La Russia è ancora un paese comunista?

Natalya Nosova
Nonostante il leggendario passato, il partito comunista e i movimenti di sinistra oggi non determinano più la politica del paese

Il comunismo come ideologia di Stato in Russia è morto da tempo. Su questo non c’è alcun dubbio. “Nessuna ideologia può essere stabilita come statale o obbligatoria”, recita l’articolo 13 della Costituzione russa, entrata in vigore nel 1993. È questa la grande differenza rispetto alle precedenti costituzioni sovietiche, che sottolineavano come il Partito comunista (PCUS) fosse “la forza guida della società sovietica e il nucleo del suo sistema politico”.
Alla fine del 1991, con il crollo dell’Urss, il Partito comunista dell’Unione Sovietica ha cessato di esistere. Il primo Presidente russo Boris Eltsin, ex membro del PCUS, ha messo al bando il partito che all’epoca contava 18 milioni di iscritti. E se ciò ha messo la parola “fine” alla Russia come Stato comunista, la cui storia è iniziata nel 1917, non ha segnato la fine del comunismo nel paese.
Il comunismo oggi
“La strada verso lo sviluppo dell’umanità porta al comunismo. I suoi motti e la sua morale si possono trovare nei discorsi di Gesù Cristo”, ha detto Gennady Zyuganov, storico leader del Partito Comunista Russo (CPRF), istituito subito dopo la scomparsa del precedente partito, sciolto nel 1991.
Zyuganov e il suo partito sono oggi i principali difensori del comunismo in Russia. E dal 2003 ad oggi, durante tutte le elezioni, hanno sempre lanciato un guanto di sfida al principale partito del paese, Russia Unita. Ma sono sempre arrivati solo secondi.
Oggi i comunisti non sono in grado di far crescere il consenso: nelle elezioni parlamentari del 2016 il partito ha ottenuto solo il 13% dei voti (rispetto al 19% del 2011) e nel 2018 solo l’11% dell’elettorato ha votato per Pavel Grudinin, il candidato del partito comunista.
Il passato non si cancella
La Russia non sembra volersi liberare del tutto del suo passato comunista: in tutto il paese si contano 5.400 statue di Vladimir Lenin. Ma gli esperti politici sono convinti che, per quanto i russi siano nostalgici, è del tutto improbabile che prevalgano le idee comuniste.
“I leader attuali non vogliono una nuova rivoluzione”, ha scritto Dmitry Drize, osservatore politico di Kommersant, il quale ha aggiunto che le statue di Lenin e il mausoleo in Piazza Rossa non fanno altro che rabbonire i nostalgici dell’era sovietica.
La nostalgia del passato
Una barzelletta di epoca sovietica recita: “Quando facevo parte del gruppo dei pionieri (l’equivalente sovietico dei boy scout, ndr), mi dicevano che il futuro sarebbe stato radioso. Oggi invece dicono che la vita era grandiosa quando ero un giovane pioniere”.
Secondo l’analista Sergey Balmasov: “Amiamo ripetere vecchi miti su come si vivesse bene all’epoca dello zar, poi con il comunismo... in futuro si dirà la stessa cosa di Putin. È il nostro tradizionale mito del ‘paradiso perduto’”.
Questa nostalgia sovietica però non è condivisa da tutti. E potremmo affermare con certezza che la Russia non tornerà mai indietro nel periodo comunista. Lo storico della cultura sovietica Ilya Venyavkin ha detto: “Nella cultura sovietica il futuro (comunista) esisteva ‘proprio qui, proprio adesso’, insieme però a carenze di beni di consumo, repressioni e crisi degli alloggi”.
Il sogno sovietico non si è mai realizzato, ricorda Venyavkin. “Il progetto comunista ha perso la propria rivalità economica con gli stati occidentali”. Ha prevalso una grande delusione e il comunismo è stato relegato nella storia.


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