Come l’Armata Rossa liberò l’Europa durante la Seconda guerra mondiale: le foto

Storia
BORIS EGOROV
A maggio del 2020 si festeggeranno i 75 anni dalla vittoria sul nazifascismo, ma la Russia ha già iniziato le celebrazioni. Ecco le capitali che furono liberate tra il 1944 e il 1945

Minsk –3 luglio 1944

Lanciata alla fine di giugno del 1944, l’importante offensiva sovietica in Bielorussia, nota come “Operazione Bagration”, inflisse ai tedeschi la più grande sconfitta militare della loro storia. Almeno mezzo milione di soldati nemici furono uccisi dai sovietici, e l’intero Heeresgruppe Mitte fu annientato. Entro il 3 luglio, l’Armata Rossa aveva liberato completamente Minsk. 

Vilnius – 13 luglio 1944 

La capitale della Lituania sovietica era un punto strategicamente importante sulla strada per la Prussia orientale. La città fu circondata dall’Armata Rossa il 9 luglio, e dopo feroci combattimenti strada per strada fu liberata il 13 luglio. Un’assistenza significativa alle truppe sovietiche in avanzamento fu fornita da unità partigiane lituane, che attaccarono la città da sud. 

Kaunas –1 agosto 1944 

Durante l’occupazione, la seconda più grande città lituana, Kaunas (capitale provvisoria della Lituania dal 1920 al 1940), fu trasformata dai tedeschi in una vera e propria fortezza. Nonostante ciò, le truppe sovietiche impiegarono solo diversi giorni per liberare la città. A partire dal 29 luglio, due importanti attacchi dell’Armata Rossa dimezzarono e poi annientarono la guarnigione tedesca. Poi sorse un altro problema: Kaunas pullulava di mine. Fu necessaria una complessa opera di bonifica. Ne furono rimosse oltre 5.500 dalla città e dalla sua periferia.

Chișinău – 24 agosto 1944

La liberazione della Moldavia e della sua capitale Chișinău è considerata una delle operazioni di maggior successo dell’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale, uno dei cosiddetti “dieci colpi di Stalin”. Come risultato dell’operazione, l’Heeresgruppe Südukraine, composto da truppe tedesche e romene, fu completamente annientato e la stessa Romania lasciò l’Asse.

Bucarest – 31 agosto 1944

Le truppe sovietiche sfruttarono il caos delle truppe tedesche allo sbando, causato dalle sconfitte militari in Moldavia e dal colpo di Stato in Romania, e rapidamente entrarono a Bucarest senza trovare alcuna resistenza. Furono anzi accolte festosamente dalla cittadinanza.

Tallinn – 22 settembre 1944 

Nel settembre del 1944, il comando tedesco si rese conto che non poteva più mantenere il controllo del territorio dell’Estonia e ordinò un’evacuazione di massa. Oltre 60.000 uomini furono evacuati da Tallinn, e il grosso delle forze tedesche si ritirò in Curlandia (una regione dell’attuale Lettonia). Il 22 settembre, le truppe sovietiche entrarono in una Tallinn ormai pressoché sguarnita. 

Riga – 15 ottobre 1944 

Con la presa di Riga, le truppe sovietiche volevano tagliare in due le truppe tedesche in ritirata dall’Estonia. Tuttavia, la feroce resistenza delle SS lettoni alla periferia della città ritardò l’assalto sovietico di quasi due settimane e permise ai tedeschi di spostarsi con successo in Curlandia. L’Armata Rossa finalmente liberò la città il 15 ottobre. 

Belgrado – 20 ottobre 1944 

Un’assistenza attiva e determinante nella liberazione della Jugoslavia e di Belgrado venne fornita all’Armata Rossa dai partigiani jugoslavi di Josip Broz Tito e dall’Esercito popolare bulgaro. Una serie di attacchi rapidi ed efficaci cancellò la presenza nazista dal Paese, e complicò significativamente l’evacuazione tedesca dalla Grecia.

Varsavia – 17 gennaio 1945 

La capitale polacca venne liberata dopo tre giorni di scontri. Un improvviso e riuscito attacco da parte delle truppe sovietiche permise loro di attraversare la Vistola e di ottenere un avamposto in città. La 1ª Armata polacca, alleata dei sovietici, guidò l’avanzata al ritmo dell’inno nazionale polacco. Il colpo finale fu sferrato dai carri armati sovietici della 2ª Armata della Guardia, che si fece strada nelle retrovie nemiche, tagliando tutte le vie di ritirata per la guarnigione tedesca.

Budapest –13 febbraio 1945

I tedeschi fecero convergere nella capitale ungherese 13 divisioni di carri armati per la difesa della città. Tale concentrazione di forze era una cosa rara anche per il fronte orientale. Nonostante le truppe tedesche e ungheresi fossero state circondate a Budapest il 29 dicembre, si rifiutarono di arrendersi e continuarono a combattere per più di un mese e mezzo. 

Bratislava – 4 aprile 1945 

La presa di Bratislava aprì  per l’Armata Rossa la strada verso Praga. Il comando tedesco progettò di usare la città come roccaforte a lungo termine. Le truppe sovietiche, tuttavia, evitarono un attacco diretto e, dopo una manovra di aggiramento, attaccarono la città da nord-ovest. Ci vollero due giorni per liberare la capitale slovacca.

Vienna –13 aprile 1945

L’Armata Rossa iniziò il suo assalto a Vienna da est e da sud, cercando contemporaneamente di aggirare la città da ovest. I soldati combatterono casa per casa, visto che ogni edificio era stato trasformato dai tedeschi in posizioni fortificate. Sotto un feroce fuoco nemico, i genieri e gli artificieri sovietici sminarono il principale ponte della città, il Reichsbrücke. I tedeschi resistettero allo stremo e la capitale austriaca fu liberata solo dopo una settimana di combattimenti.

Berlino – 2 maggio 1945

In questa feroce battaglia per il cuore del Terzo Reich, i tedeschi, insieme a soldati francesi, scandinavi e lettoni delle SS, difesero disperatamente ogni metro quadrato, combattendo per ogni strada, piazza e casa. Ci volle più di una settimana alle truppe sovietiche, supportate dall’Esercito popolare polacco, per conquistare la città. Gli scontri al Reichstag continuarono anche dopo il suicidio di Hitler, avvenuto il 30 aprile. Gli ultimi importanti focolai di resistenza a Berlino furono soppressi il 2 maggio, ma scontri isolati avvennero anche il 7 maggio.

Praga – 9 maggio 1945

Anche dopo la caduta di Berlino e la capitolazione del Terzo Reich, Praga continuò a combattere. Le restanti truppe tedesche si concentrarono lì nella speranza di sfondare verso ovest e arrendersi agli americani e non ai sovietici. Il 5 maggio, i residenti di Praga dettero vita a una rivolta, rapidamente supportata dai russi della 1ª divisione di fanteria del cosiddetto Esercito russo di liberazione (la Russkaja osvoboditelnaja armijaguidata da Andrej Vlasov), fino ad allora collaborazionista dei nazisti, che cambiando schieramento speravano di guadagnarsi il perdono. Non fu così. Con l’arrivo delle truppe sovietiche, i collaborazionisti fuggirono verso ovest e il 9 maggio la guarnigione della città si arrese all’Armata rossa.

 

Diciassette capitali dove i soldati russi sono entrati almeno una volta vittoriosamente (c’èanche Roma)