e vennero fondati terribili istituti, chiamati “centri di riabilitazione dall’alcol”. Luoghi in cui le persone, in verità, non venivano curate, ma semplicemente rinchiuse dentro quattro mura senza alcuna possibilità di avere accesso ad alcol o narcotici. Il trattamento di questi “pazienti” era più simile a quello dei detenuti. 

5 / Un paziente in un ARC (centro di riabilitazione alcolica), 1970

Ma le istituzioni più temibili erano i centri di disintossicazione, attivi dal 1928 al 2000: qui venivano condotte dalla polizia le persone in evidente stato di ebrezza; una volta arrivate nel centro venivano esaminate e, se le loro condizioni si rivelavano gravi, venivano trasferite e rinchiuse in ospedale. 

6 / Trasferimento in un centro di disintossicazione, anni ’70

Quando una persona finiva in un centro di disintossicazione, il suo datore di lavoro veniva automaticamente avvisato: una “accortezza” che poteva costare cara al dipendente. I pazienti poi venivano sottoposti a rigidi “metodi di cura”, come la doccia fredda; e se anche questa tecnica non si rivelava sufficiente, venivano legati al letto. 

7 / Centro di disintossicazione a Cherepovets, 1980 

8 / Centro di disintossicazione a Cherepovets, 1980 

Anche al giorno d’oggi la Russia adotta varie restrizioni contro il consumo di alcol: dal 2009, ad esempio, è vietato fare pubblicità di bevande alcoliche sui giornali e la vendita di alcol è proibita la sera. 

Secondo il Ministero della Salute, tra il 2011 e il 2018 il consumo di alcol si sarebbe dimezzato, passando da 18 litri pro capite all’anno a 9,7. 

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie