Quel soldato tedesco che avvertì i sovietici dell’imminente invasione nazista

Un soldato nazista prigioniero di un sovietico nei pressi di Mozdok, Ossezia del Nord, settembre 1942

Un soldato nazista prigioniero di un sovietico nei pressi di Mozdok, Ossezia del Nord, settembre 1942

TASS
Prima dell’inizio dell’operazione Barbarossa, Alfred Liskow comunicò ai sovietici l’imminente attacco. Ma i suoi conflitti con la leadership sovietica gli costarono la vita...

Il 21 giugno del 1941 alle 9 di sera, il soldato tedesco Alfred Liskow attraversò il fiume Bug, sul confine naturale tra l’Unione Sovietica e il Terzo Reich. Liskow aveva da poco informato le guardie di frontiera che il giorno successivo, il 22 giugno, alle 4 del mattino, i soldati tedeschi avrebbero attaccato il territorio sovietico. Egli però ancora non sapeva che questa situazione gli sarebbe costata la vita.

Perché lo fece?

Poco tempo dopo si scoprì che, disertando l’Unione Sovietica, Liskow lasciava una moglie, un figlio, un padre e una madre.

Il soldato tedesco Alfred Liskow

Liskow giustificò il suo atto dicendo che questo era un suo dovere di comunista devoto, e che si trattava di una sua iniziativa personale. In precedenza era stato membro della Alleanza dei Combattenti dell’Armata Rossa, un’organizzazione semi-legale tedesco-comunista. Ma anche all’interno di questa organizzazione così radicale egli era considerato un estremista.

“Vengo da una famiglia di operai di Kolberg - aveva spiegato -. I miei genitori ed io odiamo Hitler e il suo regime. Per noi l’Unione Sovietica è un paese amico. E non vogliamo combattere contro il popolo sovietico. In Germania ci sono molte famiglie sovietiche. Non voglio una guerra contro di loro”.

Un soldato della propaganda

Lo scoppio della guerra confermò che Alfred Liskow aveva ragione. La sua ulteriore attività era legata alla propaganda sovietica. Insieme agli antifascisti, si ritrovò ad agitare il popolo, raccontando alla gente che i soldati tedeschi non avevano “appetito” per la guerra.

Il soldato tedesco Alfred Liskow

La macchina di propaganda sovietica ha usato attivamente l’immagine di Liskow: la sua foto veniva pubblicata sui giornali e su vario materiale di propaganda accompagnata da frasi come: “Questo soldato tedesco, che non voleva combattere contro il popolo sovietico, ci ha disertato”.

Fino a quando non vennero a conoscenza di questo materiale di propaganda, i tedeschi supposero che Liskow fosse morto il 22 giugno. Ma quando la verità venne a galla, la famiglia Liskow fu convocata dalla Gestapo per un interrogatorio e Liskow fu condannato a morte per tradimento.

Quel conflitto fatale con il Comintern

Non si conoscono molti dettagli sull’ultimo periodo di vita di Alfred Liskow. Dopo il suo ingresso nel Comintern, Liskow entrò in conflitto con i suoi leader, Palmiro Togliatti, Dmitry Manuilsky e Georgij Dimitrov, da lui accusati di tradire i veri ideali del comunismo di “lavorare al servizio dei nazisti”.

Il Comitato esecutivo del Partito comunista nel 1935. Seduti, da sinitra: Otto Wille Kuusinen, Klement Gottwald, Wilhelm Pieck, Dmitrj Manuilsky; in piedi, da sinistra: Georgj Dimitrov, Palmiro Togliatti, Wilhelm Florin, Wang Ming

Il conflitto con il Comintern, però, non terminò bene per Liskow. Il 22 gennaio 1942 venne arrestato dall’NKVD. Durante la prigionia, Liskow diede chiari segni di malattia mentale. Non si sa se ciò fosse inventato o meno. A luglio, venne rilasciato e inviato in Siberia, dove si perse ogni sua traccia. Si ritiene che Liskow sia morto in circostanze non del tutto chiare vicino a Novosibirsk nel 1943. Solo una cosa è certa: Liskow sopravvisse al Comintern (che venne sciolto solo nel 1943), che egli disprezzava totalmente.

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