Così l’ultimo imperatore cinese finì nelle mani dell’Armata Rossa

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Quando l’esercito sovietico sconfisse i giapponesi nella Cina nord-orientale, l’Armata Rossa iniziò a prepararsi a sbarcare sulle principali isole giapponesi. Un piano che venne però ben presto abbandonato...

Nell’estate del 1945, gli alleati stavano organizzando il colpo finale per mettere in ginocchio il loro ultimo nemico: l’impero giapponese. Americani e inglesi avevano infatti combattuto per anni le truppe giapponesi nel Pacifico, e l’Urss sembrava pronta per unirsi al conflitto

Durante la Conferenza di Yalta, nel febbraio del 1945, Stalin promise a Churchill e Roosvelt che l’Unione Sovietica avrebbe attaccato il Giappone entro tre mesi dalla vittoria in Europa. E promessa venne mantenuta. L’8 agosto l’Urss dichiarò guerra al Giappone e il giorno successivo le truppe sovietiche varcarono il confine di Manciukuò, uno stato fantoccio creato dall'Impero giapponese nel 1932 assieme agli ufficiali della deposta dinastia Qing, e poi soppresso nel 1945 in seguito alla fine della Seconda guerra mondiale

Ma la parte sovietica superava di gran lunga i giapponesi per numero di uomini e di armi: 1,5 milioni contro quasi 700.000 dell’esercito di Kwantung. Tuttavia, l’operazione non fu semplice e i giapponesi dimostrarono una fiera resistenza

L’offensiva sovietica riuscì a smantellare la linea di difesa giapponese, avanzando profondamente nel territorio della Cina nord-orientale

La Mongolia, alleata dell’Urss, sostenne l’offensiva. All’intervento militare parteciparono infatti 60.000 soldati dell’esercito popolare mongolo

Tra gli episodi salienti della guerra, si ricorda la marcia del Sesto Armamento di carri armati di guardia attraverso il deserto dei Gobi: un vero e proprio test per i cingolati sovietici, che si ritrovarono a marciare in mezzo alla sabbia, con 45 gradi e le truppe esauste

Dopo il deserto, le forze sovietiche si sono ritrovate ad avanzare tra le catene montuose del Khingan: montagne considerate impenetrabili. Tuttavia carri armati sovietici riuscirono a realizzare una traversata che lasciò i giapponesi di stucco

Proprio come gli americani, anche le truppe sovietiche si sono ritrovate ad affrontare gli attacchi suicidi kamikaze dei giapponesi

Dieci giorni dopo l’inizio dell’offensiva, l’esercito di Kwantung è stato completamente distrutto

In una situazione in cui le truppe giapponesi in Manciuria erano in uno stato di totale caos, il comando sovietico decise di effettuare atterraggi aerei nelle principali città nemiche. Tuttavia, alla fine è emerso che non era necessario nessun atterraggio delle truppe aviotrasportate. Gli aerei sovietici sono atterrati semplicemente sulle piste degli aeroporti nemici ormai abbandonati. Da lì, le truppe si sono dirette verso gli edifici strategicamente più importanti per prenderne il controllo

Durante una missione aerea a Mukden (oggi Shenyang), le truppe sovietiche hanno accidentalmente catturato l’ultimo Imperatore cinese e governatore di Manchukuo, Pu Yi. Egli si trovava infatti nello stabile dell’aeroporto in attesa di essere evacuato insieme ad altri membri del suo governo. Nessuno si aspettava di ritrovarsi al cospetto di una figura così importante! Pu Yi fu così preso e spedito nella città siberiana di Chita, vicino al lago Bajkal

Oltre a sconfiggere i giapponesi, l’obiettivo della guerra era riprendersi le isole di Sakhalin e Curili: territori che l’impero russo aveva perso a seguito della guerra russo-giapponese del 1904-1905

La battaglia per l’isola di Shumshu, parte dell’arcipelago delle Curili, fu l’unico caso in cui le perdite sovietiche furono superiori a quelle nemiche, durante la guerra russo-giapponese (416 contro 369)

Dopo le isole Curili, le truppe sovietiche prevedevano di atterrare su una delle isole più importanti del Giappone: l’Hokkaido. La flotta sovietica del Pacifico era pronta per iniziare le operazioni, quando ricevette il seguente ordine: “Categoricamente proibito inviare navi e aerei verso l’isola di Hokkaido”. Non volendo rovinare le relazioni con gli alleati Usa, Stalin decise infatti di abbandonare l’idea di invadere il Giappone

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