Katjusha: cinque fatti sull’arma più temibile della Seconda Guerra Mondiale

Storia
ALEKSEJ TIMOFEJCHEV
“Ci sono stati molti casi di persone che hanno perso la testa per il lanciarazzi sovietico”, disse un caporale tedesco catturato, secondo una testimonianza scritta durante la controffensiva dell’Armata Rossa nel 1941

1. Top secret

La nuova arma venne presentata ai più alti ufficiali sovietici poco prima che iniziasse la guerra. All’inizio, lo strumento – che consisteva di pochi proiettili montati su un semplice autocarro – non li impressionò più di tanto. Ma quando sparò un colpo tutti rimasero stupiti. Il primo a riprendersi fu il ministro della Difesa Semjon Timoshenko che, con rabbia, rimproverò il suo vice: “Perché non mi avete segnalato che eravamo in possesso di un’arma di questo tipo?”. La decisione finale di lanciare la produzione del Katjusha venne presa il 21 giugno 1941, il giorno prima che le truppe tedesche attraversassero il confine sovietico. Poche ore prima della guerra, Stalin aveva dato il via libera alla sua produzione di massa.

La nuova arma era uno progetto top-secret. Ogni Katjusha era munita di un dispositivo in grado di farla esplodere, in modo che potesse essere distrutta nel caso in cui i tedeschi fossero riusciti a impossessarsene. I reggimenti di Katjusha erano chiamati “Guardie dei mortai” per essere sicuri che non fosse chiaro che possedevano il lanciarazzi.

2 “Armi sconosciute”

Il nome ufficiale dell’arma era BM-13. BM stava per “macchina da combattimento” e 13 si riferiva al calibro dei razzi. La prima unità sperimentale consisteva di sette BM-13 ed era sotto il comando del capitano Ivan Flerov. Fu usata in combattimento la prima volta nella città bielorussa di Orsha (a 510 chilometri a ovest di Mosca) il 14 luglio. Orsha era un luogo cruciale per i trasporti ed era già stato preso dalla Wehrmacht. In quella zona erano concentrati tantissimi soldati e munizioni.

Nel suo primo utilizzo, il lanciarazzi Katjusha superò tutte le aspettative dei leader militari sovietici: Orsha venne devastata. I lanciarazzi bombardarono l’area e si spostarono subito dopo. Il comandante dello stato maggiore della Wehrmacht , Franz Halder, scrisse così nel suo diario, a proposito di quanto avvenuto: “I russi hanno utilizzato un’arma finora sconosciuta. Una tempesta di granate ha incendiato la stazione dei treni di Orsha, ha ucciso i soldati e distrutto il materiale militare. Il metallo si stava sciogliendo e la terra bruciava”.

3. Fast and furious
Lo choc e gli effetti devastanti sul nemico erano dovuti, in via principale, alla capacità della batteria dei Katjusha di provocare diversi scoppi in pochi secondi e sopra un’area molto estesa. La potenza di fuoco di una salva di questo tipo era paragonabile a quella di 70 cannoni di artiglieria pesante combinati. Tuttavia, a differenza dell’artiglieria tradizionale, i BM-13 erano mobili e potevano spostarsi in fretta tra le varie posizioni di tiro. Ciò li rese difficili da rintracciare. I razzi dei Katjusha erano stati progettati per lasciare una traccia piccolissima, e per questo non era possibile identificare la località della batteria e contrattaccare. Dal 1942 furono montati su alcuni automezzi Studebaker, di fabbricazione americana, che i sovietici avevano ricevuto come parte di un programma di prestito di risorse. Potenti e veloci, erano perfetti per i Katjusha.

Dopo che queste armi dimostrarono sul campo la loro efficacia, vennero formate tante nuove unità di lanciarazzi e inviate al fronte. Il Katjusha divenne un’arma sovietica molto diffusa, tanto da diventare, almeno per i russi, un simbolo della Seconda Guerra Mondiale.
La batteria del capitano Flerov combatté fino all’inizio di ottobre, in un tentativo di resistere alla marcia di Wehrmacht verso Mosca. Poi la sua unità venne circondata nella città di Vjazma (300 chilometri a ovest di Mosca): i soldati spararono tutti i loro missili e fecero saltare in aria i macchinari. I tedeschi non riuscirono a impadronirsi né del materiale né dei soldati, visto che i russi combatterono fino a quando anche l’ultimo di loro non fu morto. Il capitano Flerov ricevette un’onorificenza postuma.

4. I tedeschi non riuscirono a copiare l’arma
I tedeschi bramavano di conoscere i segreti di questa nuova arma russa ma, per un bel po’, non riuscirono a metterci le mani. A quanto pare, era così importante saperne di più che il celebre commando nazista di Otto Skorzeny ricevette l’incarico di scoprire qualcosa. Ma quando finalmente riuscirono a impadronirsi di un lanciarazzi Katjusha capirono che non sarebbero riusciti a copiarli. Pare che la cosa per loro impossibile da sviluppare fosse la speciale polvere impiegata nei missili sovietici. Non lasciava tracce e garantiva al missile un volo stabile e lungo.

I tedeschi, però, avevano la loro versione di lanciarazzi, il Nebelwerfer, un mortaio a sei canne. Tuttavia, non poteva lanciare lo stesso numero di missili di un Katjusha (che ne aveva, di solito, 16), non era mobile, aveva un raggio più corto e dopo il lancio appariva una lunga striscia in cielo che rivelava la sua posizione.

Ma perché vennero chiamati Katjusha? Be’, Katjusha era una canzone molto popolare a quei tempi. Era il nome di una ragazza (forma vezzeggiativa di Ekaterina) che sentiva la mancanza del fidanzato, mandato nell’esercito a controllare i confini. Un’altra versione vuole che derivi dalla lettera “K”, messa sul telaio della macchina perché era prodotta dalla fabbrica del Komintern a Voronezh. Secondo una terza leggenda, invece, Katjusha era il nome della fidanzata di un soldato russo che si occupava della manutenzione dell’arma.

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